La Global Sumud Flotilla, dopo i ripetuti tentativi di forzare il blocco navale israeliano contro Gaza, si è data una nuova missione.
Il 20 agosto tre imbarcazioni della GSF sono partite dal porto di Brindisi facendo rotta questa volta verso l’isola albanese di Sazan. L’obiettivo è quello di unirsi alla mobilitazione popolare che da fine maggio vede una vastissima mobilitazione popolare opporsi ai grandi progetti turistici israeliani sulla costa meridionale del Paese.

L’iniziativa della GSF è in collaborazione con i collettivi italo-albanesi Mesdhe e Palestina e Lire.
La scelta del 20 agosto e del porto di Brindisi non è priva di significato. Gli attivisti della Flotilla hanno voluto creare un collegamento della loro partenza con il trentacinquesimo anniversario dell’arrivo a Bari della nave Vlora, che l’8 agosto 1991 portò in Italia oltre 20 mila cittadini albanesi in fuga dal paese.
Ma la Puglia è anche una delle regioni in cui “investitori israeliani” stanno acquisendo numerosi terreni per farne dei resort-rifugio.
Per la Global Sumud Flotilla – la rete internazionale nata per rompere il blocco israeliano su Gaza e già protagonista quest’anno di due missioni intercettate dalla marina israeliana in acque internazionali – l’iniziativa albanese rappresenta un’estensione del proprio raggio d’azione: dalla causa palestinese alle lotte ambientali e ai diritti dei migranti nel Mediterraneo (ma non solo).
“La Palestina ci mostra fin dove può arrivare un sistema coloniale quando gli viene permesso di avanzare. E ci insegna perché bisogna resistergli prima” – scrive in una nota la GSF – “Sazan oggi è un’isola finita nella lista dei desideri di chi pensa che avere abbastanza denaro e potere significhi poter comprare qualsiasi cosa. Ma quella terra non è vuota, non è una merce e il suo futuro non può essere deciso sopra la testa della popolazione albanese. Fare tesoro di ciò che ogni giorno il popolo palestinese ci insegna significa comprendere l’importanza della resistenza prima che sia troppo tardi. E l’Albania ha deciso di non restare a guardare mentre il proprio territorio viene trasformato in un affare per pochi”.
Le imbarcazioni impiegate, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, sarebbero quelle recuperate dopo essere rimaste danneggiate dai militari israeliani durante le missioni verso Gaza.
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