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Spagna. L’11 novembre sarà “huelga general”

Lo sciopero generale chiesto a gran voce dalle organizzazioni sindacali degli inquilini, appoggiato in un primo momento dalla libertaria CGT e sostenuto poi dalle due maggiori centrali sindacali spagnole CC.OO e UGT, si svolgerà l’11 novembre con la partecipazione di importanti realtà sindacali “regionali”, come la CIG gallega e le due organizzazioni sindacali basche ELA e LAB, oltre ai CO.BAS e Solidaridad Obrera.

Il Paro general per il diritto all’abitare e contro lo strapotere della rendita, è il risultato della costante pressione popolare che dal giorno dello sgombero di Maricarmen ha imposto all’agenda politico-sindacale le proprie istanze, riuscendo tra l’altro a far approvare all’interno dell’organismo di governo che sostituisce il parlamento sciolto, i due decreti che erano stati bocciati dalle Cortes a causa al voto congiunto della destra (PP e VOX) e degli autonomisti di Junts.

A poche ore dalla notizia, colei che è diventata il simbolo per il diritto all’abitare, la combattiva 87enne Maricarmen è deceduta, o meglio come sostiene legittimamente il movimento per il diritto all’abitare e la sinistra radicale “è stata assassinata”.

Maricarmen Abscal, è stata una dei più di 24 mila sfratti che annualmente si compiono in Spagna, più di 425 mila negli ultimi dieci anni a causa dei un’emergenza prodotta dalla rendita immobiliare che ha fagocitato il patrimonio abitativo, rendendo la casa un veicolo di investimento immobiliare per la speculazione edilizia e la fiorente industria turistica che ha cambiato il volto delle città, non solo spagnole.

Nonostante la sua grave infermità, Maricarmen Abascal è stata sfrattata il 23 di settembre e da allora ricoverata all’ospedale; è poi deceduta al Gregorio Marañon di Madrid

Il suo violento sgombero è stata la scintilla che ha fatto saltare la polveriera iberica sviluppando un movimento popolare in ascesa, costringendo il governo a fare quello che non era riuscito a fare in 8 anni per tamponare l’urgenza abitativa, per andare sotto in parlamento ed essere costretto a convocare nuove elezioni per il 29 novembre.

Un movimento organizzato di massa che ha imposto uno sciopero generale a cui aderiranno praticamente tutte le organizzazioni sindacali, costringendo la destra a mostrare il proprio volto ferocemente anti-popolare a discapito dei sentimenti di una parte del suo stesso bacino elettorale.

Contro il primo sciopero generale da 14 anni a questa parte è un coro unico delle organizzazioni padronali, dei sindacati corporativi e delle formazioni della destra che vorrebbe discreditare le ragioni delle rivendicazioni come “non attinenti al mondo del lavoro“!

Pepa Millán di Vox, ha detto con sommo sprezzo del ridicolo che le organizzazioni sindacali che l’hanno convocato “non rappresentano i veri lavoratori della Spagna”, mentre sui social dilagano i post pagati dalla destra per denigrare i sindacati e sabotare lo sciopero.

Eppure l’ultimo sciopero generale, è stato appunto il 12 novembre del 2012.

Non sono stati infatti molti gli scioperi generali nella Spagna “post-franchista” sostenuti dalle due moderate centrali sindacali più rappresentative in termini di adesioni: 14 dicembre del 1988 durante il governo socialista di Felipe González, il 28 maggio del 1992, il 24 gennaio del 1994, il 20 giugno del 2002, il 29 settembre del 2010.

Si tratterà, quindi di una giornata storica, ad appena due settimane e mezza dalle elezioni, tenuto conto del fatto che le stesse centrali sindacali (CC.OO e UGT) non avevano aderito allo sciopero generale del 15 ottobre scorso contro il genocidio a Gaza ed in appoggio alla Global Sumud Flotilla, promuovendo solo astensioni parziali.

Sul fronte elettorale, per ciò che concerne le formazioni alla sinistra del PSOE, formate per la maggioranza dal ribattezzato Frente Amplio – composto dalle organizzazioni che hanno appoggiato l’ultimo governo socialista entrando organicamente nell’esecutivo e da Podemos che aveva co-governato “imponendo” un accordo di programma in quello precedente – è possibile che venga raggiunto un accordo su una candidatura unica.

Mentre Podemos propone le primarie per il 13-14 ottobre per eleggere il o la leader della coalizione, si è ufficializzata da parte di Más Madrid la proposta della candidatura della ex sindaca di Barcellona, Ada Colau, che si è detta gratificata della proposta.

Se la rappresentanza politica della sinistra radicale non è ancora riuscita a “trovare” una quadra e sembra più impegnata a focalizzarsi su una comunque difficile prova elettorale, considerando i forti limiti dell’azione dei due governi socialisti degli ultimi otto anni e quella che sembrava l’ascesa impetuosa della destra, il movimento sociale che ha preso forma grazie alla costanza e caparbietà delle organizzazioni sociali e politiche attive è con il vento in poppa.

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