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Guerra e austerità: lo sciopero che spegne la logistica

Marsiglia. Tutto è pronto. Venerdì 30 ottobre i portuali congelano i grandi scali. Niente merci. Banchine vuote. I lavoratori di decine di hub internazionali incrociano le braccia e staccano la spina alla logistica globale. Non si tratta solo di difendere i salari e i contratti, già sotto attacco, questa volta la lotta sale di livello.

La scintilla è partita dal CALP-Usb di Genova, il collettivo dei camalli che da anni intercetta e blocca i carichi di armi e che lo scorso anno, con la partenza della Global Sumud Flotilla per Gaza, ha portato in piazza oltre 40.000 persone solo nel capoluogo ligure, catalizzando oceaniche mobilitazioni in tutto il Paese.

Quel primo, ma intenso fuoco ha acceso una miccia che sta adesso incendiando il mare: i moli di 40 grandi terminal marittimi internazionali si uniscono contro l’economia di guerra.

Tolleranza zero contro i decreti di guerra. In Italia, la straordinaria mobilitazione internazionale si fonde con la rabbia interna: il blocco coincide con lo sciopero generale proclamato dal sindacato USB. L’agenda dei governanti, da Parigi a Roma, da Berlino a Bruxelles, è infatti una farsa spietata: miliardi per i missili, zero per la sanità. Scuole a pezzi, ma droni di ultima generazione.

I soldi per le bombe appaiono per decreto, quelli per contrastare la morsa del carovita e un’inflazione che divora i salari evaporano. Una contabilità di guerra contro cui i sindacati, da Genova a Marsiglia fino a Istanbul, dichiarano tolleranza zero. Mentre l’Unione Europea accelera su automazione e militarizzazione delle aree di sbarco, i camalli rispondono sbarrando i varchi.

L’autunno caldo in Francia

In Francia, la giornata del 30 ottobre si inserisce nel bel mezzo del durissimo conflitto sociale in corso. La CGT ha già disposto la serrata nei moli, anticipando di pochi giorni la grande mobilitazione generale dell’Intersindacale fissata per il 5 novembre. Le Havre, Rouen, Marsiglia: tutto sigillato per 24 ore.

Gli armatori sudano freddo e i manager si disperano. Dovranno spiegare ai clienti che i loro profitti, questa volta, sono rimasti a terra.

Il punto debole del sistema

Davanti a governi che tagliano il pane per comprare il piombo, i lavoratori rispondono con il blocco totale. Se i flussi globali devono grippare per impedire il trasporto di munizioni verso Gaza, che così sia.

Il capitalismo ha un punto debole: la solidarietà internazionale. Le armi non passano. La catena di montaggio scopre di avere un ingranaggio che non può controllare: la coscienza di classe.

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