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Il diritto dei lavoratori alla Rsu: un test a Greta Alto Vicentino

Giovedì 18 luglio l’assemblea dei lavoratori della Greta Alto Vicentino Ambiente, decideva alla maggioranza di mandare una lettera e tutte le sigle sindacali, per sapere cosa intendevano fare per le elezioni delle RSU e più particolarmente per il 5 agosto, data della scadenza per indire le elezioni. Il 2 agosto la Cgil dichiarava di partecipare alle elezioni. In data odierna sembra che sia l’unica organizzazione a volere partecipare.
La nostra battaglia per la RSU deve essere spiegata ai lettori.
 
La RSU è l’acronimo per “Rappresentanza Sindacale Unitaria” ed è un organo di rappresentanza sindacale all’interno dei luoghi di lavoro, siano essi pubblici o privati. L’RSU viene eletta da tutti i lavoratori presenti in azienda, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno iscritti ad una sigla sindacale. Dal momento che l’RSU viene eletta da tutti i lavoratori, ha la rappresentanza generale di questi e partecipa alla contrattazione aziendale. La RSU è stata introdotta agli inizi degli anni ’90, andando a sostituire nella maggior parte dei casi le RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali). In particolare, nel 1993 è stato siglato unAccordo Interconfederale tra CIGL, CISL, UILe Confindustria, in cui è stato stabilito che le Organizzazoni Sindacali che intendono partecipare alle elezioni delle RSU devono rinunciare all’utilizzo delle RSA. Coloro i quali vengono eletti all’interno delle RSU non appartengono ad una specifica sigla sindacale, ma sono dei lavoratori che rappresentano le esigenze degli altri lavoratori. La carica è triennale e, in seguito alla scadenza dell’incarico, si tengono nuove elezioni per eleggere dei nuovi rappresentanti.
 
L’accordo del 31 maggio, firmato dei confederali e confindustria disegna un sistema escludente e autoreferenziale. (Vedi testo dell’accordo:www.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/notizia/Lavoro/2013/6/1/34141-il-testo-integrale-dellaccordo-sulla-rappresentanza). Anzitutto esclude a monte tutte le organizzazioni sindacali diverse da Cgil, Cisl e Uil o che comunque, in un secondo momento, non accetteranno la linea dettata dalle tre confederazioni. Cioè, se non condividi l’accordo del 31 maggio, sei fuori! Il sistema prevede la misurazione della rappresentatività facendo una media tra la percentuale degli iscritti al sindacato e la percentuale di voti ottenuti nelle elezioni RSU, su base nazionale e per comparto contrattuale. Se superi il 5% allora puoi sederti al tavolo delle trattativa per il contratto nazionale, altrimenti sei fuori.
Il sistema non soltanto riproduce nel privato l’esclusione de facto dei sindacati conflittuali e di base, che spesso sono molto radicati e rappresentativi in alcuni luoghi ma che difficilmente raggiungono il 5% su scala nazionale, ma è persino peggiorativo. In questo senso, lascia aperto moltissime preoccupazioni per quello che potrà succedere a livello aziendale, in tema di diritti e libertà sindacali, man mano che gli effetti dell’accordo ricadranno sui livelli inferiori.
L’accordo del 31 maggio si preoccupa anzitutto e soprattutto di disciplinare e mettere sotto controllo le realtà aziendali e categoriali che eventualmente non dovessero attenersi alle indicazioni del centro. E non importa che siano USB, delegati della Cgil o della Cisl, gruppi autorganizzati di lavoratori eccetera, importa evitare che si possano organizzare focolai di resistenza e di conflitto, laddove il centro ha invece deciso che deve regnare la calma.
La prima prevede che laddove non siano già costituite delle RSU elette, “il passaggio alle elezioni delle RSU potrà avvenire solo se definito unitariamente dalle Federazioni aderenti alle Confederazioni firmatarie il presente accordo”. La seconda, che rappresenta un’autentica new entry, stabilisce una sorta di mandato imperativo per i delegati RSU. Cioè, “il cambiamento di appartenenza sindacale da parte di un componente la RSU ne determina la decadenza dalla carica”.
 
Noi crediamo che il diritto di organizzarsi sul posto di lavoro e di scegliere i propri rappresentanti a livello nazionale non sia delle organizzazioni sindacali ma di ciascuna donna e di ciascun uomo che lavora. 
 Crediamo che non possa esserci mai nessuno scambio tra la rappresentanza democratica e i diritti costituzionalmente garantiti di lottare per ottenere migliori e più dignitose condizioni di lavoro e di vita. 
Crediamo infine che questa materia necessiti di una legge e che non sia possibile trattarla attraverso accordi privati che escludono altre formazioni sindacali e che soprattutto non rispettano i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. 

La sentenza della Corte Costituzionale sulla costituzionalità dell’Articolo 19 dello Statuto dei lavoratori come modificato dal Referendum del 1995 rende inservibile l’accordo sulla rappresentanza del 31 maggio scorso e rende improcrastinabile la riassunzione da parte del Parlamento delle proprie prerogative legislative anche sulle materie che riguardano la democrazia nei luoghi di lavoro.La sentenza, pur importante perché dichiara illegittima la previsione che assegna ai soli firmatari di contratti la possibilità di costituire proprie Rappresentanze Sindacali  Aziendali, non definisce i criteri per l individuazione delle organizzazioni da ammettere ai tavoli negoziali, continuando così ad attribuire al padronato la facoltà di scegliersi i propri interlocutori.

USB, auspicando che le motivazioni estese dalla sentenza della Corte prevedano anche la necessità di una legge che finalmente regoli la rappresentanza e la rappresentatività nei luoghi di lavoro, continua la sua battaglia contro l’accordo di privatizzazione della rappresentanza raggiunto il 31 maggio tra CGIL, CISL, UIL e Confindustria e per ottenere una legge che restituisca alle lavoratrici e ai lavoratori i loro  nei luoghi di lavoro.

La nostra battaglia in Greta deve essere un monito per tutti i lavoratori.
 I lavoratori vogliono decidere del loro futuro, i sindacati confederali hanno già scelto per loro con l’accordo del 31 maggio scorso! 
 L’accordo sottoscritto da Cgil Cisl Uil  per l’Expo di Milano è l’ennesima dimostrazione che l’unico interesse di queste pseudo organizzazioni sindacali è l’autoconservazione delle proprie burocrazie che passa attraverso il sacrificio dei milioni di donne e di uomini che vedono erosi diritti e salario. Ed i lavoratori del settore? Hanno partecipato democraticamente alla stesura e all’approvazione di questa piattaforma? Ne conoscono i contenuti? Perché alla Greta, nessuno è venuto a parlarci degli accordi sulla produttività o sull’accordo del 31 maggio?

Il VULNUS DEMOCRATICO messo in evidenza dalla recente sentenza sulla Rappresentanza Sindacale della Corte Costituzionale e che noi denunciamo da oltre 20 anni ha permesso a lorsignori di smantellare il diritto del lavoro di questo paese e di vanificaree le conquiste raggiunte con le lotte ed il sangue dei lavoratori, questo accordo vergogna ne è l’ultimo frutto avvelenato, ora serve immediatamente una legge che riporti democrazia e libertà nel mondo del lavoro, contro il monopolio di Cgil, Cisl e Uil e le discriminazioni delle aziende che sino ad oggi continuano a scegliere i propri interlocutori sindacali per sottoscrivere accordi e contratti sempre peggiori per i lavoratori.

Non lasciamo che passa questa ennesima vergogna. Chiamiamo tutti i lavoratori a darci il loro sostegno. 

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