Com’era facilmente prevedibile anche questa volta la Flotilla è stata intercettata. Mentre scriviamo, diverse barche sono ancora in navigazione e stanno cercando di correre verso Gaza: a fare il tifo per loro c’è una umanità intera, che ha affidato a quel piccolo gruppo di attivisti il compito di consegnare un messaggio di solidarietà e di speranza alla popolazione palestinese sotto assedio.
Lunedì 18 c’è stato in Italia uno sciopero generale che ha favorito una mobilitazione diffusa in tutto il Paese, proprio a sostegno di questa impresa coraggiosa e che è servito a denunciare ancora una volta le tante complicità del governo Meloni con lo Stato terrorista di Israele. Uno sciopero che ha ribadito la necessità di spostare risorse sui salari e per tenere a freno il rialzo dei prezzi, fermando la corsa al riarmo.
Il governo Meloni è preoccupato. Non prende nessun provvedimento serio, continua a giocare con la comunicazione come ha fatto il Primo maggio con la fantasiosa definizione di salario giusto, ma si capisce che si sente chiuso all’angolo. Ci fosse un’opposizione seria e veramente alternativa, avrebbero già fatto le valigie da un pezzo.
Il ministro Tajani ha chiesto il rilascio degli attivisti! Ora la Meloni avverte che non è realistico l’aumento al 5% del Pil degli impegni per la Nato! Il Presidente Mattarella aveva contestato al suo omologo israeliano solo pochi giorni fa che Israele viola ripetutamente il diritto internazionale! Parole che non cambiano di una virgola la situazione, ma che segnalano una crescente sofferenza dell’establishment a fronte di un dissenso sempre più esplicito.
E che ci dicono che lo sciopero di ieri, le manifestazioni in tante piazze e l’azione della Flotilla stanno mettendo in difficoltà le destre e sottolineando come sia afona l’opposizione.
La lotta è lunga, questo lo sappiamo, ma quello che si sta realizzando non è poco. Così come non dobbiamo sopravvalutare le nostre forze, nemmeno dobbiamo trascurare gli effetti sempre più visibili di quello che stiamo facendo.
Sabato 23 maggio abbiamo un nuovo appuntamento sul quale stiamo lavorando da tempo: far irrompere la questione sociale dentro l’agenda politica, affidando ai settori operai il compito di portare in piazza la piattaforma di un cambiamento vero. Al centro ci saranno ancora una volta salari e carovita e lotta al riarmo.
Appuntamento a Roma alle ore 14 da piazza della Repubblica.
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