Il vertice dei ministri finanziari del G20 negli Stati Uniti non è riuscito a produrre un comunicato congiunto per l’opposizione al testo finale da parte della Cina. Anche la foto immagine finale ha avuto dei sussulti per la presenza al vertice del ministro dell’economia russo invitato dagli USA. Alla fine il ministro russo si è fatto da parte ma si è rivelato chiaramente nel vertice ci fosse un convitato di pietra bello pesante.
Quasi contemporaneamente, il 1° settembre si è tenuta a Bishkek, la capitale del Kirghizistan, la 26a riunione del Consiglio dei capi di Stato dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e la riunione “SCO+”.
In questa sede internazionale, ormai alternativa ai vertici del G7 e G20 a guida euroatlantica, il presidente cinese Xi Jinping è intervenuto avanzando quattro proposte per lo sviluppo dell’organizzazione e tre indicazioni su come valorizzarne il ruolo.
Nel formato allargato “SCO+”, hanno partecipato anche i leader di Paesi osservatori e partner, tra cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, quello azero Ilham Aliyev, il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente mongolo Ukhnaa Khurelsukh. Presenti inoltre i rappresentanti di Laos, Vietnam, Togo ed Egitto. L’Afghanistan e la Mongolia figurano tra i Paesi osservatori della SCO, mentre Turchia, Azerbaigian e Armenia sono “partner di dialogo”.
Alla conferenza il presidente cinese Xi Jinping ha avanzato quattro proposte: dare priorità allo sviluppo per aprire prospettive di prosperità comune, porre la sicurezza al primo posto per costruire un ambiente universalmente sicuro, mettere le persone al centro coltivando le basi dell’amicizia tra le generazioni, rendere efficaci dialogo e consultazione per una governance equa e ordinata.
Ma, a differenza dei vertici di Brics, in cui è l’economia a fornire la cifra, la cooperazione in materia di sicurezza è la pietra angolare della SCO.
La Cina ha chiesto di “impedire alle forze esterne di interferire negli affari interni degli Stati membri, mettendone in pericolo la sicurezza politica e minando la stabilità regionale”. Ha indicato inoltre la necessità di rafforzare la rete di sicurezza comune e di accrescere la capacità dei membri di rispondere alle minacce, così da tutelare più efficacemente la pace regionale.
Dopo venticinque anni e in un clima internazionale sempre più turbolento, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai si trova di fatto ad un nuovo punto di partenza.
Xi ha affermato che la Cina è pronta a contribuire a trasformare la SCO in un’importante piattaforma per l’attuazione dell’Iniziativa Globale per la Sicurezza. La Cina è inoltre disposta a collaborare con tutte le parti per attuare l’Iniziativa Globale per la Civiltà e sostiene la SCO nel perseguire una cooperazione esemplare per l’attuazione dell’Iniziativa Globale per la Governance.
Li Yongquan, esperto del Centro di Ricerca per lo Sviluppo del Consiglio di Stato, ha dichiarato martedì al quotidiano cinese Global Times che l’essenza dello sviluppo della SCO negli ultimi 25 anni è stata quella di aver trovato la giusta via di coesistenza, caratterizzata da “non alleanze, non scontri” e senza prendere di mira terze parti, riunendo al contempo i Paesi della regione per costruire una casa comune.
Il vertice della SCO conclusosi martedì a Bishkek ha visto i leader degli Stati membri sottoscrivere e pubblicare la Dichiarazione di Bishkek, approvando il protocollo sugli emendamenti e le integrazioni alla Carta della SCO, il regolamento sul Centro universale della SCO per il contrasto alle sfide e alle minacce alla sicurezza e il regolamento sul Centro antidroga della SCO.
Secondo quanto riportato dall’agenzia cinese Xinhua sono stati adottati 28 documenti finali che riguardano settori quali la sicurezza, la cooperazione economica e interpersonale e lo sviluppo organizzativo. La Cina istituirà inoltre un centro di cooperazione internazionale sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale per i paesi aderenti alla SCO.
Una delle proposte centrali avanzate dall’Iran nel vertice di Bishkek è stata la creazione di una “Banca di Sviluppo di Shanghai”, la cui struttura di capitale si baserebbe sulle valute nazionali degli Stati membri e sarebbe supportata da sistemi indipendenti per il commercio e i regolamenti finanziari.
Un meccanismo che metterebbe anche formalmente fine al controllo statunitense sulle transazioni finanziarie internazionali. Ancora non se ne vedono i risultati in modo evidente, ma la tendenza e le sperimentazioni sul campo nelle transazioni ormai sono in atto.
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