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Nasce a Shanghai con Cina e Russia l’Organizzazione mondiale dell’AI

All’interno di una Unione Europea devastata anche intellettivamente da quasi 40 anni di “pensiero unico” fatto di ordoliberismo teutonico, “austerità di bilancio” e totale libertà delle imprese, la discussione sull’Intelligenza Artificiale oscilla tra dilemmi para-filosofici (e dio sa se non ci sono anche problemi filosofici chiave nello sviluppo dell’AI) e disegno di “regole” per una attività industriale che, in Europa, praticamente nessuno coltiva con risultati apprezzabili. O almeno tali da poter costituire un potenziale concorrente con le imprese americane o di altri paesi.

Non parliamo poi dell’Italia, terra desolata e in via di desertificazione sia industriale (la prima impresa nazionale è ora Leonardo, una controllata dello Stato che costruisce armi) che demografica (solo 350mila i nuovi nati del 2025, contro l’oltre un milione del 1964), dove il principale problema di governo e opposizione sembra siano “gli immigrati”. Che peraltro qui non ci vogliono stare, aspirando a qualcosa di meglio…

Occuparsi di intelligenza, sia pure informatizzata e standardizzata (ossia il contrario del sapere), sembra quasi un reato, peggio che svegliare un semi-cadavere in coma.

Nel frattempo il resto del mondo si porta decenni avanti. Non solo sviluppando sistemi di AI profondamente differenti da quelli Usa, ma anche preoccupandosi di disegnare un quadro di cooperazione internazionale tale da consentire anche ai paesi meno sviluppati – quelli sempre in via di decolonizzazione, non a caso – di utilizzare una risorsa altrimenti inaccessibile o a costi insopportabili.

Qui di seguito vi proponiamo due articoli molto diversi. Uno pubblicato su un sito francese pesantemente osteggiato da Facebook ed altre piattaforme Usa, l’altro addirittura elaborato come editoriale dell’ufficialissimo Le Monde.

Entrambi, comunque, mettono l’accento sul fatto che Cina e Russia, ma soprattutto la prima, hanno varato un’organizzazione internazionale che comprende, in partenza, 31 paesi, per mettere a disposizione strumenti in grado di facilitare lo sviluppo di tutti i partecipanti e quindi anche le relazioni reciproche (commerciali e non).

La chiave di volta è nell’open source, ossia in un’architettura dell’AI che non si fonda sulla “centralizzazione proprietaria” ma sulla flessibilità e adattabilità alle necessità reali dell'”utente” e/o dei compiti. Un bene pubblico, insomma, non un servizio privato da pagare caro.

Al tono entusiasta del primo articolo corrisponde simmetricamente lo spavento di Le Monde e della borghesia francese, che si scopre disarmata davanti ad una “avanzata” che non ha nulla di militaresco – la cooperazione internazionale, semmai, rende pressoché inutile il riarmo infinito per “esercitare deterrenza” – e molto di intelligenza umana, per nulla “meccanizzata”, in grado di offrire soluzioni a problemi che qui, nell’Occidente decerebrato, sembrano destinati a soluzioni a colpi di coltello.

Buona lettura.

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La Cina promuove infatti la cooperazione internazionale nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, ovvero la mette al servizio dell’umanità intera e non solo di chi paga come fanno gli statunitensi, i quali in ogni caso sono per fortuna in evidente ritardo, rispetto ai progressi cinesi. Appare dunque chiaro che il futuro dell’Intelligenza Artificiale sarà nella solidarietà e nella cooperazione.

Al momento le nazioni aderenti sono: Cina, Russia, Brasile, Sudafrica, Indonesia, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Oman, Pakistan, Tagikistan, Uzbekistan, Cambogia Malesia, Algeria, Camerun, Repubblica del Congo, Etiopia, Kenya, Lesotho, Mozambico, Senegal, Zambia, Cuba, Nicaragua, Venezuela, Bolivia e per l’Europa, oltre alla già detta Russia, solo Bielorussia e Serbia.

Con oltre tre miliardi di cittadini rappresentati, queste nazioni, non solo per peso economico e demografico, esprimono una porzione importante e considerevole dell’umanità.

Sempre estranea alla costruzione multipolare ovviamente l’Unione Europea, la quale resta tragicamente subalterna e totalmente dipendente dall’alleato – padrone statunitense.

La strategia cinese per un futuro condiviso per l’intera umanità si allarga dunque anche all’Intelligenza Artificiale, con la volontà di favorire la definizione di regole comuni per quella che viene definita la “governance dell’Intelligenza Artificiale stessa, con l’obiettivo di aiutare in modo sistematico e continuativo le nazioni del Sud Globale ad accedere alle tecnologie dell’Intelligenza Artificiale, condividendo competenze, formazione e infrastrutture, nonché sostenendo uno sviluppo dell’Intelligenza Artificiale sicuro, equo e vantaggioso per tutta l’umanità, come nelle parole del presidente Xi Jinping, il quale per l’occasione si è recato a Shanghai.

Nel 2025, i modelli open-source su larga scala sviluppati in Cina hanno raggiunto la vetta delle classifiche globali di download, primeggiando senza possibilità di paragone con qualsiasi altra nazione, tuttavia non solo i modelli su larga scala sviluppati in Cina sono ampiamente diffusi, ma anche i prodotti cinesi che fanno uso dell’Intelligenza Artificiale come occhiali e traduttori stanno conquistando il mercato globale.

Con la creazione della WAICO la Cina e la Russia e con loro le nazioni che concorrono paritariamente all’edificazione di regole e strutture atte a indirizzare verso il meglio per le donne e gli uomini della terra lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, intendono sottrarla alle logiche affaristico-monetariste delle aziende statunitensi interessate semplicemente ed esclusivamente ai profitti, senza alcuna finalità etica e sociale.

Così, mentre le aziende a stelle e strisce mirano al controllo dei semiconduttori avanzati e delle esportazioni, Pechino propone una cooperazione internazionale fondata su modelli open source e sul trasferimento di competenze a tutti i partecipanti all’Organizzazione per uno sviluppo condiviso delle capacità sempre crescenti dell’Intelligenza Artificiale.

Il lancio della WAICO, che si pone di fatto come il principale consesso mondiale in materia di Intelligenza Artificiale, è nato all’interno della WAIC, la World Artificial Intelligence Conference, ovvero la Conferenza Mondiale sull’Intelligenza Artificiale, che si svolge da un decennio annualmente a Shanghai, raccogliendo non solo tutte le più importanti aziende tecnologiche cinesi, ma anche di svariate altre nazioni del mondo, coinvolgendo ricercatori universitari, rappresentanti governativi, investitori e startup.

La Conferenza in questi anni è stata l’occasione per presentare i più recenti modelli cinesi di Intelligenza Artificiale ed anche il loro utilizzo in robot umanoidi e robot industriali, nelle tecnologie per la guida autonoma, nelle applicazioni mediche, industriali e militari, anche se queste ultime ovviamente mostrate non nella loro interezza per evidenti ragioni di sicurezza nazionale.

La Conferenza è da sempre l’occasione per connettere i colossi come Alibaba, Tencent, Baidu, Huawei e SenseTime, con la miriade di piccole startup nate in ogni angolo della Cina, implementate dall’entusiasmo di migliaia di giovani laureati in ingegneria.

Proprio da questa interlocuzione sono scaturite molte delle novità che la scienza cinese ha messo a disposizione dell’intera umanità, dai semiconduttori agli acceleratori per l’Intelligenza Artificiale, alle applicazioni derivate e connesse.

La stampa cinese, a partire dal “Renmin Ribao“, ovvero “Il Quotidiano del Popolo“, ha sottolineato come la considerazione planetaria riservata alla Cina quale nazione equilibrata e stabilizzatrice delle relazioni internazionali sia di fatto di giorno in giorno crescente, a fronte delle turbolenze globali, delle guerre e delle contraddittorie incertezze disseminate dalla nefasta presidenza statunitense, che di fatto poi traina nel marasma l’intero Occidente Collettivo, il quale appare esclusivamente orfano di una passata egemonia fondata sul furto delle materie prime energetiche, minerarie e alimentari del Sud Globale.

La stampa cinese 1 ha sottolineato il rafforzarsi dell’amicizia dentro il progetto della Nuova Via della Seta tra Cina e Kazakistan, dei legami indissolubili tra Cina e Cambogia, ma anche tra Cina e Thailandia, tutte relazioni definite latrici di una “consolidata fiducia strategica reciproca vibrante e dinamica” e come tutti i capi di stato e di governo presenti abbiano sottolineato come “la Cina abbia fatto dell’Intelligenza Artificiale un bene pubblico e non un bene privato.”

Il presidente Xi Jinping, nel suo lungo discorso al proposito ha affermato:

In quanto nazione responsabile, la Cina si è sempre impegnata per fornire beni pubblici a tutte le nazioni coinvolte in progetti di cooperazione, in particolare nel campo dell’innovazione tecnologica e ora in quello dell’Intelligenza Artificiale.

Nei prossimi cinque anni, la Cina offrirà opportunità di formazione in merito all’Intelligenza Artificiale per i giovani delle nazioni del Sud Globale, istituirà centri di cooperazione internazionale per le sue applicazioni, con accordi bilaterali volti a coinvolgere l’ASEAN, la Lega Araba, l’Unione Africana, la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e tutte le nazioni aderenti ai BRICS.”

Quindi il presidente cinese ha poi significativamente aggiunto: “La Cina di oggi contribuisce a creare opportunità di cooperazione in un’epoca turbolenta. La Cina non persegue la modernizzazione in un quadro di auto – isolamento, ma accoglie con favore la partecipazione attiva del maggior numero di amici stranieri interessati a un processo di modernizzazione che avrà ricadute positive per l’intera umanità a partire dal contrasto della disuguaglianza“.

Nel suo discorso alla Conferenza il Presidente kazako Tokayev ha affermato: “La Cina ha compiuto un balzo in avanti nello sviluppo, ha sradicato completamente la povertà assoluta, è diventata una potenza di livello mondiale, ha costruito un sistema economico diversificato e ha assistito alla fioritura di tecnologie all’avanguardia. Questo grande risultato deriva dalla forte leadership del Partito Comunista Cinese, il più grande partito politico al mondo e anche dalla leadership eccezionale e saggia guidata dal Presidente Xi Jinping.”

Tale discorso ha indotto il presidente Xi Jinping a indugiare nelle sue conclusioni sul ruolo del Partito Comunista nella costruzione di una Cina moderna e all’avanguardia a livello planetario in campo scientifico e tecnologico:

La ragione per cui il Partito Comunista Cinese è stato in grado di raggiungere costantemente risultati brillanti nella sua lotta, e per cui la storia e il popolo hanno scelto il Partito Comunista Cinese, risiede nel fatto che il Partito Comunista Cinese possiede qualità eccellenti come l’impegno nella ricerca della verità, il profondo radicamento nel popolo, il coraggio di assumersi le missioni storiche, l’allineamento con le tendenze dello sviluppo, l’audacia di affrontare anche le più ardue sfide e la capacità di farlo efficacemente, così come l’attenzione al rafforzamento della capacità produttiva e di ricerca scientifica e tecnologica.”

Il presidente cinese ha poi aggiunto: “Il quindicesimo Piano Quinquennale afferma chiaramente che si deve promuovere la creazione di un quadro di governance per l’Intelligenza Artificiale con un’ampia partecipazione internazionale, costruendo congiuntamente un ecosistema globale di Intelligenza Artificiale aperto, equo, basato sulla fiducia, diversificato e reciprocamente vantaggioso, a sostegno del Sud Globale e nel rafforzamento delle sue capacità in materia di Intelligenza Artificiale.”

1 La presente e le successive citazioni provengono tutte dall’edizione del 18 luglio 2026 del “Renmin Ribao”

* da http://newsnet.fr/

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Il contro-modello cinese sull’IA, una sfida per l’Europa

EDITORIALE di Le Monde – luglio 2026

In occasione della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale tenutasi a Shanghai il 17 luglio, il presidente cinese Xi Jinping ha presentato una dottrina per l’organizzazione dell’intelligenza artificiale che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’ordine tecnologico mondiale e rischia di annullare il vantaggio di cui i Ventisette [i membri dell’Unione Europea, ndr] disponevano sul piano normativo.

Nel campo dell’intelligenza artificiale (IA), gli scenari non sono mai scritti in anticipo. Finora, la narrazione più diffusa era la seguente: gli Stati Uniti godono di un decisivo vantaggio tecnologico, la Cina cerca di colmare il divario e l’Europa si sforza di limitarne gli eccessi attraverso la regolamentazione.

La Conferenza mondiale di Shanghai del 17 luglio ha però rimesso in discussione questo racconto. Xi Jinping non si è limitato a sancire il recupero della Cina: ha presentato una dottrina per l’organizzazione dell’IA che potrebbe ridisegnare gli equilibri dell’ordine tecnologico globale.

Presentandosi come il promotore di una «sinfonia della cooperazione internazionale», il presidente cinese ha mostrato i progressi delle imprese del suo Paese come la vetrina di un progetto politico. Dietro le promesse di un’intelligenza artificiale aperta, accessibile ed economicamente sostenibile per i Paesi in via di sviluppo, Pechino punta a imporre la propria concezione della governance digitale.

La dimostrazione non si è fermata ai discorsi: i rappresentanti di 29 Paesi hanno firmato l’atto costitutivo di un’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’IA, che avrà sede a Shanghai.

La Cina sta applicando una strategia già sperimentata con successo. Come è avvenuto per i pannelli solari, le batterie o i veicoli elettrici, il suo obiettivo non è necessariamente produrre la tecnologia più avanzata, bensì quella più accessibile.

I modelli sviluppati da DeepSeek, Moonshot e Zhipu AI offrono prestazioni vicine a quelle dei leader statunitensi, ma a costi incomparabilmente inferiori. Per una larga parte del mondo, questo rapporto qualità-prezzo prevarrà sui modesti vantaggi in termini di prestazioni assolute.

L’ambizione cinese, tuttavia, va oltre l’economia. Pechino vuole convincere il mondo che il proprio approccio, più regolamentato e maggiormente subordinato agli obiettivi dello Stato, rappresenti una risposta credibile alle preoccupazioni suscitate da questa rivoluzione tecnologica.

È vero che tali meccanismi di controllo si fondano su una censura incompatibile con le libertà fondamentali e sarebbe pericoloso confondere una regolamentazione democratica con un controllo autoritario. Resta però un dato incontestabile che la Cina sta sfruttando: ovunque, anche nelle democrazie, il tempo dell’autoregolamentazione delle piattaforme sta ormai giungendo al termine.

L’Europa riteneva di possedere un vantaggio sul piano normativo. L’idea era che la sua ambizione di imporre standard etici avrebbe compensato il ritardo industriale. Oggi Pechino minaccia di neutralizzare questo vantaggio, non tanto regolamentando meglio, quanto combinando un’offerta tecnologica competitiva con un discorso politico sostenuto ai massimi livelli dello Stato.

In assenza di una vera e propria terza via, l’Europa si ritrova stretta tra due modelli. Washington impone le proprie regole attraverso la superiorità tecnologica, l’extraterritorialità del proprio diritto e la possibilità di attivare un kill switch, un pulsante di arresto d’emergenza in grado di interrompere l’accesso a una tecnologia ritenuta strategica (come nel caso dei modelli più avanzati di Anthropic).

La Cina, invece, avanza facendo leva su un sofisticato soft power fondato sulla cooperazione tecnica e sulla diplomazia multilaterale. Ne deriva una situazione paradossale: è il regime autoritario a mettere in campo l’approccio più sofisticato, mentre la cosiddetta democrazia “liberale” impone il proprio modello facendo ricorso alla forza.

La lezione per i Ventisette è chiara: una norma esercita influenza solo se è accompagnata dalla capacità di trascinare gli altri. Oggi, però, l’Europa non dispone né della forza degli Stati Uniti né del potere di attrazione della Cina. Senza un’ambizione industriale all’altezza dei propri principi, le sue regole rischiano di imporsi soltanto a se stessa.

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