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L’Unipol già applica il Jobs Act, con la complicità dei sindacati che si “erano opposti”

Mentre noi pensavamo al panettone ed ai regali da mettere sotto l’albero, qualcuno – in uno stile ormai ultra-sperimentato – ci cucinava il precedente che può cambiare, naturalmente in negativo, anche la vita di tutti noi.
Il Jobs Act di Renzi e Poletti non è ancora una legge operativa, gli stessi decreti attuativi sono stati emessi solo in parte e necessitano comunque di una ulteriore verifica parlamentare, ma questo non ha impedito all’assicurazione Unipol ( emanazione diretta della LegaCoop diretta fino a pochi mesi fa dall’attuale Ministro del Lavoro Poletti e dello stesso PD) e ai sindacati Fisac/Cgil, Fiba/Cisl e Uilca ( cioè gli stessi sindacati confederali dei bancari) di raggiungere un accordo aziendale che anticipa tutti i contenuti peggiori del Jobs Act medesimo.
Non stupisce tanto il fatto che questa “sperimentazione” avvenga proprio nel recinto di Poletti/LegaCoop/Partito Democratico, dato però alquanto simbolico, ci stupisce un pò di più che l’abbiano sottoscritta i sindacati di categoria aderenti a Cgil e Uil che solo lo scorso 12 Dicembre ci avevano chiamato allo sciopero generale contro il Jobs Act di Renzi.
Pessimo viatico, trattandosi delle stesse sigle, per la vertenza sul contratto collettivo nazionale dei bancari.Ma la Camusso ed i nuovo segretario della Uil Barbagallo non hanno nulla da dire in proposito?

Qui di seguito un articolo de Il Fatto Quotidiano del 31 dicembre:

Jobs Act, Unipol anticipa la riforma lavoro e vara il “contratto di stabilità”

Il sindacato autonomo degli assicurativi SNFIA : “L’accordo ha il suono
tetro del rinnegamento di un’intera e gloriosa storia di tutela dei
lavoratori, dal momento che a patrocinarlo è proprio la compagnia
simbolo storico delle Cooperative rosse e delle loro battaglie sociali”

“Ha visto la luce il primo accordo di categoria che recepisce appieno
filosofia e contenuti del Jobs Act“. Il segretario nazionale del
Sindacato Nazionale Funzionari Imprese Assicuratrici, Marino D’Angelo,
ha così bollato l’accordo separato sottoscritto nella notte di martedì
tra UnipolSai e le sigle assicurative di Cgil, Cisl e Uil ( Fisac-Cgil,
Fiba-Cisl, UilCA ) per l’uscita anticipata di 321 lavoratori dal gruppo
delle coop a un anno dal cosiddetto salvataggio di Fondiaria Sai.

La firma dell’intesa secondo D’Angelo “sposta il calendario indietro di
40 anni, cancellando con un colpo di spugna conquiste frutto dei
sacrifici di migliaia di lavoratori”.

Il sindacalista parla di “un atto ancora più incomprensibile poiché
consumato a distanza di pochi giorni dal riuscito sciopero generale cui
hanno aderito con convinzione anche i lavoratori assicurativi” e ricorda
che la firma da parte dei sindacati “sancisce il prepensionamento di 321
lavoratori in esubero di UnipolSai, a fronte di 150 nuove assunzioni di
giovani, che verranno inquadrati con un contratto ambiguamente definito
di stabilità. Particolare non secondario, poi, è che “i 321 lavoratori
non potranno scegliere, saranno obbligati a lasciare il posto di lavoro.
Questo prepensionamento coatto è un fatto gravissimo che non fa che
esasperare il conflitto generazionale già fin troppo radicato nella
nostra società e non apporta reali vantaggi ai giovani che verranno
assunti con un contratto ambiguo. A nulla sono servite le nostre
proposte di applicare il criterio della volontarietà”.

Quindi la stoccata finale. “L’accordo ha il suono tetro del rinnegamento
di un’intera e gloriosa storia di tutela dei lavoratori, dal momento che
a patrocinarlo è proprio la UnipolSai – ha concluso D’Angelo – simbolo
storico delle Cooperative rosse e delle loro battaglie sociali”.

Non meno tenera era stata l’altra sigla non firmatari, la Federazione
nazionale assicuratori (Fna), in occasione della recente uscita di
Unipol dalla Confindustria delle assicurazioni, quando aveva parlato di
“una mina vagante per il settore assicurativo e un ennesimo precedente
negativo per l’intero mondo del lavoro, perché tende a sfasciare il
sindacato delle imprese, cioè l’Ania, per problemi puramente interni,
riconducibili agli equilibri di potere all’interno dell’associazione”.

Un precedente, peraltro, innescato dal gruppo assicurativo delle
cooperative fino a un anno fa guidate dall’attuale ministro del Lavoro
e, quindi, titolare del Jobs Act, Giuliano Poletti.

L’Fna aveva anche tracciato un parallelo tra Sergio Marchionne e
l’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, che per altro figura
in più liste degli indagati nell’ambito delle numerose inchieste
giudiziarie sulla fusione tra Unipol e Fondiaria Sai, tutt’ora in corso.

Il comunicato prosegue con un riferimento diretto alla “scelta che
Marchionne ha fatto in Fiat“. E aveva messo nero su bianco il timore per
i rischi corsi dai diritti dei lavoratori: “La scelta di UnipolSai è
estremamente pericolosa per il contratto nazionale, in quanto sottrae la
rappresentanza del secondo gruppo italiano alla delegazione di
trattativa dell’Ania, indebolendo fortemente lo svolgimento della stessa
ed il contratto nazionale. Sino ad oggi l’Ania e le organizzazioni
sindacali dei lavoratori sono riuscite ad avere un contratto unico
normativo ed economico, valido per tutte le aziende del settore, da
quelle piccole a quelle grandi. La scelta di UnipolSai mette
pesantemente in discussione questa realtà e crea un pericoloso
precedente per tutto il settore” che occupa circa 50mila persone.

Il tutto proprio mentre in casa Unipol è in corso un importante e
complicato riassetto azionario. Che vede da un lato una
razionalizzazione delle varie tipologie di titoli emessi dal gruppo, che
secondo il mercato avrà effetti finanziari positivi prevalentemente per
la stessa Unipol e per le coop azioniste, mentre sarà svantaggiosa per
gli ex soci di risparmio di Fondiaria.

Dall’altro ci sono alcune delle stesse coop che, dopo aver prestato il
fianco al cosiddetto salvataggio di Fondiaria, sono desiderose di
recuperare gli investimenti fatti e di andare per la propria strada.

Un tema quest’ultimo, che è ancora in fase progettuale ma che è già
stato annunciato da Finsoe, la holding a capo di Unipol in via di
scioglimento.

 

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