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“Canali del conflitto”. Un confronto operaio contro sfruttamento, guerra e crisi ambientale

Lavoratrici e lavoratori della catena del valore dentro gli impatti della guerra e della crisi ambientale

La guerra va fermata, l’invio di armi ai quattro angoli del mondo va fermato.

Bisogna agire contro la guerra che è la principale minaccia che agisce sul pianeta, ma per farlo occorre mobilitarsi in qualunque parte del mondo a partire dai luoghi lavoro.

Bisogna ripensare al modello di sviluppo dell’economia anche per evitare gli impatti, a breve e lungo termine, degli effetti del cambiamento climatico che impatta oramai ovunque colpendo innanzitutto le zone più povere del pianeta.

I padroni continuano a cercare solo i loro profitti immediati, ma chi lavora dentro le catene produttive e di approvvigionamento sa bene che la crisi è imminente, anzi è letteralmente già tra di noi.

Dobbiamo chiamarlo col suo nome: è il capitalismo. Le guerre ne sono l’espressione, la conflittualità in atto non è che l’inevitabile conferma di un modello che mette al centro gli interessi privatistici a danno delle comunità e di chi lavora.

La distruzione dell’ambiente non è che l’altra faccia di questa medaglia che vede soppiantati gli interessi della collettività al solo scopo di garantire il profitto per pochi.

La crisi del Medio Oriente, il massacro del popolo della Palestina e le conseguenti tensioni nel canale di Suez oggi toccano direttamente le nostre tasche. Come?

Si calcola che attraverso il Canale di Suez passano circa 31 milioni di tonnellate di merci, e noi sappiamo che 40% del Pil italiano viene rappresentato dall’export. Il nostro paese è direttamente interessato da quanto accade in quell’area: portualità, logistica, produzione, commercio. Settori della catena del valore che vengono impattati direttamente e che oggi in Italia subiscono già dei preoccupanti rallentamenti.

Con lo sguardo rivolto alla giornata e al corteo genovese del giorno 11 febbraio, alla giornata di mobilitazione generalizzata del 23 Febbraio e alla immediatamente successiva manifestazione nazionale a Milano del 24 Febbraio, per fermare il genocidio a Gaza, la Categoria Operaia di USB vuole mettere in campo una prima iniziativa pubblica dove confrontarci sui fattori scatenanti della crisi globale, dei conflitti, del clima e degli impatti conseguenti su tutta la catena del valore e quindi sulle condizioni di salario e di vita di milioni di lavoratrici e lavoratori.

Per la pace, la giustizia ambientale, bisogna continuare a mobilitarsi dal basso.

Assieme alla Categoria Operaia di USB, saranno presenti e contribuiranno all’iniziativa:

  • Giuliano Marrucci (Ottolina TV)
  • Markos Bekris (Sindacato Portuale PAME ENEDEP)
  • Gabriele Rubini (Chef Rubio)
  • Giorgio Cremaschi & Marta Collot (Potere al Popolo)
  • Rajeh Zayed (Presidente Unione Democratica Arabo-Palestinese)
  • Riccardo Degli Innocenti (Ricercatore)

Appuntamento: sabato 10 febbraio, ore 10:30, presso il “Music for Peace” di via Balleydier, 60 (Genova).

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