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Nessuna gigafactory di batterie a Termoli, l’elettrico non attira

Quello che per anni è stato presentato come il simbolo della transizione ecologica del Mezzogiorno si è ufficialmente trasformato in un miraggio. Automotive Cells Company (ACC), la joint venture che riunisce Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies, ha comunicato il definitivo abbandono del progetto per una gigafactory a Termoli.

La fabbrica di batterie per veicoli elettrici, che avrebbe dovuto impiegare circa 1.800 lavoratori e assorbire la crisi strutturale del distretto molisano, non vedrà mai la luce. Una decisione che segue la stessa sorte dello stabilimento gemello a Kaiserslautern, in Germania, lasciando la Francia come unico polo produttivo superstite del consorzio.

Nonostante le tante discussioni in merito e le varie promesse fatte al governo, il fatto che soprattutto Stellantis non guardasse più con grande interesse a questo progetto era evidente. Il colosso dell’auto ha tergiversato per mesi, giustificando i ritardi con un mercato dell’elettrico che stenta a decollare, vedendo se riusciva a ottenere ancora altri sussidi e sgravi.

Ma il fatto è che Stellantis non vende abbastanza auto elettriche per giustificare una fornitura così massiccia di batterie auto-prodotte. Per tentare di attutire il colpo sociale, Stellantis ha confermato che lo stabilimento di Termoli non chiuderà, ma cambierà pelle, tornando a puntare su tecnologie più tradizionali o ibride.

Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo“, ha avvertito ACC in una nota ufficiale, nello stesso tempo in cui il ritiro dei progetti di due gigafactories segnala proprio che uno dei consorzi più importanti del settore non vi vede futuro.

È un chiaro tentativo di ottenere ulteriori sostegno dalle autorità europee, in una logica di aiuto alla competizione in un settore che è dominato dalla Cina. Ma questo livello di contraddizioni, tra dichiarazioni e azioni, ce l’hanno anche i vertici della UE: basta vedere la decisione di venire incontro a varie voci che volevano allungare la vita dei motori endotermici.

Mentre il Dragone corre, la transizione italiana ed europea rallenta vistosamente, frenata da strategie industriali disordinate e da un allentamento delle regole sulle emissioni che spinge i grandi produttori a frenare gli investimenti sull’elettrico. La vicenda di Termoli è la cartina tornasole dell’inconsistenza di progetti sognati per una UE grande potenza, ma che devono poi fare i conti con una realtà in cui si difende come sacro il profitto spicciolo delle grandi multinazionali.

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