Dopo l’approvazione della legge di amnistia parziale nei confronti dei membri del PKK in Turchia, ecco che, di conseguenza, in Siria si assiste ad un’accelerazione del parallelo processo di integrazione delle milizie curde nelle strutture del nuovo stato di marca qaedista, implementando i termini dell’accordo – capestro firmato lo scorso gennaio.
Nei mesi scorsi, anche il processo siriano, così come quello turco, appariva in stallo, con le Ypg che avevano boicottato le elezioni per il parlamento siriano, in quanto blindate all’interno di un ristretto novero di nomi di nomina presidenziale.
Tuttavia, queste resistenze sembrano essere cadute nei giorni scorsi, quando Mahmoud Barkhodan, comandate di una delle brigate curde integrate nell’esercito centrale, ha annunciato il prossimo scioglimento delle Forze Democratiche Siriane (FDS) e delle Ypg. “Annunceremo lo scioglimento delle YPG-FDS entro i prossimi giorni. Anche la struttura amministrativa autonoma scomparirà. Costruiremo una nuova Siria mano nella mano, nel quadro di un unico esercito, un unico Stato, un’unica bandiera e una patria comune”, ha dichiarato dalle colonne di Türkiye Gazetesi, giornale molto vicino al Erdogan.
Riguardo lo stato del processo d’integrazione delle milizie curde nell’esercito centrale, Barkhodan ha affermato: £Finora, 10.000 dei nostri combattenti sono stati integrati nell’esercito siriano. Questo numero potrebbe arrivare a 12.000. Le affermazioni secondo cui avremmo un esercito di 70-100.000 uomini, non corrispondono alla verità…. non ci sono quasi più arabi tra noi”. Questi effettivi sono stati integrati nelle quattro divisioni concordate nell’accordo di gennaio.
Barkhodan ha aggiunto che esistono ancora dei punti di disaccordo, quali il destino delle Ypj femminili – che le milizie qaediste non vorrebbero mai vedere al proprio fianco – ma nulla è insormontabile.
Per le Ypj si parla di integrazione nel Ministero dell’Interno, anziché in quello della Difesa, per operazioni antiterrorismo e di polizia; il che equivarrebbe ad un deciso ridimensionamento non facilmente accettabile per le dirette interessate, che hanno già declinato.
Anche le Università, le istituzioni civili ed i pozzi petroliferi stanno progressivamente passando sotto l’autorità di Damasco.
Significativo è che, in conseguenza di questi passi, i servizi di sicurezza di Ankara abbiano cominciato a rimuovere ufficialmente i comandanti delle Ypg dalla lista dei ricercati.
È emerso, inoltre, che anche le filiazioni politiche delle Ypg/Ypj, ovvero Il PYD (Partito dell’Unione Democratica) e il TEV-DEM (Movimento per una Società Democratica) dovrebbero sciogliersi. Il loro posto verrà preso da un partito con un nuovo nome, guidato sempre da Mozloum Abdi ed Ilhan Amed – rispettivamente capo militare e responsabile esteri dell’amministrazione del Rojava in dissolvimento – che si presenterà come libero da ogni filiazione con il Pkk/KCK.
Come si vede, le condizioni sono molto restrittive per il movimento curdo, che fino a pochi mesi controllava il 30% dell’intero territorio nazionale siriano. Come noto, la decadenza è cominciata con la perdita dell’appoggio statunitense, che ha deciso di investire sul regime qaedista, abbandonando la causa curda in precedenza cavalcata in maniera strumentale.
Anche sul fronte turco, i dirigenti del Pkk in dissolvimento continuano a lamentare i caratteri troppo restrittivi della legge di amnistia approvata dal parlamento e la mancanza di una soluzione per Ocalan.
Tuttavia, è chiaro che Erdogan, per fare maggiori concessioni e procedere alle modifiche costituzionali richieste, cerca un appoggio più marcato, da parte del partito filocurdo DEM, all’alleanza di governo, in modo da assicurarle un maggiore consenso fra i Curdi, condizione necessaria per rimanere in sella nei prossimi anni.
Su tutti e due i processi continuano a gravare le tensioni fra Iran e Regione Autonoma Curda. Il 16 agosto alcuni droni hanno colpito l’edificio degli uffici del Primo Ministro Masrour Barzani. Teheran ha declinato le accuse di coinvolgimento, denunciando che si tratta di un’operazione di falsa bandiera.
Tuttavia, è chiaro che la Repubblica Islamica sta esercitando una fortissima pressione per espellere completamente dalla Regione Autonoma Curda la presenza statunitense e, con essa, i gruppi curdo-iraniani di opposizione.
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