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Quel che non si sa su El Sayed e i DSA, i Socialisti d’America

Capire quel che avviene dentro gli STati Uniti, in mezzo al clamore agitato da Trump con la sua valanga di tweet, dazi, bombe o minacce, è un po’ complicato.

Peggiorano consapevolmente la situazione quegli editorialisti tuttologi che dai giornali mainstream appestano l’aria nel tentativo di “spiegarci” perché l’America ha sempre ragione, anche se il suo attuale POTUS (President of the United States) sembra da ricovero urgente. Ma in fondo meglio “Lui” che la non più tanto piccola pattuglia dei “Socialisti d’America”.

Abbiamo provato più volte a dar conto di quanto avviene sia nella società che negli scontri elettorali, e qualcuno ha persino storto il naso come se facessimo una gratuita “concessione di credibilità” a questa molto variegata galassia di “sinistra socialdemocratica”, più o meno radicale.

Abbiamo persino varato il concetto semi-ironico di “socialisti con caratteristiche americane” – parafrasando il tormentone serissimo del “socialismo con caratteristiche cinesi” presente in ogni comunicato del PCC – per marcare allo stesso tempo una differenza che sconsigli scopiazzature (tipo “la sinistra riparta da Mamdani”) e un’attenzione onesta per quel che si sta muovendo.

L’inviato della Rai, Nico Piro, erede di una tradizione che risale a Lucio Manisco (l’esatto contrario dei vari Claudio Pagliara, insomma), ci dà in un suo substack un quadro molto preciso e ovviamente mosso della situazione, non lesinando dis-apprezzamenti per certi “colleghi” con bretelle o senza.

Buona lettura.

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Quello dei DSA (i socialisti democratici d’America) non è un partito ma un movimento politico collocato all’interno del partito Democratico. Esiste dagli anni ’80, ha avuto grande visibilità nel 2016 con la corsa di Bernie Sanders verso la candidatura alla Casa Bianca, boicottata apertamente dal partito a favore di Hillary (con i noti risultati).

Di recente si è parlato dei “socialisti” per vittorie come quella di New York, con Mamdani sindaco, o di El Sayed nelle primarie del Michigan. Un fenomeno che sta crescendo nonostante l’opposizione spesso feroce della stampa americana.

Si va da FoxNews che ormai dedica buona parte del suo palinsesto all’”invasione dei comunisti” (roba da far impallidire il maccartismo) ai giornali liberal, in primis il New York Times, in perenne critica dei suoi esponenti (nel caso di Platner dalla critica si è passato all’analisi, cm per cm, del suo passato… ma questa è un’altra storia).

Lo stato di salute del Partito Democratico

  • Il partito Democratico è allo sbando, non si è mai ripreso dalla sconfitta del 2024. Non ha una linea e non è più nemmeno una “macchina elettorale” come da tradizione visto che non riesce nemmeno a pagare i suoi debiti. Del presidente del DNC, il partito “centrale”, Ken Martin, si è parlato perché ha tirato un telefono addosso ad un collaboratore in uno scatto d’ira, perché non ha approvato una mozione per rifiutare i soldi (spesso provenienti da donatori repubblicani) della potente lobby pro-Israele, Aipac. Senza considerare che è anche accusato di aver omesso una parte chiave della relazione sui motivi della sconfitta del 2024 (Martin smentisce quasi tutto).
  • Vale la pena citare un articolo del Washington Post sul fenomeno, in corso in alcuni Stati (Nebraska, Idaho e South Dakota), dove i candidati democratici si ritirano per lasciare spazio a candidati indipendenti perché questi avrebbero più possibilità di sconfiggere nel collegio senatoriale i repubblicani e ciò contribuirebbe al ribaltamento delle maggioranze in Camera e Senato (vero obiettivo per i dem delle imminenti elezioni di medio termine). Non è però una semplice ed arguta scelta tattica: “marchio tossico“ quello democratico – dicono diversi analisti.

The decision to drop out to help independents demonstrates the growing toxicity of the Democratic Party’s brand in many states, according to strategists of both parties

The Washington Post 15 agosto 2026

I Democratic Socialist of America

  • I DSA questo vuoto lo stanno colmando con l’organizzazione per gruppi etnici, religiosi, per competenze, per comitati trasversali; mutuando quel modello che i nostri partiti popolari di un tempo praticavano ampiamente prima di “americanizzarsi” a favore dell’organizzazione liquida…
  • I DSA mobilitano volontari ma soprattutto donatori individuali, cioè singole persone che con piccole, piccolissime, cifre riescono a coprire le spese elettorali. Questa è una straordinaria rivoluzione nel panorama politico americano, dove tra legislazione e sentenze della Corte Suprema, a dominare sono i mega-donors (vedi Musk e i 270 milioni donati a Trump), super-PACs vari, cioè lobby, tipo AIPAC (American Israel Political Action Committee). Per fare un esempio (ovvio) se un singolo soggetto copre anche il 50% della campagna di un politico ha molta più leva sulle sue scelte rispetto a tanti “piccoli” sostenitori
  • Alexandria Ocasio Cortez, la parlamentare newyorkese considerata l’erede di Sanders e possibile candidata alle primarie per le presidenziali, è la congress member che ha raccolto più fondi in assoluto, nel 2018 il 62% dei suoi fondi arrivavano da donatori individuali contro l’8% di media degli altri parlamentari
  • Mamdani ha visto la sua campagna elettorale (senza considerare le primarie) finanziate da oltre 26mila singoli donatori, con una media di 90mila dollari, mentre il suo comitato di transizione (post elezione quindi) ha raccolto 3,8 milioni da 12mila donatori (De Blasio e Adams, suoi predecessori, avevano avuto circa 800 donatori ciascuno). Entrambi sono numeri da record
  • I DSA stanno parlando alla base storica del partito Democratico: lavoratori, poveri e quella classe media che oggi è in fortissima sofferenza in un Paese dove al sogno americano (lavora tanto e potrai ottenere quello che vuoi) credono sempre meno persone. Parlano delle esigenze delle persone, di esigenze vita quotidiana, non di superiorità morale dei Democratici sui Repubblicani, mediata da diritti civili ed etica (spesso cosmetica come quando si parla di pace). Insomma addio allo stile Harris (ascoltate il suo concession speech a Trump per capire cosa intendo) che è una versione manierista della retorica obamiana
  • Una delle colonne portanti dei DSA sono i giovani laureati che si sono coperti di debiti per studiare e che ora guadagnano molto meno di quanto previsto e necessario.
  • Il radicamento dei DSA è favorito dal contesto storico-sociale. Il loro messaggio parla al sentimento popolare. Gli Usa sono sempre più la società delle diseguaglianze, dei ricchissimi, dove fare la spesa è diventato l’equivalente di una puntata di American Ninja Warrior, andare a ristorante un lusso, comprare casa un sogno da allucinogeni, dare ai propri figli qualcosa di più di quanto ricevuto dai propri genitori un trip in acido
  • Parole chiave come la richiesta “Medicare for all” cioè un servizio sanitario universale fuori dalla logica delle assicurazioni (compresa l’ormai smantellata Obamacare che dentro quel sistema stava). O come lo slogan “affordability”, che da New York ha conquistato il resto d’America, un Paese oppresso dal costo della vita. Non a caso la parola “accessibilità” Trump la detesta e se ne prende gioco ogni volta che può, perché è LA promessa che ha tradito, lui che aveva vinto le presidenziali anche contestando il costo della vita “di Biden” e parlando di prezzi ridotti alla metà appena sarebbe entrato alla Casa Bianca
  • In un acidulo articolo del The Atlantic si invocava, in maniera dittatorialmente dotta, il precedente dei laburisti per invocare l’espulsione dei DSA dai democratici, preferendo quindi lasciarlo nell’attuale stato catatonico nella mani di personaggi come l’highlander Chuck Schumer. In quello stesso articolo, quindi in un contesto non di certo favorevole, si ricordava il vantaggio dei DSA rispetto ai candidati democratici, uscenti.

Democratic socialists enjoy a net favorability of 17 points among Democratic voters nationwide, compared with just 4 points for Democratic members of Congress (DSA is The Parasite – The Atlantic 21 luglio 2026

Abdul El Sayed

Diversi gli elementi di contesto che mancano per capirne la vittoria e il suo valore.

  • Non è un immigrato, è un cittadino americano, appartiene alla storica comunità arabo-americana che si è insediata in Michigan negli anni ‘20 su spinta della Ford.
  • Dearborne, sobborgo di Detroit, è la “capitale” degli arabo americani, una cittadina storicamente democratica trasformatasi nel 2024 nel luogo della “rivolta” politica contro Biden ed Harris per le omissioni (e le dichiarazioni vergognose come quelle sui numeri dei morti) della crisi a Gaza. Tale fu la rabbia e l’indignazione degli arabo-americani che lì, incredibilmente, a vincere fu Trump cioè il presidente che, con il muslim ban, aveva messo molte famiglie della zona in condizioni di non vedere i parenti impossibilitati a viaggiare negli Usa
  • A Dearborne è nato il movimento degli “uncommitted” (una sorta di non allineati) che avevano chiesto la parola alla convention Democratica del 2024 e se la videro negare
  • A Detroit ci sono già politici mussulmani eletti, su tutte la parlamentare di origini palestinesi Rashida Talib
  • Il tema di Israele, dell’appoggio incondizionato dei democratici, del silenzio sul genocidio, è stato centrale in queste primarie. Lo è in generale per i DSA (mentre sta spaccando i Maga al grido di “Israel First or America First”?)
  • Centrale è stato il ruolo dell’AIPAC per trasformare queste nelle primarie democratiche senatoriali più care della storia: oltre 90 milioni di dollari, 70 dei quali per la Haley Stevens
  • Seppur con un margine ridotto, El Sayed ha battuto una uscente cioè una congressista in carica (fatto raro) strafinanziata

Tra le altre cose è stata trattata con ironia la sua scelta, da laureato in medicina, di rinunciare a fare il medico per diventare invece un dirigente sanitario, perché (come molti affermarono in Italia negli anni del 68) ritiene che non sia il caso di curare i singoli se è la società che li fa ammalare. Un’affermazione che forse è più vera che mai negli Stati Uniti, il Paese più ricco del mondo, ma che ha:

Insomma, prendetelo pure in giro El Sayed, ma sa di cosa parla quando denuncia il sistema come origine della malattia.

Trump non è solo tanto pazzo da sapere che esista il Wisconsin. E’ così pazzo da andarci” Michael Moore nel suo show di Broadway

Alle primarie per la Camera l’ondata dei DSA non ha spazzato solo New York, la Pennsylvania, il Colorado e il Michigan ma anche il Maine e il Wisconsin. Cito questi due casi da parte perchè lì è andata diversamente, per diversi motivi. Con somma gioia e profondo sollievo della stampa liberal.

  • In Maine a stravincere le primarie (con oltre il 72%) è stato Graham Platner, allevatore di ostriche, ex-Marine, reduce dell’Iraq, vittima della PTSD (la sindrome post traumatica che è epidemica negli Usa e contribuisce ad un alto numero di suicidi tra i veterani) a lungo alcolista proprio per fare i conti con gli incubi di guerra. Platner ha un’oratoria straordinaria, da lui ho sentito il più potente discorso contro le guerre americane e il complesso industrial militare. Su Platner si è riversata la stampa liberal (se Fox ci sguazza, i “riformisti” detestano i DSA) rovistandone nel passato. Il NYT ha tirato fuori un articolo che l’ha dipinto come un molestatore sulla base solo di indizi, poi lo scoop di Politico (con una sua ex che denunciava di essere stata stuprata) e il ritiro a favore di Troy Jackson, contro il quale è cominciata una campagna analoga “per aver lanciato una bottiglietta d’acqua” durante una riunione nel parlamento dello stato (bottle gate.Preciso che Platner è un personaggio a rischio per la sua storia (The Nation fa a pezzi il sistema “casting” di selezione dei democratici per i candidati) e che è giusto che di fronte a quelle accuse si sia ritirato ma contro di lui c’è stato un accanimento feroce, dal tatuaggio nazista ai post su Reddit di una vita fa.Il personaggio che aveva vinto la candidatura e poi le primarie, alla fine, ha divorato il politico.
  • In Wisconsin, i sondaggi davano in ampio vantaggio la Hong dei DSA nelle primarie governatoriali. La sua sconfitta è stata accolta con un boato dalla stampa liberal, come l’inizio della fine dell’onda dei socialdemocratici. Anche in questo caso mancano elementi fondamentali di valutazione. Ne aggiungo alcuni: 1) che in uno stato come il Wisconsin una DSA arrivi ad un passo dalla vittoria è significativo e clamoroso; 2) la Hong non aveva soldi in cassa non ha fatto spot televisivi; 3) la Hong è stata massacrata per un suo post del passato per l’abolizione della festa del Ringraziamento (che è oggettivamente legale al genocidio e al colonialismo alle radici d’America ma insomma il tema andava trattato in altro modo, con spazi diversi rispetto ad un tweet); 4) la partecipazione è stata straordinaria con oltre 300mila elettori
  • La Hong ha perso per soli 3700 voti (circa). Questo ridotto margine è improvvisamente scomparso dalle analisi anche se un analogo ridotto margine (circa 14mila voti) con cui El Sayed aveva vinto sulla Stevens ha riempito dibattiti per giorni sui media Usa

I paralleli con l’Italia e la narrazione italica dei DSA

La narrazione dei giornali liberal Usa è molto simile a quella di certi opionionisti di presunta sinistra e americanologi nostrani, sono talmente contrari a qualunque cosa di sinistra respiri, si muova, faccia cose, guardi al popolo e non alla ZTL che la criticano con odio, rancore, spirito caricaturale nonostante non ci siano alternative. Preferiscono Trump/Meloni al governo forever.

Giornali liberal ed establishment democratico. In questo trovo perfetta la sintesi da The Nation

Americanologi col tricolore

Molti “americanologi” d’Italia sono riconoscibili per tre caratteristiche:

  • assolvere sempre gli Usa, trovare sempre un colpevole individuale (in questa stagione: Trump) pur di salvare il sistema (il capitalismo selvaggio e finanziarizzato) che è di per sé intoccabile
  • proiettare le vicende americane su quelle italiane per creare delle attinenze che spesso non esistono, ma che sono utili a ribadire come il “nostro modello” debbano essere gli Usa
  • usare le vicende Usa per “interferire” su quelle italiane, cercando incastri con il dibattito in corso a seconda della fase politica

Su almeno tre giornaloni italiani la vicenda dei DSA, a ridosso delle primarie del Michigan, è stata caricaturizzata, ridotta a populismo (Mamdami si ispira a Gramsci, quindi pure lui era popolista se ne desume) oppure descritta come un favore ai repubblicani perché “Certo signora mia! I DSA vincono le primarie ma perderanno le elezioni!”.

In questi giudizi viene completamente ignorato il fallimento dei democratici liberal-liberisti per cui tifano loro (equivalente dei nostri magnifici “riformisti”), da Hillary a Harris. Dall’altra parte dei dem, rispetto ai DSA, non c’è esattamente Maradona.

Verrebbe da dire che FoxNews nella sua campagna contro il “communismo a stelle e strisce” almeno non ha pretese intellettuali.

Gli americanologi d’Italia, con tale sgangherata narrazione, evidentemente puntano a sovrapporre quello che accade negli Usa con il dibattito italiano sul campo progressista unendosi al coro di quelli che demonizzano i 5 stelle, attaccano Schlein, hanno dimenticato il fallimento della formula Letta, detestano le politiche di sinistra per poveri e lavoratori (il reddito di cittadinanza che fa chiudere i ristoranti per mancanza di camerieri!), non vogliono il campo largo quindi in ultima istanza voglio o non sono particolarmente dispiaciuti del conferma a palazzo Chigi delle destre.

L’altra assurdità della narrazione impostasi sui media italiani è il fatto che sposta tutta l’attenzione sui democratici, sulle divisioni, sulla deriva a sinistra (“Signora mia, i communisti così!”, alla Brega) ignorando, omettendo, cancellando il fatto che il mondo MAGA è semplicemente in pezzi con Alex Jones e Tucker Carlson che voltano le spalle e apertamente disconoscono Trump, la Heritage Foundation crolla, l’influencer Laura Loomer diventata “portavoce” di Azov negli Usa e attacca l’ex capo del controterrorismo Joe Kent (dimessosi in opposizione alla guerra in Iran dopo la nomina di Trump) definendolo “marito di m…” quando sua moglie è stata uccisa dall’ISIS in una missione all’estero.

Nemmeno una citazione su tutto questo.

Infine l’attinenza tra Italia e Usa più singolare viene incarnata da John Fetterman, ex-astro nascente dei democratici, gigante buono della Pennsylvania, da sindaco di successo nel riscatto di una città a parlamentare famoso per la felpa con il cappuccio sulla quale a volte indossa persino la cravatta.

La sua specialità è diventata la difesa ad oltranza di Israele (Netanyahu gli ha regalato persino un pager d’argento come quello dell’attacco terrorista in Libano) e l’eterna critica ai democratici, dai quali ormai prende spesso le distanze in occasione di voti cruciali (arresto immigrati, fine della guerra in Iran, sanzioni alla corte penale internazionale, armi ad Israele).

Fetterman è la proiezione Usa di quell’unicum italiano per cui c’è un pezzo di opposizione che fa opposizione all’opposizione.

Almeno Fetterman non cerca un seggio dai repubblicani. Ha deciso che, per ora, la sua permanenza al Congresso è finita.

* da suo Substack

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