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L’autunno europeo si infiamma

I movimenti in Francia non si ritirano, ma modulano le loro sortite, svuotando in gran parte di senso le chiusure e i divieti di un governo che non fa più neanche finta di rispettare le “regole della democrazia” nel paese che le ha codificate.

La banda armata Macron-Lecornu – priva di maggioranza parlamentare e in piedi da quasi quattro anni solo grazie al concorso immorale a volte dei “socialisti”, sempre dei gollisti e spesso di Le Pen – aveva provato a blindare tutto il paese ricorrendo al coprifuoco e ai divieti di manifestazione, per esempio a Parigi.

Ha aperto per questo anche un serio scontro istituzionale, visto che il tribunale amministrativo aveva revocato il divieto relativo all’itinerario classico (dalla Bastiglia a place de la Nation), la prefettura aveva presentato immediato ricorso al Consiglio di Stato ed infine il ministero dell’interno ha vietato di forza tutti i cortei all’interno del boulevard peripherique (il “raccordo anulare” della capitale), concedendo soltanto un percorso da Porte de Bagnolet (zona est, dopo Belleville e il cimitero di Pere Lachaise) e Porte de Charenton.

L’insieme di queste limitazioni, sommate al periodo di chiusura delle scuole per le vacanze autunnali (finiscono oggi) ha leggermente ridotto i numeri dei manifestanti, ma non la loto determinazione. Nonostante il clima da guerra civile imposto da un governo criminale e un sistema mediatico ultra-padronale (con poche lodevoli eccezioni) si calcolano in parecchie centinaia di migliaia.

Gli scontri serali sono stati comunque duri in molte città. A Parigi ha fatto la sua rentrée la molotov, con un poliziotto leggermente ustionato, a conferma del fatto che la violenza poliziesca sta innescando reazioni uguali e contrarie, anche se in forma ancora limitata (valgono le lucidissime considerazioni fatte da Frédéric Lordon su queste pagine).

Le differenze tra sindacati (sia dei lavoratori che studenteschi), gilets jaunes, Gen Z e Gen Nahel (i giovani razzializzati delle banlieue) convivono fin qui tranquillamente, anche perché il regime – che ormai va arroccandosi e identificandosi come tale, contro il popolo pur di restare – tratta tutti esattamente nello stesso modo. Violentissimo. Almeno 5 finora le persone che hanno perso una mano a causa delle granate della polizia, 4 delle quali minorenni. E 420 gli arresti eseguiti ieri in piazza, con scene da caccia all’uomo degne di Luigi XIV…

Mercoledì, una commissione di quattro esperti dell’Onu ha espresso «sgomento» per la «violenza» subita dai manifestanti in queste settimane in Francia. «Le ferite gravi e in certi casi irreversibili subite da minori durante le manifestazioni sono inaccettabili e ingiustificabili», e le autorità francesi hanno dato una «risposta principalmente securitaria alle proteste» ignorando deliberatamente «le cause profonde della mobilitazione».

Comunicati che di solito vengono fatti per qualche dittatura da quarto mondo, non per un paese del G7…

Ma non tutto è stato semplice per le “forze del disordine”. A che il quartiere “La Plaine” ad un certo punto veniva dato per “caduto in parte nelle mani dei rivoltosi”, con le auto della polizia che sono state prese a sassate. Anche il tentativo di riprendere il controllo del territorio, con cariche continue e un uso parossistico dei gas lacrimogeni non ha modificato la situazione fino a tarda notte.

Problemi anche a Parigi, nonostante lo sforzo di tenere le proteste lontano dal centro città. A soli 500 metri dall’Eliseo, ad un certo punto le forze dell’ordine sono bersagliate da una pioggia di fuochi d’artificio che sarebbero stati lanciati dai membri del movimento LF, descritto nelle agenzie come “di orientamento islamo-sinistrista” (a quanto pare abbiamo prestato al regime macronista anche i Cerno e i Sallusti…). Seguono dettagli comici, come “Le forze dell’ordine sono costrette a rifugiarsi dietro una baracca”.

Il governo prosegue con il piano che dovrebbe tagliare spese per oltre 40 miliardi, soprattutto a istruzione, sanità, pensioni (ne sappiamo qualcosa qui da noi da 40 anni…) e quindi i movimenti non hanno altra alterantiva che proseguire le mobilitazioni.

Gli studenti riprenderanno le occupazioni delle scuole già da martedì (domani riaprono) e ci si prepara ad un fine settimana certamente “interessante”. Venerdì 5 ci sarà lo sciopero generale indetto dall’intersindacale, con i gilets jaunes che già propongono di estendere l’agitazione anche al 6 e al 7 di novembre, secondo uno schema di mobilitazione prolungata molto frequente nella storia francese.

Anche in Germania è finita la pace sociale

A fare notizia è però anche l’inizio delle mobilitazioni nell’altro pilastro storico dell’Unione Europea.

Nella giornata di ieri s’è rotta la lunga “pace sociale” consentita dalle entrate straordinarie – rispetto ad altri paesi – del “modello mercantilista” che aveva trasformato le economie europee in contoterziste dell’industria tedesca. Con la crisi dell’auto e di altre lavorazioni “classiche” il malessere di almeno due generazioni costrette ai mini-job e alle relative minipaghe è esploso davanti ai maxi-stanziamenti decisi per il riarmo con l’obiettivo di costruire “il più forte esercito d’Europa” (come negli anni ‘30, insomma).

La riapertura delle liste di leva in vista del servizio militare obbligatorio ha definitivamente chiuso il cerchio, consentendo a tutti di “collegare i punti”.

Non stranamente l’agenda politica tedesca sembra aver smesso improvvisamente di nutrire l’avanzata della destra neonazista e ha rimesso in campo la necessità dell’alternativa pacifista, ambientalista (i Verdi sono ormai a destra di Goering…) e quindi apertamente antisionista e socialista, persino nel paese che aveva fatto del sionismo un articolo di fede intoccabile.

La polizia tedesca è stata dispiegata ieri in tutto il Paese. Gli organizzatori del movimento “GenZ regelt!” (“La GenZ se ne occupa!”) avevano previsto la partecipazione di oltre 170mila persone in più di 30 città, tra cui Berlino, Francoforte e Colonia. Ma sono state molte di più.

Le rivendicazioni del movimento vanno dal costo della vita al cattivo stato degli edifici scolastici, passando per i tagli al bilancio e, più in generale, per quelle che vengono considerate decisioni politiche prese senza tenere adeguatamente conto dei giovani. Praticamente come in Francia, Italia e altrove.

Ma che strano… A quanto pare un risultato la UE, con la sua “austerità” l’ha ottenuto. Non la crescita, ovviamente (quella è impossibile, con quelle premesse e trattati), ma l’unità dei popoli sullo stesso programma di lotta, visto che vivono tutti le stesse pessime condizioni.

Scontri sono avvenuti ad Amburgo e Colonia, mentre in molte città i manifestanti hanno preso a sfliare col volto coperto (anche lì le denunce in “flagranza differita” sono diventate la norma “democratica”).

A Colonia la manifestazione è stata vietata dopo essere già iniziata adducendo proprio il fatto che molti si erano coperti il viso. Gruppi consistenti si sono quindi staccati dal corte e la polizia ha cominciato a far uso di idranti e mangenalli. Idem ad Amburgo, dove manifestanti mascherati hanno dato fuoco alle barricate e lanciato petardi e pietre contro la polizia alla carica.lautunno-europeo

In zona stazione, però, un gruppo di poliziotti è rimasto circondato bersagliato con petardi e bottiglie. Scontri duri anche a Dresda e Lipsia (i land dell’est dove l’Afd aveva vinto le elezioni ma ora sembra scomparsa dai radar), ma anche a Stoccarda.

Qualche ferito – tra i poliziotti, però – a Francoforte, dove è tornata di moda anche la molotov. Mentre in altre 34 città i cortei hanno visto una partecipazione complessiva di quasi 200mila persone.

Bisogna comunque dire che questo quadro non comprende ancora gli studenti, che entreranno ufficialmente in campo come tali il 20 novembre, giorno della mobilitazione contro il riarmo, la guerra e l’obbligo del servizio militare.

L’autunno è iniziato davvero. E per le tecnoburocrazie del Vecchio Continente, che hanno fin qui servito il capitale finanziario, è l’ora di pagare tutti i conti.

A man dressed in a Batman costume stands in front of police amid riots in the city center of Frankfurt on Saturday, Oct. 31, 2026. (Andreas Arnold/dpa via AP)

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