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Sciopero. Convocazione “unitaria”, manifestazioni separate

Ancona. I metalmeccanici disertano la piazza “ufficiale” e vanno sotto la Banca d’Italia

Doppia manifestazione sindacale stamani ad Ancona contro la manovra economico-finanziaria del Governo, l’estensione del ‘modello Marchionnè a tutti gli stabilimenti produttivi Fiat e la crisi della Fincantieri. In piazza Roma, Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto i comizi indetti nell’ambito dello sciopero unitario nazionale di tre ore contro la manovra. Davanti alla sede della Banca d’Italia si sono invece ritrovati la Fiom (otto le ore di sciopero indette dall’organizzazione dei metalmeccanici), i lavoratori in cassa integrazione della Fincantieri, e militanti dell’Assemblea permanente dei movimenti, appena costituita. Dietro uno striscione rosso con la scritta ‘Fincantieri non si toccà hanno manifestato anche i lavoratori della Cnh di Jesi, reduci dalla Notte rossa contro la deregulation contrattuale del gruppo Fiat. Alle 12 una delegazione di Cgil, Cisl e Uil si è recata in Prefettura per un incontro con il prefetto Paolo Orrei, mentre un gruppo di sindacalisti e lavoratori della Fincantieri si è spostato alla Fiera della Pesca, dove era in corso la Giornata regionale della Pace. Al futuro del sito dorico dell’azienda navalmeccanica è riservato un incontro in programma questo pomeriggio in Regione: saranno presenti istituzioni e sindacati, ma non l’azienda.

Torino. Corteo dei metalmeccanici. Sciopero riuscito. Stazione bloccata

Lo striscione «Per la libertà del lavoro» con il logo Fiat apre il corteo della Fiom nel centro di Torino. Dietro sfilano migliaia di lavoratori metalmeccanici. Alte le adesioni secondo la Fiom, in tutte le fabbriche: 69% alle ex meccaniche di Mirafiori, oltre il 50% all’Iveco, 70% all’Avio di Rivalta, 90% all’Avio di Borgaretto, 95% alla Microtecnica, tra il 70 e il 90% nelle piccole aziende del Canavese e di Moncalieri. Allo sciopero hanno aderito anche Usb e Cobas dei metalmeccanici presenti alla Fiat e in numerose medie fabbriche del Piemonte. «Abbiamo voluto dare un segno particolare alla presenza dei metalmeccanici – spiega il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono – sia anticipando a oggi lo sciopero di otto ore previsto per il 16, sia con la manifestazione che sta riuscendo molto bene. Questo per dire che siamo contro la manovra e contro il tentativo Fiat di cancellare il contratto nazionale. Si è conclusa poco dopo le 12, con una simbolica occupazione di un binario della stazione di Torino Porta Nuova, la manifestazione promossa dai Cobas e dall’Usb a Torino in occasione dello sciopero generale promosso dai sindacati di base nel settore dei metalmeccanici contro i ricatti di Marchionne e contro la manovra finanziaria lacrime e sangue di Monti. Con la parola d’ordine “Noi non ci stiamo” i metalmeccanici aderenti all’USB incroceranno le braccia per tutta la giornata di oggi.

A Genova, sulla quale pende lo spettro della chiusura della Fincantieri, almeno duemila persone sono scese in piazza questa mattina a Genova per protestare contro la manovra economica del governo, in occasione dello sciopero generale organizzato dai sindacati confederali. La manifestazione è partita dalla stazione ferroviaria di Principe e ha raggiunto poco dopo le 10 la prefettura. E’ stata istituita questa mattina dalla Regione Liguria, una commissione d’inchiesta su Fincantieri.

A Bologna e Brescia la Cgil, è andata in piazza da sola per lo sciopero contro la manovra convocato insieme a Cisl Uil.

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“Cgil, Cisl e Uil invece di chiamare i lavoratori alla lotta per cacciare questo governo e per l’uscita dall’Unione Europea, indicono scioperi per sostenere la loro richiesta di accreditamento presso il governo che ha proceduto a definire la manovra senza il loro preventivo consenso” sottolinea in una nota l’Usb che pure oggi ha datoinidicazione di sciopero nel settore dell’industria e in particolare tra i metalmeccanici dove si va acutizzando lo scontro sulla Fiat: ” I padroni, che plaudono alla manovra che non solo non li tocca, ma assegna loro miliardi di euro con la scusa dello sviluppo, sostengono il tentativo di Marchionne di fare da apripista nello smantellamento del contratto nazionale e delle tutele dei lavoratori conquistate con anni di lotte”. L’Usb annuncia per il prossimo giovedi 15 dicembre una giornata di mobilitazione nazionale dei lavoratori e dei precari contro la manovra del governo Monti e uno sciopero generale per gennaio.

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Lo sciopero di 3 ore complessivamente non è andato bene e non poteva che essere così” afferma in un nota Giorgio Cremaschi “E’ stato organizzato nella totale confusione, come uno sciopero pressoché simbolico. E’ stato preceduto da un ridicolo incontro con il governo ove Cgil, Cisl e Uil hanno solo mostrato debolezza e impotenza di fronte a un esecutivo che prendeva il sindacato (sobriamente) a pesci in faccia.

Gli unici successi sono quelli degli scioperi e delle manifestazioni della sola Fiom e della sola Cgil, che si sono tenuti a Brescia, in Emilia, in parte a Torino e in altre sedi. I presidi unitari, dove sono stati organizzati, sono stati veri e propri piccoli presidi.
Si conferma che mentre contro i lavoratori viene sferrato un attacco senza precedenti, la debolezza e la confusione con cui si muovono Cgil, Cisl e Uil, non solo non rappresentano una risposta ma anzi sono, in alcuni casi persino controproducenti, perché rafforzano le intenzioni di chi, nel padronato, nel governo e nelle banche, vuole andare fino in fondo con il rigore.

Il vecchio modello di azione sindacale è morto, in Italia e in Europa. O si fa sul serio o non si conta nulla. Per questo gli unici punti di tenuta della giornata odierna sono stati quegli scioperi e quelle manifestazioni che erano contro Monti, contro Marchionne e senza Cisl e Uil che oggi non hanno alcuna credibilità nel lottare contro una politica economica e contro un attacco ai diritti che finora hanno accettato.
Così non va, l’abbiamo detto e lo ribadiamo, occorre costruire un’opposizione vera a Monti, Marchionne e alla Bce, ed è per questo che ci troviamo il 17 a Roma” conclude Giorgio Cremaschi.

 

 

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