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Israele pratica la guerra totale in Libano. Beaufort un simbolo da cancellare

Nella guerra totale scatenata contro il Libano truppe israeliane hanno distrutto e conquistato il castello di Beaufort, e la cresta strategica che lo circonda nel sud del paese. E’ un aspetto dell’invasione israeliana del Libano dal forte sapore simbolico.

La conquista di un castello medievale dei crociati da un lato vuole marcare l’impronta israeliana nel paese ben oltre la zona di demarcazione nota come la “Linea Gialla” stabilita in aprile dopo il cessate il fuoco. Dall’altra ha inteso distruggere l’icona di una sconfitta israeliana nell’invasione israeliana del 1982 nel quadro dell’’operazione “Pace in Galilea”. In quel castello e su quella cresta, i combattenti palestinesi diedero tanto, tantissimo filo da torcere alle truppe israeliane da diventare un simbolo.

Il Castello di Beaufort, conosciuto in arabo come Qalaat al-Shaqif, è un punto strategico che domina vaste parti del sud del Libano e del nord di Israele. Si trova a circa 5 km dalla principale città del Libano meridionale di Nabatieh.

Le truppe israeliane avevano già conquistato a caro prezzo il castello nel 1982 e lo avevano mantenuto fino al loro ritiro dal Libano nel 2000.

Quel simbolo andava cancellato con una modalità che ricorda molto l’esperienza distruttiva della abbazia di Monte Cassino nella Seconda Guerra Mondiale. Anche in questa occasione a Beaufort ci sono stati giorni di intensi combattimenti e attacchi aerei israeliani contro i combattenti di Hezbollah nell’area.

Il ministro della Difesa israeliano Katz ha annunciato che le truppe israeliane sarebbero rimaste nel castello come parte della “zona di sicurezza” israeliana in Libano.

Domenica pomeriggio, l’esercito israeliano ha effettuato i suoi attacchi aerei più intensi sull’antica città costiera di Sour, nota anche come Tiro e che ha quasi duecentomila abitanti.

I bombardamenti ha distrutto diversi edifici nel centro città, causando numerose vittime, secondo i media locali. Le riprese hanno mostrato distruzioni diffuse mentre squadre di soccorso e emergenza si precipitavano nell’area. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato domenica di aver ordinato alle truppe di avanzare ulteriormente in Libano.

L’esercito israeliano ha emesso un nuovo ordine di espulsione di massa degli abitanti in tutte le aree a sud del fiume Zahrani ma a nord del fiume Litani, estendendosi per circa 40 km dal confine. In pratica si sta operando una pulizia etnica degli abitanti libanesi riducendo le aree conquistate a terre di nessuno sotto controllo israeliano.

In queste ore almeno 16 persone sono state uccise e 34 ferite negli attacchi israeliani, portando il bilancio delle vittime in Libano a 3.371 e quello dei feriti a 10.129 dall’inizio della guerra il 2 marzo, secondo il ministero della salute libanese. In una dichiarazione, il ministero ha dichiarato che l’attacco alla città di Deir Zahrani, nel distretto di Nabatieh, ha lasciato altri 19 feriti, tra cui cinque bambini e sei donne.

Il canale israeliano 14 ha riferito che Netanyahu e Katz “sono inclini ad approvare grandi attacchi in tutto il Libano, inclusi gli avvisi di evacuazione che riguardano centinaia di migliaia di libanesi”.

E’ ormai evidente come Israele stia giocando pesantemente la carta della guerra in Libano per condizionare i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Tel Aviv ha bisogno della guerra come l’aria e teme una tregua – o peggio ancora la pace – come un ostacolo da rimuovere a tutti i costi nella sua strategia di espansione regionale.

Hezbollah ha lanciato molteplici attacchi contro il nord di Israele durante il fine settimana e si è scontrato con soldati israeliani che occupavano il sud del Libano. Il movimento di resistenza libanese ha dichiarato che sta affrontando le forze israeliane ai margini delle città di Zawtar al-Sharqiyah, Yohmor al-Shaqif e Dibbine, aggiungendo che le truppe “non erano ancora riuscite a prendere il controllo delle città”.

Allo stesso tempo, secondo il Comando del Fronte Interno israeliano, sono suonate sirene d’allarme nelle città settentrionali di Karmiel e Safad. Domenica risulta che un soldato israeliano è stato ucciso il giorno precedente da un attacco con droni esplosivi di Hezbollah, portando a 25 il numero di soldati israeliani uccisi in Libano dall’inizio di marzo. Secondo un report dell’emittente pubblica israeliana Kan, le capacità dei droni di Hezbollah stanno limitando l’80 percento degli attacchi israeliani nel sud del Libano.

L’imbroglio dei negoziati a Washington

Mentre le truppe israeliane continuano le operazioni militari, le delegazioni di Libano e Israele hanno proseguito i colloqui a Washington nei negoziati mediati dagli Stati Uniti previsti anche per questa settimana ma di cui è evidente la totale inutilità di fronte alle operazioni sul campo.

Sul reale significato dei negoziati è illuminante quanto afferma oggi sulle pagine de Il Fatto lo storico israeliano Lee Mordechai: “Viene proclamato il cessate il fuoco, ma è una tregua in cui una parte è tenuta a fermare le ostilità e l’altra no. Nei media questo raramente viene presentato come una violazione. Le parole stanno perdendo il loro significato”.

Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato che l’esito delle trattative “non è garantito”, ma le ha definite “la strada meno costosa per il nostro paese e il nostro popolo”. Funzionari statunitensi hanno presentato una proposta per la graduale de-escalation delle ostilità in Libano. Secondo la roadmap proposta dagli USA, Hezbollah fermerebbe gli attacchi contro Israele in cambio dell’astensione di un’ulteriore escalation a Beirut.

Secondo quanto riporta The Cradle, circola l’ipotesi della creazione di una “unità speciale” per procedere al disarmo dei combattenti di Hezbollah. Questa sarebbe di fatto una unità militare separata dalla catena di comando ufficiale delle Forze Armate Libanesi (LAF) e legata invece alla sala operativa del “meccanismo” che supervisionerebbe gli accordi di cessate il fuoco nel Sud del Libano. Il pericolo di questa proposta non risiede solo nella missione assegnata a tale forza, ma nella natura stessa del suo comando.

Stando alle fonti raccolte de The Cradle, l’autorità dell’unità sarebbe di fatto legata ai comandi statunitensi, piuttosto che al comando delle Forze Armate Libanese. Ciò equivarrebbe alla creazione di un organismo militare eccezionale, più simile a un esercito nell’esercito che a una normale unità militare libanese.

Israele ha coordinato l’espansione delle sue operazioni militari in Libano con l’amministrazione statunitense, riferisce la tv Canale 15 israeliana, sottolineando il coinvolgimento di Washington mentre Israele approfondisce la sua offensiva sul territorio libanese. Citando fonti informate, l’emittente ha affermato che i funzionari israeliani si sono consultati strettamente con i loro omologhi statunitensi prima di ampliare le operazioni militari nel sud del Libano.

Ma secondo quanto riferito dalla televisione israeliana Canale 13, Israele sta valutando una significativa espansione della sua campagna militare in Libano, inclusa la possibilità di prendere di mira la stessa Beirut.

La Francia ha richiesto una sessione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Libano mentre si intensificano gli attacchi israeliani.

 

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1 Commento


  • Danielle Soleri

    il nobel della pace a chi riuscirà a
    fermere gli israeliani

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