Che gli strumenti informatici per lo spionaggio prodotti da Israele, uno stato che esiste solo in virtù di uno stato di guerra continuo, fossero ambiti dalle classi dirigenti occidentali lo avevamo scoperto col caso Paragon, e non solo. Ma la vicenda esplosa intorno a Discover-Tech ci dice che il sionismo è pronto a mettere in pericolo la sicurezza di tutti, anche degli alleati, per portare a termine la sua visione suprematista e genocidiaria.
Il rapporto investigativo intitolato “Exposing AdFection“, pubblicato congiuntamente dal centro di ricerca Citizen Lab dell’Università di Toronto e dalla società statunitense di sicurezza digitale Confiant ha svelato come l’agenzia israeliana Discover-Tech abbia messo a disposizione di vari attori una complessa infrastruttura clandestina, trasformando le normali aste della pubblicità digitale in uno strumento di profilazione di massa e di penetrazione nella sicurezza di importanti sistemi informatici.
Fondata in Israele nel marzo del 2020 e guidata dall’amministratore delegato Dekel Boni, l’azienda operava ufficialmente come una comune agenzia di pubblicità. Dietro questa facciata commerciale, tuttavia, la compagnia gestiva Controlium, una piattaforma proprietaria concepita per monitorare, de-anonimizzare e colpire utenti selezionati su scala globale.
Con Controlium – nomen omen – in pratica non serviva nemmeno aprire un allegato o un link per permettere la violazione di smartphone e computer: bastava che sullo schermo venisse caricato un banale banner promozionale. Il meccanismo, battezzato dai ricercatori con il termine “AdFection“, sfrutta le dinamiche delle aste automatizzate che in millesimi di secondo stabiliscono quali inserzioni mostrare a ciascun visitatore.
Quando l’utente approda su una pagina web o apre un’applicazione, il sistema ne rileva i parametri tecnici: indirizzo IP, identificativi univoci e caratteristiche hardware del dispositivo. Se i dati corrispondono al profilo di un obiettivo designato, il circuito pubblicitario introduce istantaneamente uno spyware in grado di sfruttare vulnerabilità intrinseche del sistema operativo.
Tra le compagnie informatiche che fornivano gli spyware figurerebbe Candiru, azienda israeliana che nel 2021 è stata inserita persino dal Dipartimento del Commercio USA nella propria “lista nera”, con l’accusa di fornire strumenti utilizzati per colpire funzionari governativi, giornalisti, attivisti e accademici statunitensi.
Il programma malevole, una volta introdotto, garantisce il controllo pressoché totale dell’apparecchio: estrazione di e-mail, documenti e chat crittografate; localizzazione GPS costante; attivazione silenziosa di webcam e microfoni ambientali, registrazione di ogni digitazione sulla tastiera.
La società figurava come fornitore accreditato presso consorzi come IAB Europe, l’associazione che rappresenta il mondo del marketing e della pubblicità digitale a livello europeo, e acquistava spazi su piattaforme gestite da colossi quali Google e anche la russa Yandex. A seguito della pubblicazione dell’inchiesta, Google e IAB Europe hanno espulso l’azienda dai propri registri, disattivandone gli accessi.
Stando alle informazioni che sono riusciti a raccogliere gli autori di “Exposing AdFection“, senza dubbio, tra il 2024 e il 2025, almeno 45 dispositivi di giornalisti e dipendenti di Al Jazeera sono stati violati. L’emittente è da tempo sotto attacco da parte di Tel Aviv per la copertura che offre alla denuncia dei crimini israeliani.
Ma tracce della campagna di spionaggio e profilazione sono emerse anche nei circuiti editoriali di testate in Italia, Francia, Austria, Danimarca, Svezia, Norvegia, Messico e, ovviamente, nella stessa Israele, mentre banner traccianti sono apparsi anche su canali di colossi come BBC, The New York Times e CBC. Oltre ad Al Jazeera, anche il Committee to Protect Journalists (CPJ) ha condannato l’accaduto e l’attacco al giornalismo libero, avvertendo anche dei pericoli mortali che ricadono a cascata sulle fonti confidenziali dei cronisti.
Tuttavia, l’aspetto forse ancora più critico evidenziato dall’indagine (se già non bastesse l’attacco alla libertà di stampa) è il fatto che sembra che la rete di Discover-Tech sia stata in grado di penetrare e mappare il lavoro anche delle infrastrutture informatiche più importanti della sicurezza occidentale e dell’ordine multilaterale globale.
Le impressioni pubblicitarie sono state tracciate all’interno di reti ad altissima riservatezza istituzionale come quelle del quartier generale del Pentagono e di installazioni della difesa degli Stati Uniti, dei comandi e collegamenti informatici della NATO, delle sedi operative delle Nazioni Unite e della Corte Penale Internazionale, nel sistema dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), e infine nelle reti istituzionali di Commissione e Parlamento Europei e di oltre una dozzina di altri apparati governativi nazionali.
Bisogna mettere in chiaro che la visualizzazione di un banner non si traduce automaticamente in un’infezione riuscita, ma la presenza registrata in maniera sistematica in reti nevralgiche mette in guardia da – se non dimostra – un chiaro intento di mappatura dei nodi decisionali di difesa, intelligence e diplomazia internazionale, e il relativo tentativo di una stabile attività di spionaggio.
Eppure, nessuna denuncia infuocata da parte di capi di stato e di governo alla guerra ibrida israeliana, e al pericolo che il sionismo internazionale pone sulla sicurezza nazionale di tanti paesi. E nemmeno un’alzata di scudi da parte dei “sovranari”. Israele e il sionismo sono un pericolo per il mondo, come conferma questo caso, anche se la classe dominante occidentale continua a mettere la testa sotto la sabbia.
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