Un vergognoso paradosso. Proprio mentre le autorità italiane – Commissione di Garanzia inclusa – vengono condannate dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali (organismo del Consiglio d’Europa) per le arbitrarie limitazioni al diritto di sciopero, la stessa Commissione di Garanzia censurata dagli organismi europei ha inteso estendere le medesime limitazioni già in atto nei servizi pubblici anche alla logistica.
L’Unione Sindacale di Base settore Logistica denuncia con forza l’intendimento della Commissione di Garanzia sugli Scioperi di estendere al settore le limitazioni previste dalla Legge 146/1990.
Per l’USB si tratta di un’operazione inaccettabile, “che punta a imbavagliare uno dei comparti più combattivi del mondo del lavoro e ad allinearlo al modello dei “servizi pubblici essenziali”, con l’unico scopo di ridurre al silenzio la voce dei magazzinieri, dei corrieri, dei camionisti e dei facchini che in questi anni hanno conquistato diritti reali, contrapponendosi alla malavita organizzata, portando oltretutto alle casse dello stato somme ingenti recuperate dall’evasione fiscale e contributiva”.
Tutto ciò è stato ottenuto con la mobilitazione, che ha visto oltretutto il sacrificio di lavoratori uccisi durante le iniziative di lotta.
La logistica infatti non è un servizio pubblico, ma un pilastro dell’economia privata costruito sullo sfruttamento, sulla reiterata e certificata evasione fiscale e contributiva, sugli appalti incontrollati e su un sistema di lavoro che si regge sulla precarietà. La Logistica ed il trasporto merci sono ogni anno tristemente ai primi posti per infortuni sul lavoro ed incidenti mortali. Proprio per questo, colpire il diritto di sciopero in questo settore significa difendere lo sfruttamento e punire chi lo combatte.
Il recente pronunciamento del Comitato Europeo dei Diritti Sociali (CEDS), che ha condannato l’Italia per l’eccessiva restrizione del diritto di sciopero, evidenzia quanto sia già oltre misura il quadro normativo vigente. Invece di recepire la critica, le istituzioni tentano ora di ampliare ulteriormente la stretta, a tutto vantaggio delle grandi imprese e a svantaggio dei lavoratori, reali produttori dell’immensa ricchezza espressa dal settore.
USB ribadisce che lo sciopero è un diritto costituzionale, non una concessione.
Le continue limitazioni, le precettazioni e le sanzioni disciplinari sono strumenti di repressione politica, non di equilibrio sociale.
“Non accetteremo nessuna nuova norma che riduca ulteriormente la capacità delle lavoratrici e dei lavoratori di organizzarsi e difendere i propri interessi” afferma l’Usb in un comunicato.
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