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Ricerca, USB e i precari chiedono l’intervento delle prefetture

La lotta dell’Unione Sindacale di Base per la stabilizzazione dei precari della ricerca ci ha visto mercoledì davanti alla prefettura di Pisa (col personale del CNR) e di Roma (con l’INAF), iniziativa che ripeteremo prossimamente in altre città.
Perché abbiamo portato la nostra lotta in Prefettura?
Perché i recenti atti amministrativi di alcuni EPR vanno verso una limitazione delle stabilizzazioni, con stanziamenti degli Enti insufficienti rispetto a quanto reso possibile dal DPCM di ripartizione dei fondi della Legge di Bilancio e con discriminazioni inaccettabili sui requisiti degli stabilizzandi. Tutto questo, con la collaborazione di CGIL CISL e UIL, come palesemente accaduto il 2 maggio al CNR.

Questa situazione è inaccettabile e per questo abbiamo riportato la nostra lotta nelle piazze e di fronte ai residui rappresentanti del governo Gentiloni, solo tecnicamente ancora in carica.

Nelle lettere indirizzate ai prefetti, abbiamo sottolineato:
– che la situazione attuale negli enti di ricerca vede il 40% di organico precario, con età media di circa 43 anni;

– che ci sono norme specifiche, emanate dopo importanti lotte dei precari, in particolare l’articolo 20 del DLGS 75/2017 e le relative circolari interpretative della Funzione Pubblica, che consentono un piano assunzionale efficace;

– che la legge di bilancio ha stanziato fondi specifici per le stabilizzazioni, richiedendo un cofinanziamento agli Enti, che invece mostrano il “braccino corto”; – che moltissimi precari sono discriminati base a requisiti che alcuni enti interpretano in modo difforme dalla volontà del legislatore;

– che esiste una procedura di infrazione europea iniziata da una nostra denuncia del 2013 ed un contenzioso che rischia di produrre danni erariali ben superiori alle spese di assunzione (considerando che questo personale viene già retribuito).

La nostra richiesta è che gli EPR destinatari dei fondi della Legge di Bilancio partecipino con un cofinanziamento paritario a quanto ripartito nel DPCM.
Il pericolo di licenziamenti e di esclusione dalle stabilizzazioni è chiaro e questo determinerà una nostra ovvia reazione, necessaria per tutelare questo personale, importante patrimonio culturale del Paese.
Per queste ragioni nell’ambito della necessaria sorveglianza delle applicazioni normative nella fase esecutive ci siamo rivolti alle Prefetture in varie parti di Italia.
Il capo di gabinetto di Pisa ci ha risposto positivamente, dichiarando che appoggerà la nostra richiesta. Siamo in attesa di un incontro con quello di Roma
La nostra lotta continua con lo sciopero del 16 maggio con manifestazione a Roma.

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