Il vertice NATO ad Ankara appena conclusosi, ha messo nero su bianco soprattutto gli impegni economici, in particolare il finanziamento da 140 miliardi di euro per l’Ucraina nel biennio 2026-2027, di cui 60 a carico del prestito europeo, gli altri 80 da reperire su base bilaterale dai singoli alleati, ma con gli Stati Uniti fuori dalla lista dei contribuenti.
Nella dichiarazione finale del vertice di Ankara è scritto infatti che: “Per il 2026, gli Alleati si impegnano a fornire all’Ucraina 70 miliardi di euro in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento e riaffermano il loro impegno sovrano a mantenere almeno livelli equivalenti nel 2027. A tal fine, accogliamo con favore la decisione dell’Unione europea di fornire finanziamenti pluriennali all’Ucraina attraverso il prestito di sostegno all’Ucraina”.
Secondo il sito specializzato Analisi Difesa “La sostanza dei colloqui, quella che filtra dalle cronache di questi giorni, è quella di una trattativa commerciale tra un fornitore che vuole essere pagato meglio, gli Stati Uniti, e clienti che cercano di limitare il conto, gli europei”.
Gli analisti di Analisi Difesa sottolineano giustamente come sull’Ucraina è proprio il caso di dire che la Nato ha fatto i conti senza l’oste.
“Il meccanismo di finanziamento appena concordato, presuppone implicitamente che nel 2027 esista ancora un fronte ucraino da sostenere nella sua configurazione attuale, e che Kiev possa impiegare quei fondi secondo una pianificazione pluriennale”.
Sul terreno infatti le cose stanno andando decisamente male per l’Ucraina. Lo scorso 3 luglio, il Cremlino ha annunciato la conquista di Kostiantynivka l’ultima grande roccaforte sulla strada che porta a Kramatorsk e Sloviansk, il cuore della cosiddetta “Cintura delle Fortezze” nel Donbass. mentre la stessa sorte appare imminente anche per Krasny Lyman. Ed anche Kramatorsk e Sloviansk, le ultime grandi città del Donetsk ancora sotto controllo ucraino, sono già nel mirino dell’avanzata russa.
I bombardamenti ucraini sugli impianti energetici nel territorio russo, vanno bene per la guerra psicologia e la propaganda sui mass media occidentali, ma tutti gli osservatori più attendibili confermano come sul campo il rapporto di forza stia volgendo a favore della Russia e non il contrario.
L’altro convitato di pietra che il vertice Nato di Ankara non ha affrontato, è la credibilità o meno della agitata minaccia russa all’Europa.
La Germania, la Polonia e i paesi baltici continuano a insistere ossessivamente sulla retorica di una guerra ormai permanente contro la Russia, chiedono quindi più truppe e più deterrenza e non nuovi negoziati. Diversamente l’Amministrazione statunitense, nei suoi documenti strategici più recenti, ha smesso di considerare Mosca un nemico strategico.
La Nato è incapace di dimostrare e dichiarare esplicitamente se la minaccia russa esiste davvero oppure sia diventata essa stessa la giustificazione di un apparato che deve continuare a giustificare alle opinioni pubbliche dei paesi membri il vertiginoso aumento delle spese militari.
E qui assistiamo ad un paradosso che difficilmente potrà reggere ancora nel tempo: la NATO si è convertita in parte attiva e sostanziale del conflitto russo-ucraino, continuando però a presentarsi formalmente come un soggetto non belligerante verso Mosca, cosa che al Cremlino non vedono esattamente nello stesso modo, al contrario.
Nella dichiarazione finale del vertice Nato di Ankara è scritto infine che: “Per contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantica e la persistente minaccia del terrorismo, gli Alleati stanno rispettando l’impegno di difesa assunto all’Aia. Nel 2025, gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato i loro investimenti nei requisiti fondamentali di difesa di oltre 139 miliardi di dollari. I nostri investimenti ci stanno fornendo le capacità di cui abbiamo bisogno, rafforzando al contempo la nostra base industriale e la nostra resilienza. Oggi ad Ankara annunciamo nuovi appalti per oltre 50 miliardi di dollari e ci impegniamo ad ampliare la capacità produttiva collettiva e a collaborare con l’industria per accelerare l’innovazione”.
E qui emerge un altro paradosso. Dopo anni di finanziamenti e assistenza militare occidentale, l’Ucraina è diventato un paese la cui industria militare sta ormai esportando armi e munizioni all’estero, eppure continua contemporaneamente a chiedere agli alleati della Nato di finanziare le proprie forniture militari. Insomma gli aiuti militari all’Ucraina sembrano rispondere più alle esigenze del business che a quelle della guerra sul campo. Ha ragioni da vendere Analisi Difesa quando sottolinea che “produttori di armi europei, americani e ucraini hanno tutti interesse a che il conflitto e il relativo flusso di finanziamenti continuino”.
La guerra in Ucraina va fermata ora e l’invio di aiuti militari va bloccato, le chiacchiere sui valori europei e la minaccia russa sono del tutto strumentali ai profitti dei produttori di armamenti.
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Tiziano Mistrorigo
Sembra che la Germania per la terza volta porti l’Europa al disastro. Quando i magazzini saranni pieni di armi, bisognerà svuotarli natualmente usandoli. Pensare di sconfiggere-distruggere la Russia è pazzia. Se anche un gatto messo all’angolo può essere pericoloso, immaginarsi un orso@