Leggo tante chiacchiere in giro sul voto in Sassonia e la vittoria dell’Afd. Chi si meraviglia. Chi se la prende giustamente con i demo-liberali guerrafondai. Chi con la sinistra istituzionale e radicale. Chi mostra disillusione e se lo aspettava, come il sottoscritto.
Ma nessuno ha provato a fare un’analisi di “classe” del voto tedesco per settori sociali. Ci ho provato con l’ausilio della Ai e con alcuni dati tratti da Die Welt, Reuters, Bild. Ovviamente non è nulla di scientifico. Ma vediamo…
Il dato fondamentale delle elezioni di ieri in Sassonia è che non è più corretto purtroppo descrivere l’elettorato di Afd semplicemente come “piccola borghesia arrabbiata” o “operai dell’Est”. È diventato molto più trasversale, anche se esistono differenze sociali molto nette.
Le prime analisi disponibili indicano soprattutto cinque caratteristiche del profilo sociale del voto Afd. Ovvero operai e lavoratori manuali sono tra i gruppi più favorevoli all’Afd. Già prima del voto gli analisti di Infratest dimap segnalavano una particolare propensione degli operai verso l’Afd.
Uomini più delle donne: il divario di genere rimane significativo. L’Afd è più forte tra gli uomini ma ormai è comunque il primo partito anche tra le donne
Persone senza Abitur, con istruzione medio-bassa. L’Afd è sovrarappresentata tra chi non possiede un diploma superiore. Anche qui, tuttavia, non è più una formazione confinata ai meno istruiti.
Età lavorativa, soprattutto 35–60 anni. Questo è forse il dato più impressionante del voto di ieri. Nella fascia 35–60 anni l’Afd avrebbe superato il 50%, quindi una vera maggioranza assoluta.
Piccole città e aree rurali. L’Afd tende a essere più forte fuori dai grandi centri urbani. Quindi, socialmente, la base più forte è qualcosa del tipo: uomo, in età lavorativa, operaio o lavoratore dipendente, con istruzione non universitaria, residente in una piccola città o area rurale dell’Est.
Questa descrizione tuttavia da sola è ormai insufficiente. La cosa veramente seria è che l’Afd è diventata un partito interclassista.
Con un risultato vicino al 45% infatti, necessariamente entra in quasi tutti i gruppi sociali. Già prima del voto gli esperti sottolineavano che la differenza tra gruppi era ormai soprattutto quantitativa, non qualitativa. L’Afd infatti ha ormai sostenitori in praticamente tutte le fasce.
Questo spiegherebbe perché è sbagliato dire semplicemente che Afd è il partito degli operai. Sarebbe invece più corretto dire che l’Afd è diventata il partito dominante del ceto popolare dell’Est e contemporaneamente ha conquistato una parte consistente del ceto medio.
E gli altri partiti? Qui emerge una divisione sociale molto interessante. La Cdu è più forte tra anziani, pensionati e ceto medio tradizionale. È stata massacrata infatti soprattutto tra le generazioni giovani e adulte.
Nella fascia oltre i 70 anni, invece, Cdu e Afd sarebbero praticamente alla pari, entrambe intorno al 31%. E gli over-70 costituiscono la principale fascia di forza dell’ex partito della Merkel. Il che significa che la Cdu sta diventando sempre più un partito anziano, relativamente benestante, legato alla continuità dello Stato e delle istituzioni.
Ed è impressionante il contrasto generazionale. Tra i 18–24 anni la Cdu sarebbe appena al 5%, mentre tra gli over 70 arriva a circa il 31%.
Analizziando la Die Linke e il voto popolare dell’Est che è passato all’Afd possiamo notare invece che tradizionalmente Die Linke aveva una fortissima componente di operai, pensionati, disoccupati e cittadini dell’ex Germania Est. Ma una parte enorme di quel vecchio elettorato sarebbe ormai migrata verso l’Afd.
Infatti, nell’analisi preliminare della migrazione elettorale, l’Afd avrebbe preso circa 157.000 voti da precedenti non-votanti. Circa metà di quelli provenienti da altri partiti sarebbe arrivata dalla Cdu. Circa 11.000 dalla Linke. 7.000 dalla Spd. 19.000 dalla Fdo
Quindi c’è un fenomeno fondamentale: l’Afd non starebbe semplicemente sostituendo la Cdu, starebbe assorbendo anche una parte dell’antico elettorato popolare della sinistra orientale.
La Spd invece è ormai molto più debole. E questo è forse il dato politicamente più significativo. Era il partito degli operai e dei lavoratori dipendenti. Ma in Sachsen-Anhalt l’Afd è riuscita a diventare molto più forte proprio in quel segmento.
Il fatto che dall’Spd siano arrivati direttamente all’Afd “solo” circa 7.000 elettori suggerisce però qualcosa di molto inquietante. La trasformazione non è soltanto una migrazione dall’Spd all’Afd. È soprattutto un passaggio dal non voto all’Afd.
I Verdi invece sono l’opposto sociologico dell’Afd. Qui la contrapposizione è quasi speculare. I Verdi tedeschi tendono ad essere molto più forti tra laureati, professionisti, ceto medio urbano, grandi città, persone con redditi relativamente elevati, giovani con elevato livello d’istruzione.
L’Afd invece, come dicevamo, sarebbe particolarmente forte tra lavoratori manuali, persone senza Abitur, uomini, fasce d’età lavorative e aree rurali/piccole città.
Perciò, se dovessimo costruire una mappa sociologica molto semplificata, avremmo: Operai (Afd). Lavoratori senza Abitur (Afdl). Uomini (Afd). 35–60 anni (AfD). Piccole città/ campagna (Afd). Over 70 (Cdu/Afd). Pensionati tradizionali (Cdu). Laureati/professionisti urbani (Verdi). Ceto medio urbano progressista (Verdi). Elettorato della sinistra tradizionale dell’Est (Afd/Linke),
Ma c’è un punto ancora più determinanre. A mio avviso il dato più importante delle elezioni di ieri non è semplicemente quello che ci dice che l’Afd ha preso il 44%. Ma è da dove sono arrivati quei voti. L’Afdl avrebbe infatti kncombinato tre elettorati che storicamente appartenevano a mondi diversi:
1. Ex elettorato Cdu/conservatore: soprattutto per immigrazione, sicurezza, ordine e protesta contro il governo.
2. Vecchio elettorato operaio/popolare della Spd e della Linke: salari, costo della vita, deindustrializzazione, sensazione di abbandono delle regioni orientali.
3. Giovani e nuovi elettori/non-votanti soprattutto attraverso le questioni riguardanti l’immigrazione, social media, protesta contro le élite e identificazione con una destra radicale percepita come “anti-sistema”.
La terza componente è particolarmente significativa. LAfd non sarebbe semplicemente il partito dei vecchi nostalgici della Ddr. Starebbe diventando un partito anche dei giovani.
In altre elezioni regionali recenti, per esempio, l’Afd è già arrivata prima tra gli under-25, e gli studiosi hanno evidenziato proprio la sua capacità di penetrare tra giovani con basso livello d’istruzione.
Chi ha votato invece il partito di Sahra Wagenknecht, Sahra la rossa? Il profilo del Bsw è abbastanza particolare. È un elettorato popolare, prevalentemente dell’Est, ma politicamente trasversale.
In generale il Bsw (Bündnis Sahra Wagenknecht) avrebbe trovato terreno soprattutto tra lavoratori e ceto popolare, persone con redditi medio-bassi e una percezione negativa della propria situazione economica, elettori più anziani, molto più che tra i giovani, persone dell’ex Germania Est, dove il partito combina temi sociali con posizioni molto critiche verso immigrazione, Nato e sostegno all’Ucraina, ex elettori della Linke, ma anche una quota significativa di ex elettori Sod e Cdu.
La cosa interessante è che il Bsw occuperebbe quindi una posizione che potenzialmente potrebbe competere contemporaneamente con Afd e Linke.
Socialmente è vicino alla sinistra popolare, ma su immigrazione, guerra e identità nazionale si avvicina molto di più all’elettorato Afd. Le analisi del voto in Germania orientale hanno infatti mostrato una forte sovrapposizione tra i bacini elettorali Bsw e Afd.
E questo rende il risultato del Bsw particolarmente importante. Un Bsw forte può togliere voti all’Afd, ma anche alla Linke e alla Spd.
Per chiudere, in poche parole. La trasformazione sociale dell’elettorato tedesco orientale potrebbe essere riassunta così:
la Cdu conserva soprattutto gli anziani e il conservatorismo istituzionale. La Linke conserva una parte della sinistra popolare. I Verdi rappresentano soprattutto il ceto urbano istruito.
Mentre l’Afd starebbe unificando una grande parte del vecchio elettorato operaio dell’Est con il conservatorismo piccolo-borghese e una nuova generazione di giovani anti-establishment.
Fatte queste valutazioni la domanda è una sola. Cosa pensa di fare la sinistra di classe anticapitalista, antimperialista e rivoluzionaria? Continuiamo con i proclami social e le rivoluzioni nei cessi di casa nostra?
Continuiamo con il disfattismo e lo sconfittismo elettoralistico? Con le analisi colte e i moniti tanto inutili quanto irritanti ad ogni avanzata dell’orda nera?
O pensiamo finalmente a riconnetterci con il nostro blocco sociale di riferimento e di passare al contrattacco? Perche una cosa è chiara.
Questi tra poco la clandestinità ce la imporranno di forza. Altrimenti la galera. E ci andrebbe pure bene…
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