Menu

Sul Jobs Act la Cgil già pronta a cedere…

Vi avevamo avvertito: non sperate nella Cgil! Sul Jobs Act di Renzi farà la faccia feroce per un giorno, poi calerà le brache.

Facile previsione, del resto. Parlando a Porta-a-porta, con il mellifluo Vespa, Susanna Camusso ha aperto dubito le porte che in teoria doveva tenere sprangate: «se si parla di allungare il periodo di prova, sono per discutere dei tempi. Capisco che ci sia una stagione in cui l’articolo 18 non vale, ma non va bene se un lavoratore non può raggiungere mai le tutele che hanno gli altri. E dunque è necessario che sia transitoria».

Traduzione: va bene la proposta di legge di Pietro Ichino, chiamata curiosamente “contratto unico a tutele crescenti”, che prevedeva l’assenza di qualsiasi tutela (non solo l’art. 18) per i primi tre anni. Il problema è che – ai padroni e ai reazionari come Renzi – l’appetito vien mangiando. Quella proposta è già roba soprassata, troppo “buonista”. E infatti si parla di abolire del tutto l’art. 18, per chiunque, ora e sempre; consegnando così ogni singolo lavoratore – giovane, anziano, donna e con qualsiasi altro “stigma” che ogni padrone vorrà trovare – all’arbitrio del datore di lavoro. In più, nel Jobs Act, c’è il “demansionamento” (la posibilità di costringere i singoli a fare lavori al di sotto della loro qualifica, quindi anche a stipendio inferiore, vanificando così il valore di un qualsiasi contratto); nonché l’uso di telecamere “e qualsiasi mezzo tecnologico” per controllare i dipendenti nell’espletamento del proprio lavoro. Quindi anche le “cimici”! Straordinario: una classe politica che si lamenta dello “sconcio” delle intercettazioni telefoniche per sé e i propri corruttori trova “positivo” il controllo a distanza per gente che non rischia di commettere nessun “reato”, se non quello di prendere un attimo di fiato tra un “pezzo” e un altro.

Naturalmente Camusso non può far vedere di aver già ceduto di schianto i nostri dritti. Quindi ha delineato un “sì condizionato” inotnro alla quantità di anni da trascorrere senza tutele: “tre o sette anni non sono la stessa cosa”… Granitica, vero?

Tutti i giornali sottolineano con qualche ironia trattenuta che la trincea abbozzata dalla Cgil è perfettamente coincidente con quella pensata dai “dissidenti del Pd” (eroi del lavoro come Bersani, D’Alema, Fassina, Bindi, ecc). La stesa linea che Renzi, sganasciandosi dalle risate, promette di schiacciare come un frittela nella prossima direzione del Pd. Per poi marciare a tappe forzate in Parlamento, con l’obiettivo di chiudere la partita della “riforma del mercato del lavoro” entro il 31 ottobre.

Si capisce anche facilment perché. Entro metà novembre dovrà essere presentata all’esame della Commissione europea anche la “legge di stabilità” (la ex legge finanziaria), che conterrà sicuramente molti punto che l’Unione Europea sottolineerà col pennarello rosso. Per ottenere in cambio un po’ di “flessibilità” da parte dei controllori, Renzi portà sul tavolo lo scalpo del Jobs Act.

Ricordiamo queste date anche agli “antagonisti” disattenti e autoreferenziali che non vedono – o fingono di non capire – che mobilitarsi “dopo” è come non farlo affatto. Ci si scontra sul campo di battaglia quando la partita è ancora – teoricamente – aperta, non quando i buoi e il nemico se ne sono andati da un’altra parte.

Né può essere taciuto il fatto che la Cgil non dice assolutamente nulla su demansionamento e controlli a distanza dei singoli lavoratori. O sugli “ammoritzzatori sociali” che dovrebbero sostituire gli attuali. E dire che persino i giornali padronali si fanno le domande, semplici fino alla banalità, che ogni sindacalista dovrebbe farsi: come si fa a promettere “ammortizzatori per tutti” senza dire con quali risorse verranno finanziati? C’è l’esempio degli 80 euro di sonto Irpef, che si traducono in 10 miliardi l’anno di minori entrate. Quanto costano ammortizzatori decenti per – diciamo una cifra grande, ma per difetto – cinque o sei milioni di persone? Non vi sembra più che probabile che questa promessa faccia la stessa fine del rinnovo contrattuale del pubblico impiego (fermo da oltre sei anni)? “scusate, ma non ci sono i soldi”…

Nulla. La Cgil gioca la solita partita del “meno peggio”, come sta facendo da oltre 20 anni. E noi scopriamo ognivolta che il passo successivo sarà ancora peggio… E che Renzi e la Troika possono procedere senza ostacoli. Da quella parte, almeno.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *