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“Cessate subito”… di prendere in giro il mondo

La faccenda sta diventando imbarazzante. Un presidente degli Stati Uniti che appare un piazzista di se stesso, un bel po’ fuori di cranio, non rassicura nessuno. A partire dal fatto che viaggia con una pericolosa valigetta nucleare a disposizione…

L’annuncio della “tregua energetica” tra Russia e Ucraina è rapidamente debordata a manifestazione di impotenza parolaia. “Ucraina e Russia hanno accettato un cessate il fuoco immediato limitato agli attacchi alle infrastrutture energetiche”, ha annunciato su Truth. “Con effetto immediato, c’è un CESSATE IL FUOCO ENERGETICO nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti hanno accettato. Non violatelo!“.

Volodymyr Zelenskij si è detto all’oscuro della cosa, la Russia ufficialmente tace, entrambe le parti hanno continuato a bombardare con droni le rispettive infrastrutture energetiche (con predilezione ucraina per le raffinerie e i depositi di petrolio russi), a dimostrazione empirica che le parole di Trump non corrispondono a nessun processo reale.

La spiegazione della sortita è spaventosamente banale: “tranquillizzare” i mercati dell’energia, che già stavano scontando positivamente l’accordo effettivo sul diesel russo (4,8 milioni di tonnellate, pari a 9 giorni di consumo interno statunitense), e quindi favorire una discesa dei prezzi sia internazionali che, soprattutto, alla pompa. L’unico suo interesse vero, perché incide sul voto ormai alle porte (il 3 novembre).

Il problema è che di solito “i mercati” reagiscono male alle notizie false che vorrebbero depistarli. E se una cazzata arriva direttamente dalla Casa Bianca il danno è maggiore…

Stamattina la reazione è ancora tranquilla, moderatamente positiva per le borse europee. Nel corso della giornata vedremo se ci sarà qualche conferma alle chiacchiere in grado di stabilizzare il ribasso del greggio oppure se si prenderà atto che a Washington non c’è più un personale politico attendibile.

Difficile qualificare altrimenti un’amministrazione con presidente così, un ministro della guerra che in mancanza di vittorie sul campo vuol aprire un serial streaming sulle fucilazioni in diretta, un vicepresidente che giura che non le guarderà (è ufficialmente cattolico), un ministro degli esteri imparentato con narcotrafficanti che guida l’assalto a Cuba e al Sudamerica, un altro all’economia (Bessent) impelagato negli Epstein files che deve guardarsi dal sospetto di essere il mandante della morte di un whisteblower che lo aveva tirato in causa. Ecc.

Di serio, al momento, c’è solo un aumento considerevole della pressione Usa su Zelenskij perché si faccia da parte, favorendo tramite nuove elezioni (in ritardo ormai di due anni e mezzo) l’emergere di figure disponibili a trattare per la fine della guerra. In Ucraina, del resto, si vanno moltiplicando le manifestazioni contro la sua junta, nonché le diserzioni tra i soldati al fronte e gli scontri duri tra cittadini e le squadre dei “reclutatori” che rapiscono a forza uomini per strada.

L’ex comico naturalmente nicchia. “Dite a Putin di darci due mesi e sessanta giorni”, per fare le elezioni, ha risposto. Mentre da Mosca, col solito aplomb, il portavoce del Cremlino, Peskov, si è limitato a ricordare: “Trump ha detto di credere che sia giunto il momento di un nuovo presidente. Perché? Perché il presidente ucraino deve prendere decisioni molto importanti e molto difficili per fermare questa guerra. O Zelensky si assume questa responsabilità e dimostra la volontà politica, oppure no“.

Per la Russia, insomma, un presidente ucraino vale l’altro, basta che si sieda e accetti una trattativa che partirà ovviamente dalla situazione maturata sul terreno. Con perdite, insomma.

Patetica e irrealistica come sempre la posizione dei paesi europei, che insistono nell’attribuire soltanto a Putin la volontà di andare avanti con la guerra, mentre fanno di tutto – con soldi, armi e “consulenti” militari – perché Kiev ritardi il più possibile il momento della trattativa.

Una posizione ormai apertamente irrisa anche da Kirill Dmitriev, inviato di Putin per la cooperazione economica: “I governi di Regno Unito e Unione europea, i loro seminatori di guerra (invasi dai migranti, a corto di diesel, petrolio e gas) dovrebbero smettere di infiammare la guerra“.

Il commento è in parte odioso (l’”invasione dei migranti” è un falso squallido che dà credito agli slogan dell’estrema destra neofascista), ma mette il dito nella piaga: non avete il necessario per restare in piedi, inutile che sognate una guerra vittoriosa…

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