Il vertice improvvisato da “Narco” Rubio per il 16 luglio, con l’invito rivolto a 60 governi di paesi in prevalenza occidentali, più alcuni asiatici o latino-americani considerati “amici”, dà il senso politico di quale sia l’ideologia prevalente nell’amministrazione Trump.
Lo scopo è infatti quello di costruire una lista di organizzazioni di sinistra, genericamente qualificate come “antifa”, e definirle “terrorismo”. Non si parla di organizzazioni armate, ma di gruppi politici che danno vita a proteste di massa, come le mobilitazioni contro il genocidio a Gaza, gli arresti e gli omicidi commessi dall’Ice (a Minneapolis e altrove), o comunque contro le politiche dei governi occidentali o “filo”.
Una conferma esplicita di quel che avevamo sempre sostenuto: non esiste “il terrorismo”, ossia una definizione oggettiva uguale per tutta una serie di casi simili, ma è solo il nome con cui un potere definisce “il nemico” creando uno schema giuridico e militare fuori della legge ordinaria.
Il progetto è operativamente capitanato da Sebastian Lukács Gorka, uno squinternato conduttore radiofonico di chiare simpatie naziste, razziste e chi più ne ha più ne metta. Il problema è che Trump, dopo averlo utilizzato come vice-assistente per soli sette mesi durante il suo primo mandato, l’ha nominato ora Direttore per l’antiterrorismo nel Consiglio di sicurezza nazionale.
La politica Usa, è evidente, considera ora “buono” il fascismo, magari appena camuffato da conservatorismo, e “terrorismo” l’antifascismo puro e semplice, anche nelle forme politiche più tranquille e di massa.
L’iniziativa di Rubio e Gorka arriva pochi giorni dopo la ricoperta trumpiana del “comunismo” come “pericolo per l’America” e porta con sé tutti i segni dell’improvvisazione. A partire dal pochissimo tempo concesso tra l’invio dell’invito, l’accettazione e la riunione. Segno che non ci sono dossier ricchi di dati da mettere a disposizione dei “congiurati anticomunisti”, ma solo una disponibilità politica da raccogliere e cominciare a far funzionare praticamente.
Il governo Meloni, com’è noto, si è mosso come la biscia sull’asse liscia: prima la tentazione di un “no grazie” (da parte addirittura di Antonio Tajani), poi un “sì condizionato” che si è tramutato nella decisione di inviare un sottosegretario non parlamentare – Molteni – con l’incarico di “prendere appunti” senza aprire bocca se non per i saluti e il pranzo di lavoro.
Ma de minimis è inutile parlare…
Il progetto complica parecchio la stessa vita politica interna statunitense. Non perché l’antifascismo sia apprezzato dall’establishment “democratico” che si ritrova ora a fare i conti con una marea montante di candidati dichiaratamente “socialisti” alle primarie. Ma per il buon motivo che le definizioni vaghe sono ovviamene percepite come un pericolo per tutti.
Ci vuole in effetti poco, in quel mondo, per far passare come “antifa” e quindi pericoloso terrorista anche personaggi che non si sono mai schiodati da una poltrona. Per l’intanto va registrato che un manifestante fuori da una struttura della famigerata Immigration and Customs Enforcement (ICE) in Texas, giudicato colpevole di aver colpito un poliziotto, è stato condannato a 100 anni di detenzione.
Altri che erano con lui “se la sono cavata” con pene detentive da 30 a 70 anni per “rivolta, fornitura di sostegno a terroristi e cospirazione per usare e trasportare esplosivi”.
Calcolando che non c’è stata nessuna “esplosione” in quel frangente, ci sembra che il disegno repressivo sia piuttosto chiaro. Anche se fuori di testa.
Negli Usa c’è addirittura una commissione della Segreteria di Stato (il ministero degli esteri) incaricata della “definizione” delle organizzazioni ostili agli Usa e potenzialmente “pericolose”. Ma anche un vecchio dirigente della struttura come Jason Blazakis avverte che giocare disinvoltamente con le definizione è piuttosto rischioso.
In primo luogo perché secondo la legge esistente un gruppo deve essere straniero per poter essere designato “terrorista”. “Se ha una presenza interna significativa, non può esserlo“. Sono le aporie del suprematismo eterno statunitense, secondo cui “i cattivi” sono sempre unamerican…
In secondo luogo, alcuni trumpiani stessi pensano che dare al governo questo potere di “classificazione criminalizzante” possa diventare un precedente – e il diritti statunitense è notoriamente fondato sul precedente – che potrebbe permettere ad una futura amministrazione “democratica radicale” di procedere nello stesso modo, incriminando perciò quelli che ora stanno al potere magari dopo aver assaltato il Congresso cinque anni e mezzo fa.
E’ un problema comunque anche per parecchi governi invitati a far parte di questa “internazionale nera”. Alcuni, in forma anonima nella ricostruzione del Washington Post, hanno declinato l’invito con formule di circostanza come “l’intenso programma di appuntamenti estivo”. Altri hanno obiettato che “Noi non abbiamo antifa“.
Altri ancora che “Le nostre autorità di polizia non si sono concentrate sul terrorismo di sinistra perché non è considerata una minaccia prioritaria nel nostro paese“. Insomma, si poteva pure evitare di mandare qualcuno ad annotarsi gli ordini per il futuro.
Resta però fermo il problema politico: alla guida dell’imperialismo occidentale c’è ormai la convinzione ferma che “il fascismo non era poi così sbagliato” e l’antifascismo sia peggio della peste nera.
Brutta fine, per le sedicenti “democrazie” che preparano una guerra dopo l’altra “contro le autocrazie”…
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Danilo Franzoni
Brutta fine, per le sedicenti “democrazie” che preparano una guerra dopo l’altra “contro le autocrazie”…
Ed a loro volta diverranno autocrazie se nonndittature della peggior specie.