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Sull’AI sarà difficile trovare un punto d’incontro tra Cina e Usa

Rispondendo ai timori espressi il giorno precedente dall’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, con la pubblicazione del saggio We Must Pace the Frontier, Donald Trump domenica ha obiettato che «chi vince la competizione sull’intelligenza artificiale vince tutto». La competizione sull’AI con la Cina, secondo il presidente Usa, è un gioco a somma zero, il fronte più caldo di una rivalità da Guerra fredda 2.0, sul quale gli Usa non devono arretrare.

L’amministrazione repubblicana è disponibile a una regolamentazione limitata alla messa in sicurezza da terrorismo e criminalità, la Cina – ufficialmente – a una governance condivisa della tecnologia che sta già cambiando l’industria, la guerra e tanto altro. Trump e Xi Jinping ne discuteranno durante summit alla Casa bianca del 24 settembre, ma, con ogni probabilità, non troveranno alcun accordo significativo.

L’avvertimento di Amodei sui «seri rischi» legati allo sviluppo dell’AI – condiviso dal boss di OpenAI, Sam Altman, e dal capo di Tesla, Elon Musk – è arrivato dopo l’intervista della BBC a un ex ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, che ha sostenuto, tra l’altro, che «se non rallentiamo l’attuale ritmo dei progressi dell’AI, c’è una forte probabilità che potremmo morire tutti nel prossimo futuro».

Il papà di Claude ha dedicato l’ultima parte del suo scritto – in sostanza una proposta per rallentare lo sviluppo e controllare i modelli AI – alla «cooperazione con la Cina, il paese autocratico dotato, di gran lunga, delle capacità più avanzate nel campo dell’intelligenza artificiale». Le sue idee a riguardo appaiono intrappolate nella contrapposizione democrazie/autocrazie e nel realismo più duro, che vede le relazioni Cina/Usa solo come antagonistiche.

Sono tre i motivi principali per cui tra Cina e Usa sarà difficile trovare un punto d’incontro. Il primo è tutto interno agli Stati Uniti, dove l’AI è orientata anzitutto al profitto di vecchie e nuove corporation, con obiettivi privati che non coincidono con l’interesse collettivo. Il secondo è la sfiducia reciproca, per cui Cina e Usa fanno una gran fatica a elaborare regole assieme.

Il terzo è il più profondo: proprio l’AI è uno dei principali terreni di confronto tecnologico-industriale-economico. Washington sta costruendo con Pax Silica una filiera hi-tech assieme agli alleati; Pechino sta seducendo il Sud globale coi suoi modelli open source. A luglio, 29 Paesi hanno firmato l’accordo per la nascita della World Artificial Intelligence Cooperation Organisation, con sede a Shanghai.

* da Rassegna Cina, newsletter del Centro Studi sulla Cina Contemporanea

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