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Due “terroristi” in un’altra base inglese. Ops, sono lettoni…

L’ansia di guerra produce mostri, sia sul piano della “comunicazione” dei governi occidentali sia su quello operativo. Ogni allarmismo, infatti, deve essere nutrito con incidenti, segnalazioni, piccoli e grandi eventi che lo rendano credibile.

E visto che la Russia si ostina a non invadere l’Europa, ecco che dei “volenterosi” provano a produrre “fatti” adatti a far salire la temperatura guerrafondaia.

In gergo militare e diplomatico si tratta di piccole provocazioni “false flag” – falsa bandiera, ossia prodotte in loco ma attribuite ai russi (o all’Iran), una specialità molto occidentale, per chi ricorda un ex generale con una boccetta in mano all’assemblea dell’Onu per giustificare l’invasione dell’Iraq.

La miriade di “droni russi” segnalati tutti i giorni non fanno danni, come i fantasmi. E i “disturbi elettronici” della cosiddetta “guerra ibrida” non sono abbastanza convincenti, forse perché non arrivano a spegnare la televisione durante la partita serale.

Abbiamo tutti capito facilmente, per esempio, che i cinque – poi sette – arrestati vicino alla base aerea di Fairford, appartenente alla Raf inglese ma in concessione agli Usa per i bombardieri che andavano sull’Iran, non erano affatto “terroristi persiani”, visto che si trattava di giovani inglesi scarcerati dopo poche ore. Però il giochino era stato sufficiente a convincere gli americani a spostare altrove quei bombardieri, visto che quella base non garantiva abbastanza “sicurezza”.

Ora la replica, con schizzi di materiale organico sgradevole. Due uomini sono stati arrestati all’interno della base militare di Molesworth, nel sud-est dell’Inghilterra, anch’essa della Raf ma ospitante hub di intelligence statunitensi e della NATO. Erano entrati con il classico buco nella recinzione perimetrale.

Al contrario dei cinque poveretti sorpresi ad una certa distanza da Fairford, questi due erano proprio dentro, con presumibili “cattive intenzioni” visto che non erano passati dagli ingressi ufficiali.

Il problema è che si tratta di due lettoni, ossia di due cittadini europei di un paese membro della Nato. Alleati a tutti gli effetti, insomma. Anche se di quella fetta baltica di alleanza (Estonia, Lettonia, Lituania) che sta facendo da tempo carte false per scatenare una guerra alla Russia che loro, da soli, non si possono proprio permettere. E quindi provano a “convincere” tutti gli altri a darsi finalmente da fare.

Basti ricordare le farneticazioni quotidiane della sedicente “alta rappresentante per la politica estera UE”, la svalvolata Kaia Kallas, o suo connazionale Tarmo Kundla, neo capo del sedicente “esercito” estone (4.500 uomini in tutto, solo un terzo “professionisti”), che sposta le truppe al confine e vaneggia di “vittorie” da ottenere rapidamente sul campo…

I due lettoni, di 36 e 32 anni, sono attualmente detenuti con l’accusa di violazione di domicilio e di essere entrati in un luogo vietato “per uno scopo pregiudizievole per il Regno Unito“, secondo l’elegante formula riservata ai terroristi “alleati”.

“Siamo ben consapevoli del recente aumento dell’interesse e della preoccupazione attorno ai siti militari“, ha dichiarato il comandante Helen Flanagan, a capo della Polizia Antiterrorismo di Londra. “Ma in questa fase non c’è nulla che suggerisca che questo incidente sia collegato agli eventi della RAF Fairford“.

L’unico collegamento è la pretesa di far partire una guerra vera e propria – “breve ma intensa”, come i conflitti nucleari – a forza di far finta di condurre una “guerra ibrida”.

Anche se è sempre meno ibrida e più “classica”, visto che il Comitato militare che assiste e fornisce consulenza al Consiglio Atlantico, al Comitato di pianificazione della difesa e al Gruppo di pianificazione nucleare della Nato, guidato dal generale italiano Cavo Dragone si è recato ufficialmente in questi giorni a Kiev.

Il ruolo principale di questo Comitato militare è quello di fornire indicazioni e consulenza in materia di politica e strategia militare all’Ucraina. Di fatto, un’entrata in guerra vera e propria, perché ogni “consulenza” si fa inviando “consulenti”, ossia contingenti militari con le competenze specifiche ritenute indispensabili.

Vedremo probabilmente la notizia dei due lettoni entrati nottetempo in una base inglese sparire dai giornali (su quelli italiani non c’è proprio arrivata, nonostante ne parlino Bbc e Cnn, e altre fonti occidentali autorevoli), ma resta il fatto che si va costruendo il clima che prima o poi sfocia in una guerra.

Le piccole provocazioni “false flag”, infatti, sono la spia di una volontà politica ancora minoritaria e per nulla supportata dall’opinione pubblica europea, in nessun paese. E’ quindi gioco forza inevitabile che queste provocazioni salgano di livello, trasformandosi in azioni vere e proprie, probabilmente con morti e feriti, in modo da vincere quelle “stupide resistenze pacifiste”.

Nel paese delle stragi di Stato, di Piazza Fontana e della Stazione di Bologna, ecc, non c’è neanche bisogno di spiegare come sia possibile…

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