Almeno 19 persone sono state uccise in un attacco dell’esercito venezuelano del nuovo governo Rodriguez contro un campo del gruppo guerrigliero colombiano dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), sul lato venezuelano del confine.
Il giornale La Jornada, riporta che una fonte militare collegata all’operazione e che ha parlato a condizione di anonimato ha affermato che: “Siamo stati aiutati da persone della CIA (Central Intelligence Agency) e dell’FBI (Federal Bureau of Investigation). Era un ordine degli Stati Uniti.”

La Colombia, con l’appoggio degli USA, per anni ha accusato il governo chavista venezuelano di ospitare forze illegali provenienti dal suo paese nel proprio territorio.
E adesso gli Stati Uniti hanno supportato l’operazione militare venezuelana con lavori di intelligence e mappatura delle aree, secondo la fonte militare. I preparativi sono iniziati un mese fa.
La Jornada ha pubblicato il commento del Difensore dei diritti umani ed esperto militare Rocio San Miguel secondo il quale l’attacco riflette un “cambiamento di dottrina” nelle forze armate venezuelane, rimaste neutrali di fronte alla presenza dell’ELN e di altri guerriglieri operanti in vari punti lungo il confine.
L’attacco è stato compiuto con elicotteri da combattimento e droni contro il campo situato in una zona boschiva, a sud-ovest di Apure, vicino al villaggio di Buena Vista del Meta, abitato da circa mille persone, che confina con il dipartimento colombiano di Vichada.
La Ong Fundaredes, presente nella zona, aveva inizialmente segnalato nove morti in questo attacco senza precedenti avvenuto nelle prime ore di venerdì mattina nello stato di confine di Apure. “In primo luogo, sono i nove corpi arrivati a San Fernando (capitale di Apure)” venerdì e ci sono “altri 10 corpi” che sono stati trasferiti sabato, ha detto Juan Francisco García, coordinatore della Ong.
La maggior parte dei defunti, inclusa una donna, sarebbero venezuelani, ma sono stati identificati anche due dominicani con patente di guida e documenti d’identità provenienti dal Venezuela.
I residenti della zona hanno dichiarato che il luogo è ancora occupato dall’esercito venezuelano. Venezuela e Colombia condividono 2.219 chilometri di frontiera dove questi gruppi controllano il traffico di droga e l’estrazione mineraria illegale. Gli allevatori di bestiame ad Apure accusano i guerriglieri dell’Eln di appropriarsi di fattorie produttive e di aver esercitato estorsione e rapine per un decennio.
Occorre poi rammentare che in Colombia anche il governo progressista di Gustavo Petro aveva avuto seri problemi di conflitto con i guerriglieri dell’ELN.
Un antichavista alla guida del ministero degli Esteri
A confermare il totale rovesciamento dell’esperienza chiavista in Venezuela da parte dell’attuale gruppo dirigente, è arrivata anche un’altra notizia, forse più pesante ancora dell’attacco contro l’accampamento dell’ELN in coordinamento con gli Stati Uniti.
La presidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha infatti annunciato giovedì scorso la nomina di Oliver Blanco a Ministro degli Affari Esteri e del Commercio Internazionale, nell’ambito di una riorganizzazione del team diplomatico del paese.
La figura di Oliver Blanco, politico formatosi nell’opposizione anti-chavista più aggressiva, si è fatta spazio poco a poco negli ultimi mesi fino a raggiungere la più alta carica diplomatica in Venezuela.

Ma chi era Oliver Blanco prima del 3 gennaio e il sequestro del presidente Maduro e di sua moglie da parte degli Stati Uniti?
Oliver Blanco ha una laurea in Studi Internazionali presso l’Università Centrale del Venezuela e un master in Studi Politici e Governativi presso la Metropolitan University, ed è stato assistente del noto oppositore anti-chavista Henry Ramos Allup quando presiedeva l’Assemblea Nazionale nel 2016. Blanco accusava apertamente Maduro di essere un presidente incostituzionale.
Blanco ha ricoperto il ruolo di Primo Vice Ministro del Ministero degli Esteri e poi Vice Ministro per Europa e Nord America, sostituendo Félix Plasencia, che andrà a dirigere gli affari internazionali della Presidenza della Repubblica.
Delcy Rodríguez ha indicato che il primo compito di Plasencia sarà trasferirsi nel Regno Unito per gestire il ritorno delle riserve d’oro venezuelane detenute presso la Banca d’Inghilterra.
Intanto, durante la sua prima conferenza stampa da quando è rientrata in Venezuela, la leader dell’opposizione Maria Corina Machado ha dichiarato che la sua presenza sul territorio nazionale è la prova che il piano a tre fasi coordinato con gli Stati Uniti sta avanzando verso una transizione democratica pacifica.
Dopo il 3 gennaio 2026, data segnata dal rapimento del presidente costituzionale del Venezuela, Nicolás Maduro, e di sua moglie Cilia Flores, sono decisamente molte le cose che sono cambiate nella politica estera venezuelana.
Nuove privatizzazioni
Infine, e non certo per importanza, anche sul piano interno il nuovo corso del gruppo dirigente venezuelano sta imponendo un ritmo di marcia forsennato nello smantellamento di quelle che erano state le conquiste sociali del chavismo de della Rivoluzione Bolivariana in Venezuela
Il 29 ottobre scorso la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha annunciato in un discorso alla nazione una svolta sulla proprietà statale.
“Ho dato istruzioni affinché gli asset non essenziali detenuti dallo Stato siano valutati per determinare quali possono essere offerti al settore privato o restituiti ai loro ex proprietari. Questo processo è già molto avanzato” ha affermato la Rodriguez, sottolineando come “Il diritto alla proprietà privata è garantito dalla nostra Costituzione”.
E’ stata infatti creata la Commissione di Audit che sta lavorando da aprile 2026 alle raccomandazioni su quali beni privatizzare. La misura potrebbe rovesciare parte delle nazionalizzazioni realizzate da Hugo Chávez e dalla rivoluzione negli anni 2000, misure avevano lasciato oltre una dozzina di contenziosi arbitrali internazionali ancora aperti con diverse multinazionali straniere.
Ci sono ben 44 contratti energetici in negoziazione sotto la nuova legge petrolifera approvata a gennaio 2026, oltre a 61 accordi petroliferi già firmati (senza dettagli). Negoziati sono in corso anche nel settore minerario per oro, alluminio e ferro.
La Rodríguez non ha dettagliato come sarà implementata la cessione, né quali aziende specifiche saranno coinvolte. Secondo le ricostruzioni, il piano prevede 4 categorie: asset strategici che restano statali, partnership pubblico-privato, asset non essenziali da vendere, e asset in condizioni critiche da liquidare.
“Siamo davanti a una svolta che mette in discussione i fondamenti stessi della Rivoluzione di Hugo Chávez e che rischia di trasformare il Venezuela da protagonista dell’internazionalismo latinoamericano in un interlocutore subordinato alla strategia degli Stati Uniti”, commenta Luciano Vasapollo che per molti anni è stato consigliere economico del governo venezuelano nella fase chavista.
“Il tradimento non riguarda soltanto una leadership o una stagione politica. Riguarda una storia di lotte, di solidarietà internazionalista, di conquiste popolari e di alleanze costruite nel segno dell’indipendenza nazionale, del socialismo e della cooperazione tra i popoli. Riguarda soprattutto Cuba, che ha sostenuto il Venezuela bolivariano con medici, insegnanti, tecnici e militari, condividendo con il popolo venezuelano una parte fondamentale del proprio destino politico” – denuncia Vasapollo – “Oggi quella solidarietà viene ripagata con un silenzio politico sempre più assordante e con scelte che sembrano andare nella direzione opposta a quella indicata da Chávez”.
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