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Siamo in democrazia? Non sembra proprio…

Siamo una democrazia, qui si è liberi di dire la propria opinione e di votare chi ci deve rappresentare”. Il principale mantra dell’Occidente, gridato soprattutto ora che c’è una guerra in cui si usa l’Ucraina come terreno per la partita a scacchi con la Russia, sembra poco credibile proprio dove dovrebbe essere invece pacificamente condivis o.

Nei paesi anglosassoni, e soprattutto in Gran Bretagna (alla faccia di quel trombone di Boris Johnson), risulta infatti assolutamente fuori controllo la credibilità delle istituzioni.

La ragione principale sta nel distacco assoluto tra interessi sociali e decisioni politiche. Quasi nessuno, infatti crede che il proprio voto per uno qualsiasi dei partiti possa produrre un qualsiasi effetto sui partiti.

Molto più “efficaci”, per usare un eufemismo, risultano i “donatori” – grandi multinazionali, imprese, “benefattori”, ecc – che con i loro soldi regalati ai partiti sicuramente impongono scelte a proprio vantaggio, ma a scapito di tutta la popolazione.

The Guardian, giornale inglese che riserva sempre qualche squarcio disincantato sulla realtà (pur essendo schierato attualmente con i guerrafondai), riporta i risultati di un sondaggio in Gran Bretagna che non lascia molto spazio alle interpretazioni.

Qui, nel regno della presunta “democrazia”, praticamente nessuno crede che “la classe politica” abbia a cuore gli interessi e i destini dei “rappresentati”.

Si potrebbe naturalmente andare oltre – scorredo ai sondaggi anche italiani sulla “partecipazione alla guerra” (quel 70% di “non” è una laide sui guerrafondai al governo) – ma basta anche guardare alla triste sorte del “pluralismo” nei media.

Dove ormai anche solo ad esprimere “dubbi” su quel che ci viene raccontato si finisce sul banco degli imputati (“filo-Putin”!). E comunque, giorno dopo giorno, anche i cagadubbi appaiono sempre meno tra i presunti “opinionisti”.

Al punto che i generali e gli analisti della Difesa – gente di cui è impossibile non conoscere il pedigree Nato (magari ancora dotati di “nulla osta sicurezza”!) – sono diventati gli unici a descrivere le dinamiche di guerra come un problema da capire bene e non soltanto un “dichiarare da che parte si sta”.

Forse perché, da militari, sanno bene che puoi anche sapere con certezza “da che parte stai”, ma comunque “il nemico” devi conoscerlo, non soltanto demonizzarlo. Se non altro perché spara anche lui, e non cazzate in libertà…

Tornando alla “questione democratica” comunque, il sondaggio del Guardian spiega con molta chiarezza – senza probabilmente averlo tematizzato fino in fondo – il cuore del problema: la forma della democrazia è il poter votare. Ma in ogni paese – anche in Russia, in Cina o dovunque voi guardiate – si vota. Cambiano i sistemi elettorali, le modalità di voto, in qualche misura anche la “libbbertà” di poter mettere una crocetta su una casella.

Ma la sostanza della democrazia sta nel fatto che gli interessi materiali e ideali di una popolazione qualsiasi siano riconosciuti e realizzati dalle decisioni del governo.

Se invece le grandi decisioni dipendono dagli interessi di pochi gruppi imprenditoriali di dimensioni internazionali, mediando al massimo con quelli di piccola e media impresa, mirando a spostare la ricchezza sociale prodotta da chi ha pochissimo a chi ha già troppo, ci troviamo in un regime oligarchico. Non troppo dissimile da quello putiniano, forse solo un po’ più raffinato…

E questo – qui, nell’Occidente che scassa il c…o a tutto il resto del mondo – è quel che realmente accade. Lo dicono tutti a furor di popolo. Soltanto i nostri “condizionatori professionali” (giornalisti o meno) fingono di non saperlo.

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Un sondaggio rivela che i giovani adulti hanno una drammatica perdita di fiducia nella democrazia del Regno Unito

Il rapporto afferma che l’emarginazione del parlamento da parte del governo Tory ha ulteriormente eroso la fiducia nel sistema politico

Toby HelmThe Guardian

Una drammatica perdita di fiducia nella capacità della democrazia britannica di servire gli interessi degli elettori del Regno Unito è rivelata in un nuovo rapporto che rileva che i finanziatori ai partiti politici e le grandi imprese sono ora comunemente considerati dagli elettori come i principali motori della politica di governo.

L’inquietante prova che milioni di elettori sentono che le loro voci e i loro punti di vista sono in gran parte inascoltati, mentre gli interessi dei grandi capitali hanno la meglio, è stata scoperta nell’ultimo rapporto del thinktank IPPR, in collaborazione con l’Observer, sul futuro della democrazia.

Lo studio, intitolato Road to Renewal, si basa su un sondaggio YouGov tra 3.442 adulti, che ha scoperto che solo il 6% degli elettori nelle elezioni in Gran Bretagna crede che le loro opinioni o interessi siano le principali ragioni dietro le decisioni politiche prese dai ministri del governo.

Al contrario, più di quattro volte tanto (25%) crede che i maggiori finanziatori dei partiti politici abbiano la maggiore influenza nel plasmare la politica, seguiti da gruppi di affari e corporazioni (16%), giornali e media (13%) e lobbisti e gruppi di pressione (12%).

Solo il 2% cita i sindacati come le forze principali che orientano le decisioni politiche. Fatto che gli autori del rapporto notano essere “un cambiamento notevole dagli anni ’70 e ’80, quando erano molto diffuse le preoccupazioni per i sindacati troppo potenti”.

Il sondaggio è stato commissionato congiuntamente da IPPR, Electoral Reform Society e Unlock Democracy.

Lo studio traccia la crescente insoddisfazione per le democrazie avanzate in tutto il mondo negli ultimi decenni, sentimento che si riflette nel calo dell’affluenza alle elezioni, nella diminuzione delle iscrizioni ai partiti e nel maggior numero di persone che cambiano il loro voto, anche verso alternative populiste.

Lo studio chiede un urgente ripensamento da parte dei partiti principali su come funziona la democrazia nel Regno Unito, compresi i passi per riconnettere i cittadini con la politica e i politici attraverso la devoluzione di maggiori poteri. Chiede maggiori controlli sul potere esecutivo per salvaguardare la democrazia rappresentativa, dando la colpa al governo di Boris Johnson che ignora il Parlamento ogni volta che può.

L’emarginazione del parlamento da parte dell’attuale governo – compresi i briefing ai media prima dei parlamentari, l’approvazione di una vasta legislazione pandemica senza censura parlamentare, la minima supervisione parlamentare dei negoziati sulla Brexit e la proroga del parlamento“, sono tutti esempi di abusi che hanno contribuito alla mancanza di fiducia nel processo democratico.

Il verdetto del pubblico sulla capacità dei politici di comprendere le loro vite è schiacciante.

Alla domanda su quanto credevano che “i politici capissero la vita delle persone come voi“, il 78% degli adulti votanti ha risposto “ praticamente niente”, con questo numero quasi equamente diviso tra il 36% che ha detto “abbastanza poco” e il 42% che ha risposto “molto poco“. Solo l’1% ha detto “molto” e il 12% “abbastanza”.

i giovani adulti britannici (18-24) sono quelli meno propensi a dire che la democrazia funziona bene per i loro interessi (solo il 19% dice che ‘funziona bene’ contro il 55% che dice ‘male’); mentre quelli di 65 anni e oltre sono più propensi a dire che risponde ai loro interessi (46% dice ‘bene’ e 47% ‘male’).

L’IPPR avverte che i partiti socialdemocratici tradizionali, che non riescono più ad affrontare le cause profonde del malcontento nei confronti del sistema politico, mettono a rischio le fondamenta della democrazia liberale e le loro stesse prospettive di assicurarsi il potere.

Parth Patel, ricercatore dell’IPPR, ha detto che l’invasione russa dell’Ucraina ha portato molti leader a lodare i meriti delle democrazie liberali rispetto a quelli delle dittature, nonostante i molti difetti delle prime agli occhi degli elettori britannici.

Sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina, i nostri leader si sono schierati a difendere la democrazia liberale. Ma la realtà è che la battaglia per la democrazia non deve essere vinta solo all’estero, ma anche a casa.”

In verità, le democrazie non stanno dando buoni risultati per i loro cittadini. I politici e i partiti sono sempre più distanti, e l’influenza dei comuni cittadini sulle politiche pubbliche è diminuita. Molti stanno rinunciando del tutto alla partecipazione politica, mentre molti hanno dato il loro sostegno agli sfidanti populisti – segni di una protesta contro la ‘democrazia abituale‘”.

Negli anni ’90, ricorda il rapporto, circa due terzi dei cittadini dell’Europa occidentale, del Nord America, dell’Asia nord-orientale e dell’Australasia erano soddisfatti della democrazia nei loro paesi. “Oggi la maggioranza in queste regioni è insoddisfatta. Da nessuna parte l’aumento dell’insoddisfazione democratica è stato più ripido che nelle democrazie anglosassoni“.

Patel ha detto che i partiti politici tradizionali hanno troppo spesso cercato di “imitare l’agenda populista dei loro avversari, piuttosto che affrontare le cause di fondo del malcontento democratico“.

Ora devono guardarsi allo specchio e impegnarsi in riforme significative che rimettano la voce dei cittadini al centro della democrazia“. ‘Restituire il controllo’ dovrebbe essere una linea di demarcazione alle prossime elezioni“.

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2 Commenti


  • Maurizio

    Cosa dire. Posso solo ringraziare chi oggi con serietà e impegno, si sforza di riportare dati il più possibile oggettivi sulla base dei quali diradare le fitte nebbie della propaganda e delle sue origini, qualunque esse siano.


  • Enza

    Interessante ma nessuna novità. Da anni la democrazia, già di per sé travestita, è sotto attacco.
    La novità vera è che Draghi, voi di Contropiano avete pubblicato al riguardo, , intende bloccare i salari.
    Siamo in una guerra a spezzoni, su più fronti, per distruggerci completamente. Ma lo meritiamo. 14 milioni di italiani partono per vacanze pasquali. 25 milioni mangeranno a casa di tutto e di più. Poi andranno al cesso o a passeggiare, beotamente e beatamente, volutamente ignari e paghi del mangime che passa il governo. Gli altri non contano, non fanno numero tra cui dieci milioni di poveri assoluti, in fila per carità o semplicemente abbruttiti, dimenticati nella spazzatura della civile Italia.
    E l’ultimo chiuda la porta.

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