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Anche sotto il sole d’agosto continua l’attacco ai dipendenti pubblici

In un articolo comparso l'11/8 sul quotidiano “La Stampa”, per mezzo della penna di Giuseppe Salvaggiulio, si mettono a confronto, da un punto di vista quantomeno parziale, i cosiddetti “assenteisti” nel settore pubblico e nel settore privato (quest'ultimo non meglio specificato: industrie, cooperative, commercio?), evidenziando come nel primo questi siano scandalosamente di più, come già solo il titolo lascia intendere: “Statali, 52 modi per non lavorare (pagati)”. Si veda l'articolo, più sotto.

Difficile pensare che il giornalista non ci abbia messo tutta la malafede che ormai da un decennio caratterizza ogni riferimento della stampa mainstream verso i dipendenti pubblici, dipinti ad arte come assenteisti, fannulloni e privilegiati. Tutto ciò è funzionale alla corsa al ribasso dei diritti dei lavoratori. Tutti: del pubblico e del privato, comunque definiti.

Le obiezioni al pezzo sono così tante che risulta difficile riassumerle esaurientemente in poche righe. Non ho dati immediatamente sottomano per controbattere puntualmente, ma non credo sia difficile reperirli.

Nonostante, nella prima parte dell'articolo, il giornalista sembra tenerci a sottolineare che si tratta di “assenze giustificate per cause previste da leggi e contratti a tutela del lavoratore”, il tono dell'articolo, così come lo snocciolamento dei dati e degli eloquenti grafici, appare scritto ad arte per alimentare quell'ondata di fango su una precisa categoria di lavoratori, i dipendenti pubblici appunto, di cui si chiede la testa per rincorrere una falsa idea di efficienza, ed una verissima idea di privatizzazione di servizi pubblici e sfruttamento dei lavoratori.

Partendo, per es., da alcune considerazioni di genere, si può dire che il settore pubblico ci sia un maggior numero di lavoratrici rispetto al privato. Ed è ben noto che la “maternità”, quella facoltativa, è ancora oggi a carico delle donne, sulle quali grava la maggior parte della cura dei figli, nonostante che la ratio della normativa “incoraggi” anche i padri ad usufruirne. Buona parte del congedo parentale inoltre non è retribuito, non potendo quindi essere annoverato tra i modi per assentarsi dal lavoro mantenendo lo stipendio. L'informazione fornita dal giornalista quindi è per lo meno colpevolmente inesatta. Le donne nel settore privato sono di meno e le loro condizioni di lavoro in genere molto differenti. Quali sarebbero inoltre i “privilegi” di cui non godono le donne nel settore privato? Tutti abbiamo sentito parlare di dimissioni in bianco, lavoratrici della domenica, svariate forme di ricatto a cui sono soggette le donne in numerosi settori del privato. A queste donne sono negati dei diritti, ed è un'operazione profondamente disonesta annoverare tra i “privilegi” i diritti delle donne nel pubblico impiego.

Al di là delle considerazioni di genere, è arcinoto che qualunque “assenza giustificata per cause previste da leggi e contratti a tutela del lavoratore” (non solo maternità, ma anche 104, donazioni del sangue o di midollo osseo (!) – ci vuole coraggio ad attaccare un donatore di midollo! – 150 ore ecc…), di solito per un lavoratore del privato, che vive sotto constante ricatto occupazionale, sono un miraggio. Il giornalista sembra ignorare che anche le ferie a volte, per i lavoratori del privato sono una gentile concessione.

Basterebbe questo ad invalidare gli impliciti assunti dell'articolo, ma il giornalista, con un'operazione ancora più disonesta, dedica una parte del suo pezzo a snocciolare situazioni illecite o al limite della legittimità, che nulla hanno a che fare con le assenza più che giustificate previste dalla legge. Ed ecco che si getta così un'ombra sulla legittimità stessa dei diritti sanciti dalla legge.
Da qui a renderli “sopprimibili” il passo è breve.

E la malafede dei pennivendoli è certa!

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1 Commento


  • Maria

    I dipendenti pubblici sono nel mirino ormai da anni anche perchè c'è un disegno ben chiaro di cancellazione di tutto ciò che è pubblico. E a tale scopo, quale mezzo migliore di gettare fango a palate sulla categoria? O privarli dei mezzi materiali per lavorare? Lo stesso dicasi per la sanità, per l'istruzione…..E' un processo iniziato più di vent'anni fa e che ormai sta volgendo al termine. Ma la gente non si rende conto che da quando la maggior parte dei servizi sono stati dati in appalto i costi, anzichè diminuire sono di gran lunga aumentati e il servizio al contrario, nettamente peggiorato. Ma è un discorso troppo lungo per essere affrontato in poche righe. Grazie. Maria

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