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Sciopero generale, finalmente!

Prova riuscita, in alto i cuori, ma testa fredda e vediamo come andare avanti. Questa la sintesi del riuscito sciopero generale proclamato da quattro sindacati di base. In molte città i trasporti pubblici sono rimasti fermi o quasi; completamente chiuse le due metrolitane romane e le tre milanesi (una sola ha funzionato a singhiozzo e per brevi tratti). Completamente chiusi molti uffici pubblici.La riuscita della fermata nei trasporti è stata tale che ha rischiato di danneggiare anche i manifestanti. Numerosi pullman provenienti da fuori Roma, infatti, hanno dovuto entrare in città – con il traffico impazzito perché non si poteva raggiungere piazza della Repubblica con la metro.

Pierpolo Leonardi, dell’esecutivo Usb, ha spiegato che dai prmi calcoli almeno  un milione e 200mila lavoratori hanno incrociato oggi le braccia. “Una straordinaria adesione che testimonia la rabbia del mondo del lavoro e del non lavoro.”

“UNIAMO LE LOTTE, METTIAMOLI IN CRISI’ così lo striscione che apriva il corteo, dietro cui hanno sfilato insieme le maestre d’asilo con gli operai Fiat, gli autoferrotranvieri di tutta Italia con i lavoratori socialmente utili, gli insegnanti con i lavoratori del trasporto aereo, i lavoratori pubblici e i disoccupati; – prosegue Leonardi – la richiesta della piazza è di un profondo cambiamento di politica economica, proprio mentre a Bruxelles si riuniva l’Eurogruppo per decidere nuovi e pesanti provvedimenti contro i lavoratori e i cittadini europei”.

In corso Rinascimento, a pochi metri dalla sede del Senato, dal corteo sono state lanciate tende da campeggio, a stabilire un rapporto ideale e una continuità di questa lotta con la resistenza di piazza Tahrir, al Cairo, che ha portato alla cacciata di Mubarak.

Lanci di uova e mortaretti hanno accompagnato il breve momento di rabbia. Il “rumore” serviva infatti a “farsi sentire” dai senatori asserragliati nel palazzo.

 

Ormai per valutare la riuscita di uno sciopero generale bisogna guardare agli autobus e alle metro. Negli altri settori, tra “servizi minimi garantiti” o “guerra delle cifre” tra aziende e sindacati, diventa difficilissimo capirci qualcosa, per i non addetti ai lavori. Deve essere per questo che governo e opposizione “democratica” – con una convergenza davvero scabrosa e inqaulificabile – continuano a sfornare progetti di legge tesi sostanzialmente a impedire l’esercizio del diritto di sciopero nei trasporti pubblici. Ultimo esempio oggi, dove in audizione al Parlamento, anche il sindacato autonomo Cisal ha dovuto dichiarare che «dalla lettura dei disegni di legge presentati in Parlamento rispettivamente dal Governo e dalle forze politiche di opposizione per la regolamentazione del conflitto sindacale nei trasporti pubblici, risultano evidenti le volontà di ridurre ulteriormente e drasticamente la possibilità di esercitare un diritto individuale come quello dello sciopero, garantito dalla Costituzione». Piero Venneri, segretario confederale della Cisal, ha spiegato che i ddl utilizzano «strumentalmente l’ interesse di contemperare questo diritto con quello alla mobilità ed alla libera circolazione della persona come se, in tal senso, nulla sia stato fatto».

«In realtà il diritto di sciopero nei servizi pubblici è già ampiamente regolamentato dalle leggi vigenti che vincolano i soggetti proclamati al rigido rispetto di precetti in materia di procedure di raffreddamento, tentativo obbligatorio di conciliazione, tempi di preavviso ed altro ancora. In aggiunta a questo, spesso interviene il Ministro competente».

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