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Ispra occupato. 50esimo giorno…

L’Ispra ha per legge un ruolo strategico nel Sistema nazionale a rete per la protezione dell’Ambiente, ma soprattutto è il braccio operativo della tutela ambientale e della salute. La principale rassicurazione ai cittadini, su tutti i temi che riguardano l’ambiente in cui vivono, proviene dal sapere che ricercatori, tecnici, controllori dell’Istituto sono all’opera per proteggerli e garantirli, in particolare su tutto il fronte degli eco reati.

Il Ministero stesso, ad ogni risposta fornita nelle sedi parlamentari, chiama in causa le funzioni insostituibili dell’Ispra. Sono dunque i cittadini i primi interlocutori dell’Ispra: quindi è a loro che il Ministro dell’Ambiente Galletti è tenuto a spiegare perché non ci sono i soldi sufficienti per dare piena operatività all’Istituto stesso.

Se il contributo ordinario non basta per far lavorare con contratti a tempo determinato i precari storici che fanno parte dei gangli vitali della struttura scientifica e amministrativa, va incrementato.

È il colmo per un Governo che, aprendo i cordoni della borsa, risponde sempre con sollecitudine alle richieste provenienti dalle solite multinazionali. Sblocca Italia insegna.

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L’approvazione della legge n.132 del 2016, che ha istituito il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), di cui fanno parte l’ISPRA e le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, ha rappresentato un raro esempio di proficua collaborazione tra le forze politiche di maggioranza e opposizione.

Tuttavia, al momento dell’approvazione, fu introdotta all’articolo 17 la clausola di invarianza finanziaria, che ha impedito un adeguato finanziamento del nascente Sistema. Abbiamo provato ad inserire in legge di bilancio un’integrazione al contributo annuale elargito dal MEF, trovando la strenua opposizione del Ministero dell’ambiente che preferisce avvalersi della ben più costosa Sogesid, una società in house del MATTM, oggetto di attenzione delle procure e di numerose interrogazioni parlamentari, e, di fatto, un doppione dell’ISPRA. E’ chiaro che in questo modo lo Stato preferisce attingere ai privati, spendendo più soldi e con procedure privatistiche opache e clientelari.

I numeri: meno 13 milioni di euro al contributo ordinario dell’Ente da parte dello Stato; meno 43% registrato per i fondi esterni; un disavanzo di bilancio di 6,3 milioni di euro; una contrazione delle unità di personale scese dalle 1650 del 2008 alle attuali 1200, compresi i precari, a fronte di sempre più numerosi e gravosi compiti attribuiti per legge. Se non si interviene immediatamente le conseguenze saranno il blocco delle attività per mancanza di fondi e il licenziamento di precari storici.

Si parla di cifre ridicole in rapporto al bilancio dello stato, ma di enorme importanza nell’assicurare la continuità delle funzioni e delle attività che i lavoratori dell’ISPRA portano avanti con straordinaria passione, competenza e spirito di servizio. Basterebbe revocare l’acquisto di un solo F35 (100 mln), strumento di morte al quale sembra non si possa proprio rinunciare, per mettere in sicurezza l’ente per anni.

Oggi, finalmente, dopo due anni di tentativi, in Commissione ambiente della Camera è circolata una bozza di risoluzione che impegna il governo a individuare nuove fonti di finanziamento, che potrebbero provenire da incrementi della dotazione finanziaria strutturale, dalla corretta applicazione del principio “chi-inquina-paga” e da un adeguato riparto del gettito generato dalla legge n.68 del 2015 sugli ecoreati.

La risoluzione non è stata ancora calendarizzata, ma è certo che raccoglierà l’appoggio delle due principali forze di maggioranza e opposizione. Da parte nostra faremo tutto il possibile e oltre per risolvere definitivamente questa situazione indegna

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Da https://ilblogdellasci.wordpress.com/

All’ISPRA si sta sviluppando una dura lotta sindacale che non può non coinvolgere tutti coloro che abbiano a cuore sia la situazione della ricerca che dell’ambiente in Italia; abbiamo chiesto al collega Nicola Lugeri, fisico, di raccontarcene la storia.

Nicola Lugeri

Ogni programma elettorale di una forza politica o di una coalizione che punti al governo del Paese non trascura di promettere di investire sull’ambiente e sulla ricerca. Salvo poi dimenticarsi delle promesse o al massimo concentrare i finanziamenti alla sola componente privata della ricerca e sviluppo.

La vertenza attuale dell’ISPRA si innesta in entrambe queste tematiche, in quanto Ente Pubblico di Ricerca ambientale. L’ISPRA, Istituto per la Protezione e Ricerca Ambientale, nasce nel 2008 dalla fusione di due istituti di ricerca (l’ICRAM sul mare e l’INFS sulla fauna selvatica) e dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT, a sua volta già derivante dall’accorpamento dell’ANPA e dei Servizi Geologico e Idrografico del Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali). L’ISPRA è un Ente Pubblico di Ricerca “vigilato” dal MATTM, in pratica il suo “braccio tecnico”. È il principale ente pubblico di riferimento per le tematiche ambientali nel nostro Paese e svolge anche attività di ricerca funzionale all’implementazione dei numerosi compiti attribuitigli per legge , garantendo il supporto tecnico-scientifico alle istituzioni. Un Ente cosiddetto “strumentale” alle azioni del Ministero in tema di politiche ambientali. Ci sarebbe da aspettarsi, pertanto, un’attenzione particolare del Ministro di riferimento Galletti e del governo; invece, i fatti dicono altro: dal 2008 ad oggi, meno 13 milioni di euro (da 93 a 80, dati non rivalutati) al contributo ordinario per l’Ente da parte dello Stato; meno 43% registrato per i fondi esterni (da circa 23 a circa 13 M€) principalmente causato da una governance che ha emarginato le attività di ricerca; un disavanzo di bilancio, ormai strutturale di 6,3 milioni di euro, ed una contrazione delle unità di personale scese dalle 1650 del 2008 alle attuali 1200, compresi i precari, a fronte di sempre più numerosi e gravosi compiti attribuiti per legge, ultima delle quali quella istitutiva del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’ambiente (SNPA, L.132/2016). Tutto ciò mentre il Ministero finanzia lautamente una società in-house, la SoGeSid, le cui procedure assunzionali e manageriali non seguono le rigide regole della Pubblica Amministrazione.

Le conseguenze immediate saranno il blocco di numerose attività, già ora asfittiche per mancanza di fondi e il licenziamento di circa 90 precari storici. Infatti, tutte le attività in capo all’Ente subiscono da anni forti ripercussioni, ora acuite dalla fine dei risparmi degli esercizi precedenti e dalla vacanza degli organi di vertice dell’Istituto (dal primo giugno l’ISPRA è senza Presidente e CdA e con l’attuale DG in attesa di ratifica della propria nomina a Presidente).

Oltre alle enormi difficoltà di portare avanti -fra l’altro- la realizzazione della Carta Geologica e della Carta degli Habitat (entrambe alla scala 1:50.000, su tutto il territorio nazionale), visto il risibile budget per i rilievi in campo, vogliamo focalizzare questo intervento in particolare sulle strutture laboratoristiche, che dovrebbero essere il fiore all’occhiello dell’Istituto e costituire riferimento a livello nazionale per le analisi e le misure in campo ambientale.

I laboratori del Servizio di Metrologia Ambientale assicurano la confrontabilità e l’accuratezza dei dati analitici derivanti dalle attività di monitoraggio/controllo ambientale attraverso la produzione di Materiali di Riferimento, l’organizzazione di Confronti Interlaboratorio e la predisposizione di manuali, linee guida e metodi validati. Per quanto riguarda la qualità dell’aria, l’ISPRA elabora, a livello nazionale, i principali indicatori e pubblica rapporti tecnici ed è anche National Reference Centre per la qualità dell’aria nell’ambito della rete Eionet dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. L’Istituto approfondisce a livello tecnico scientifico il tema dell’inquinamento generato dalle sorgenti naturali (es. materiale particolato di origine sahariana). L’Istituto sviluppa modelli empirici e conduce ricerche relative alla valutazione della variabilità spaziale e temporale delle particelle ultrafini in ambito urbano. Per le polveri sottili, il laboratorio di riferimento dell’ISPRA è risultato il miglior laboratorio sulle misure di PM10 e PM2,5 al confronto interlaboratorio europeo.

Eccellenza mondiale per il monitoraggio della radioattività in aria, le attrezzature e le procedure adottate dal Laboratorio ISPRA per le rilevazioni radiometriche rappresentano lo stato più avanzato della tecnologia attualmente disponibile a livello internazionale. Il Laboratorio è una delle 16 strutture mondiali operanti nel Sistema Internazionale di Monitoraggio (IMS).

Tra le attività svolte da ISPRA a tutela della salute pubblica e della qualità ambientale vanno poi segnalate quelle relative all’impatto dei fitosanitari di sintesi sulla qualità delle acque, gli habitat naturali e le aree e specie protette. Sullo Stato delle acque periodicamente viene pubblicato il Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque, che indica regolarmente una notevole diffusione di sostanze tossiche negli ambiti acquatici.

Il laboratorio di Genetica della conservazione di Ozzano è il riferimento nazionale per la fauna sulle analisi CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) e si occupa inoltre di genetica forense e dei monitoraggi su scala nazionale delle principali specie di interesse conservazionistico in particolare di carnivori e non solo.

Esperienza pluridecennale vantano anche i laboratori che si occupano dell’ambiente marino e che monitorano la qualità dell’acqua, dei sedimenti, la biodiversità e gli impatti delle attività antropiche e le emergenze in mare. Proprio in ambito marino, recentemente l’Istituto ha promosso e coordinato attività di formazione su scala nazionale relativamente ai monitoraggi previsti dalla Direttiva Europea 2008/56 “Marine Strategy”. Centinaia di operatori delle ARPA e non solo hanno avuto la possibilità sia di effettuare training on-line su decine di differenti tematiche che attività pratiche,nel polo laboratoristico di Castel Romano e sul vascello oceanografico di proprietà dell’Ente.

Anche il Servizio Geologico d’Italia si avvale di laboratori ubicati nella sede di Castel Romano, dove vengono realizzate prove geotecniche, analisi sedimentologiche e preparati per lo studio degli aspetti paleontologici, mineralogici e petrografici delle rocce.

A quasi dieci anni di distanza dall’istituzione dell’ISPRA, non è stato ancora perfezionato il coordinamento dei laboratori ed è capitato che, pur essendo dotati di sofisticati macchinari per analisi chimiche, si è dovuto ricorrere a forniture esterne di servizi. La crisi attuale, con la scadenza dei contratti di numerosi addetti che l’Amministrazione non intende stabilizzare ed i limiti di budget già espressi, che non permetteranno l’acquisto dei consumabili e dei servizi di manutenzione e di certificazione, rischia di rappresentare il colpo di grazia ad una situazione già critica, fatta di difficoltà nell’effettuare acquisti, procedure di gara ed affidamenti interminabili per via della normativa eccessivamente restrittiva e degli ostacoli burocratici che invece di semplificare e snellire, appesantiscono e dilatano le tempistiche anche per la più semplice procedura.

Per questi (e non solo questi) problemi, ricercatori, tecnologi, tecnici e personale amministrativo dell’ISPRA, organizzati dall’Unione Sindacale di Base, sono al quarantaseiesimo giorno di occupazione. La base dell’occupazione è nella sala conferenze dell’ISPRA nella sede di Via Brancati 48, dalla quale il personale si organizza per una serie di iniziative “lampo”. L’ultima in ordine temporale è stata quella organizzata sul tetto del polo laboratoristico dell’ISPRA a Castel Romano venerdì 30 giugno (vedi tg3 h.19 del 1/7). Essa voleva rappresentare ciò che potrebbe accadere ai laboratori se non matureranno le condizioni per garantire la continuità lavorativa di quei colleghi precari che in essa operano e che scadranno alla spicciolata da qui a dicembre.

I primi 35 contratti sono scaduti il 30 giugno scorso e nonostante si tratti di personale specializzato che opera da decenni nell’Ente, con tutti i requisiti per rientrare nei processi di stabilizzazione previsti dal “Nuovo Testo Unico” del pubblico impiego (DLgs 75/2017) ed essere pertanto mantenuto in servizio, solo 14 hanno visto il proprio contratto prorogato. Tutti gli altri sono fuori per diversi cavilli, e partecipano attivamente alla lotta, per forzare lo sviluppo degli eventi verso una soluzione favorevole per sé e per l’Istituto.

È necessario che la Politica capisca che non si può abbandonare il comparto degli Enti Pubblici di Ricerca, di cui l’ISPRA è parte, ad una “sopravvivenza” senza prospettive. Devono essere assolutamente inseriti nuovi finanziamenti stabili da parte della finanza pubblica (basterebbe l’1% di quanto stanziato per “salvare” le banche delle recenti crisi) per stabilizzare i 10.000 precari storici e rilanciare gli Enti con una governance superiore a quella dei singoli ministeri vigilanti. Questa è la piattaforma che l’USB sta portando avanti in tutte le sedi competenti, rafforzata dalla lotta del personale.

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