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Melodramma Trump, e Israele punta sull’atomica

Nella tragedia c’è sempre anche un angolo per la commedia. La novità di Trump è quella di aprirci anche un siparietto di melodramma: “Sono da molto tempo sulla loro [dell’Iran ndr]lista“, ha detto al New York Post. E per questo ha aggiunto di aver ordinato che, se dovesse essere ucciso, “li bombardino come mai è stato fatto prima.

Non serve una grande memoria per ricordare che l’Iran, con tutti i suoi difetti, non ha fin qui ucciso nessun capo di stato o di governo, neppure di paesi di poco perso internazionale. Al contrario, questa è un’antica abitudine proprio degli States e di Israele (solo quest’anno: il rapimento di Nicolàs Maduro, l’uccisione di Ali Khamenei e di altri dirigenti iraniani).

E dunque appare logicamente improbabile Tehran possa meditare l’”omicidio mirato” della principale superpotenza. Non solo perché quella prassi appare più occidentale che non persiana, ma soprattutto in considerazione delle possibilità di risposta che la superpotenza avrebbe a disposizione.

Una breve analisi più attenta della notizia, oltretutto, permette di sapere che è stata pubblicata dal Wall Street Journal, il quale precisa anche la provenienza: un rapporto dei servizi segreti israeliani descritto come “un tentativo di influenzare le decisioni di Trump”. Cosa che ha fatto sorridere ironicamente persino funzionari del Pentagono e della Casa Bianca.

L’unico elemento di realtà sarebbero insomma i canti e cartelli che, durante i funerali di Khamenei, inneggiavano alla morte di Trump e degli Usa. Praticamente quello che si sente in ogni corteo del mondo, dal secondo dopoguerra…

Come confermato da diverse fonti, Benjamin Netanyahu vorrebbe tornare ad attaccare l’Iran, mentre l’amministrazione Usa tentenna, visto che il lavoro diplomatico sul Memorandum firmato in Svizzera continua anche in questi giorni di follia guerrafondaia.

In definitiva si tratta di una vera e propria bufala di dimensioni ragguardevoli che serve comunque a rimettere in campo l’opzione “bomba atomica” (questo e non altro significa “ho ordinato che li bombardino come mai è stato fatto prima“, che riprende la vecchia minaccia “potremmo cancellare la loro civiltà in cinque minuti“).

L’uso dell’atomica sembra ormai l’unica speranza di Tel Aviv per rimuove il “problema Iran” dallo scacchiere strategico della “Grande Israele”. A quel punto ci sarebbe il “problema Turchia” – come ventilato persino da Trump durante il vertice Nato di Ankara – ma i sionisti sono abituati a macinare comunque nella direzione da loro scelta, senza badare affatto agli interessi altrui. Fossero anche quelli degli Stati Uniti.

Peraltro sanno bene che sarebbe un problema se usassero una di quelle presenti nel loro arsenale, visto che ufficialmente non esiste. E dunque la soluzione migliore sarebbe quella di obbligare l’America a farlo in prima persona. Quel che accadrebbe poi non sembra essere al centro dei loro calcoli…

A compensare questa radicalizzazione dello scenario, dalla stessa amministrazione Usa arrivano segni di voler dare una possibilità ai negoziati con Tehran. Ma per capirlo bisogna districarsi in comunicati che mettono insieme ansia di dialogo, menzogne clamorose, propaganda mal cucinata e minacce a gogo.

Per esempio. Il solito “funzionario anonimo” incaricato di far arrivare ad Axios (ossia a Ravid Barak, ex ufficiale dell’Unità 8200 dell’esercito israeliano) la voce secondo cui gli iraniani “Ci hanno detto: ‘Abbiamo sbagliato. Abbiamo commesso un errore. Continuiamo a parlarne’“, ha spiegato anche che “Vogliamo che dichiarino pubblicamente che smetteranno di sparare alle navi e che riconoscano esplicitamente, o almeno implicitamente, di aver commesso un errore. Ci stiamo lavorando“.

Il tutto ovviamente “in tempi brevissimi”, magari già entro oggi. Quando, cioè, le delegazioni dei due Paesi dovrebbero incontrarsi in Oman per riprendere i colloqui sul nucleare e sulla sicurezza nel Golfo.

Il format statunitense è sempre lo stesso, insomma: bombe, dialogo, diplomazia, nuove bombe, minacce, dialogo… Fretta e autismo diplomatico, pensiero unilaterale e sottovalutazione degli avversari.

Il convitato di pietra resta però Israele, che palesemente sta facendo di tutto per impedire un qualsiasi processo di pacificazione che implicherebbe – necessariamente – la rinuncia ad ulteriore espansione territoriale e magari il ritiro da parte del Libano, nonché la sospensione del genocidio a Gaza e in Cisgiordania. Una bestemmia, per il sionismo fuori di cranio che domina da quelle parti.

L’evocazione della possibile uccisione di Trump, con conseguente uso dell’atomica contro Tehran, sembra così il nuovo delirio di onnipotenza circolante nel cenacolo dei Netanyahu e dei BenGvir.

Fossimo nei panni di Trump ci guarderemmo le spalle, anche perché il Mossad ce l’ha già in casa. Sia militarmente (prosegue la lenta fusione delle intelligence tra Washington e Israele), sia fisicamente: il genero, Jared Kushner, mandato in giro per il mondo come inviato personale insieme a Steve Witkoff, è un finanziatore di alcuni dei gruppi più estremisti dei coloni in Cisgiordania.

E si sa – per restare al melodramma inscenato dal tycoon – che non c’è peggior serpente che un proprio parente…

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2 Commenti


  • Antonio D.

    ..proverbio: “biblico” …dai nemici mi guardo io; dagli “amici” mi guardi iddio! ..Ok, chi vuol capire: ..capisca! ..eche qualcuno protegga noi, povera umanità in mano a dementi; pavidi razzisti messianici!


  • Andrea

    JFK voleva impedire che Israele si dotasse dell’Atomica

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