Parigi. I server non dimenticano. Soprattutto se ti credi già nominato Primo ministro. Jordan Bardella, attuale presidente del partito dell’estrema destra francese e rampollo politico di Marine Le Pen, lo sta imparando a sue spese. L’inchiesta di Mediapart è il suo incubo. L’accusa è pesante. Tra il 2013 e il 2015 avrebbe inviato messaggi privati su Messenger dal contenuto esplicitamente antisemita.
La prova della coincidenza
L’aspirante inquilino di Matignon respinge ogni accusa. Definisce i file “falsi grossolani” creati proprio per ostacolare la sua nomina a Premier. Una reazione indignata, insomma, roba che quasi ci si aspetterebbe di vederlo giurare sulla propria purezza digitale davanti alle telecamere. Ha anche sporto denuncia per diffamazione, ma Mediapart ha risposto pubblicando i dati estratti dai server di Meta, formalmente certificati da un ufficiale giudiziario.
Oggi, 9 ottobre, emerge un nuovo elemento nell’inchiesta: un legame diretto tra le chat private e l’attività pubblica del politico. Il 12 settembre 2013, il profilo Messenger incriminato invia un messaggio privato. Solo due minuti prima, l’account Twitter ufficiale di Bardella aveva pubblicato un post.
Entrambi i testi trattano lo stesso argomento con le medesime parole: «Le Conseiller Economique de François Hollande, employé par la Banque Rotschild» (“Il consigliere economico di François Hollande, impiegato dalla Banca Rotschild“). I due messaggi condividono anche la stessa, singolare grafia errata, con la parola «Rotschild» scritta senza la prima “h”.
Inoltre, le chat sono piene di dettagli intimi e familiari che all’epoca nessuno conosceva, ma che Bardella ha inserito molti anni dopo nella sua autobiografia. Per un politico ossessionato dal controllo millimetrico della propria immagine, farsi tradire da un copia-incolla sincronizzato è un vero capolavoro di sbadataggine.
Quattro testimoni e un colpo di spugna

La strategia della negazione totale vacilla. Mediapart schiera quattro nuovi testimoni. Sono ex militanti ed ex conoscenti dell’ambiente che gravita intorno al Front National( divenuto oggi Rassemblement National).
Tutti dicono la stessa cosa. Quel profilo Messenger era proprio dell’attuale presidente del partito dell’estrema destra francese. Lo usava lui in prima persona. Uno di loro ha persino mostrato le proprie vecchie chat con lo stesso Bardella. I tasselli coincidono.
I testimoni descrivono un giovane che esprimeva tesi razziste, affascinato dall’ideologo fascista e antisemita Alain Soral. I messaggi contengono scambi sul suo cursus di studi, sulle sue attività associative e sulle beghe interne alla galassia del Front National.
A peggiorare la situazione del rampollo di Marine si aggiunge un altro retroscena svelato dal settimanale Le Canard enchaîné. Mentre Bardella proclama la sua totale estraneità, l’analisi dei dati rivela uno strano tempismo: il famigerato account Facebook è stato completamente svuotato proprio tra il 28 settembre, giorno del primo articolo di Mediapart, e il 2 ottobre.
Le conversazioni del 2013 e del 2014 sono sparite. Un’operazione di pulizia profonda che, secondo il giornale satirico, richiede necessariamente l’azione manuale e diretta del legittimo proprietario del profilo.
Il vicolo cieco tecnologico e i sondaggi

La replica di Bardella? Su LCI si difende con un’acrobazia dialettica di dubbia efficacia. Sostiene di non poter produrre i propri registri Facebook perché ha cancellato quel vecchio account molti anni fa. Una mossa comoda, che però fa acqua: cancellare il proprio profilo non elimina le chat dai server di Meta né dagli account di chi ha ricevuto i messaggi.
E non spiega in alcun modo come Mediapart abbia ottenuto file ufficiali, estratti tramite le leggi europee sulla privacy e certificati da un ufficiale giudiziario.
L’opinione pubblica francese non sorride affatto. Un sondaggio Ifop di oggi, 9 ottobre, gela lo stato maggiore del partito dell’estrema destra. Per il 74% dei francesi le accuse sono “gravi”. Il 21% degli intervistati ha già modificato in peggio la propria opinione sul Presidente del partito lepenista.
La corsa per la guida del governo si fa improvvisamente ripida, la storytelling del volto nuovo, il bel ragazzo perbene e moderato comincia a scricchiolare.
Ma scricchiolano anche e non poco, le certezze di Marine Le Pen che già si vedeva all’Eliseo. Adesso quel che sale è il soffio di rivolta che serpeggia nelle strade francesi ed è un vento anticapitalista di sinistra radicale.
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