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La contrattazione non basta, serve il salario minimo per legge

Una sentenza del 4 settembre del TAR della Lombardia, conferma come la contrattazione collettiva nazionale non metta affatto al riparo i salari dalla bassa retribuzione “regolare”. Ed è il motivo per il quale il salario minimo va indicato per legge e non lasciato alla contrattazione tra imprese e sindacati.

Il quotidiano Italia Oggi, riferisce che il Tar della Lombardia è intervenuto sulla questione relativa alla corretta applicazione del contratto collettivo da parte dell’azienda, confermando che il contratto di lavoro collettivo applicato dall’imprenditore ai propri dipendenti “rientra nella propria scelta discrezionale”, salvo (ovviamente) il caso di contratti collettivi contenenti previsioni contrarie alla legge oppure riferibili a categorie del tutto disomogenee da quelle in cui opera l’impresa. Secondo il Tar al di fuori di tali casi la scelta dell’azienda non è sindacabile nel merito in sede giurisdizionale, né può intervenire l’Ispettorato del lavoro.

Il caso in questione riguardava quale fosse il contratto collettivo applicabile da parte di una cooperativa che fornisce servizi fiduciari, cioè nella vigilanza, uno dei peggiori contratti firmati negli ultimi decenni in un settore diventato un vero e proprio verminaio.

A seguito dell’intervento dell’Ispettorato del lavoro, la cooperativa era stata diffidata al pagamento a tutti i soci-lavoratori dipendenti delle differenze retributive calcolate sulla base del contratto Multiservizi al posto di quello applicato dall’azienda, ovvero quello della Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari. Il motivo dell’intervento e della diffida dell’Ispettorato del Lavotro all’azienda era dovuto al riconoscimento di una retribuzione migliore del contratto Multiservizi rispetto a quella della Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari.

Ma il TAR della Lombardia ha bocciato questo provvedimento, riconoscendo al datore di lavoro – nell’ambito di una più ampia libertà negoziale e all’interno dei confini delil proprio settore merceologico – che non è obbligato ad applicare il contratto di lavoro con la retribuzione più alta e può liberamente scegliere quale contratto applicare. I giudici del Tar hanno ricordato che, secondo la legge, il trattamento complessivo minimo da garantire al socio-lavoratore è quello previsto dal contratto collettivo comparativamente più rappresentativo del settore.

Nella vicenda arrivata al TAR della Lombardia, il lavoratore svolgeva servizi di “guardia non armata, portierato, custodia, reception, revisione e manutenzione delle relative attrezzature” e gli era stato applicato il contratto della Vigilanza Privata che, secondo il Tar, risulta essere “appropriato rispetto all’attività svolta da parte della cooperativa” in ragione del settore in cui la stessa cooperativa opera.

Il contratto Multiserivizi, con una retribuzione migliore (anche se anch’essa scandalosamente bassa, ndr), si riferisce, invece, ad imprese che svolgono anche altre attività, tra cui pulizia, logistica e servizi integrati.

Inentrambi i casi si tratta di contratti sottoscritti da sindacati di settore maggiormente rappresentativi, e ritenuti quindi incontestabili circa la validità nel settore.

Questa vicenda porta clamorosamente alla luce due aspetti decisivi:

il primo è la totale discrezione lasciata alle imprese nell’adottare i contratti peggiori sulle retribuzioni dei lavoratori, soprattutta in quella immensa “area grigia” dei servizi. Il secondo è che i bassi salari sono anche conseguenza dei pessimi contratti firmati dai “sindacati maggiormente rappresentativi” in molti settori.

Ne deriva che se si vuole prendere di petto i bassi salari e il lavoro sottopagato che costringe milioni di lavoratori alla povertà, serve il salario minimo, per legge e chi sgarra va sanzionato. Ragione per cui firmate la Legge di Iniziativa Popolare per il salario minimo a 10 euro. E’ una scelta di civiltà per tutto il paese.

 

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