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Processo Eternit: 18 anni di carcere al miliardario Schmidheiny

E’ arrivata poco dopo le 15.30 la sentenza nel processo d’appello contro il magnate ritenuto responsabile della morte di migliaia di operai e loro familiari – 3000 in totale – a causa delle fibre di amianto fatte lavorare per anni senza alcuna precauzione, all’interno dei vari stabilimenti della multinazionale nonostante la direzione fosse a conoscenza dell’estrema pericolosità delle fibre di asbesto. 
I morti, solo nello stabilimento piemontese di Casale, sarebbero stati circa 1.500, anche molti anni dopo la sua chiusura nel 1986. Il pool dell’accusa, giudato da Raffaele Guariniello e composto da Gianfranco Colace e Sara Panelli, in 62 udienze, a partire dal 2009, ha cercato di dimostrare come i capi della Eternit, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne, sotto accusa per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche, avessero continuato la loro micidiale attività pur sapendo che stavano uccidendo i propri operai e gli abitanti dei centri urbani che ospitavano gli impianti della Eternit. Una tesi riconosciuta dalla corte sia in primo grado che oggi in appello smentendo così la tesi della difesa secondo la quale gli accusati non erano a conoscenza degli effetti sulla salute delle fibre respirate e ingerite dagli operai.

La Corte d’appello di Torino ha anche disposto provvisonali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di 31 per il comune di Casale Monferrato. Ma i risarcimenti ammontano in totale a 89 milioni di euro: a ognuna delle 932 persone fisiche (malati o parenti di persone decedute) citate nella sentenza sono stati destinati 30 mila euro. Le somme dovranno essere pagate dall’imputato, Stephan Schmidheiny, e dai responsabili civili Anova, Becon e Amindus, tutte società della galassia Eternit.

Stamattina a Torino erano arrivati sette autbus da Casale Monferrato e due dalla Francia, ma anche molte vittime e loro familiari da Reggio Emilia e dalle altre citta’ italiane che ospitarono stabilimenti dell’Eternit. Secondo l’Afeva, l’associazione vittime di amianto, quasi mille persone hanno atteso per ore la sentenza dopo l’ultima udienza per il maxi processo Eternit, che è durata pochi minuti, durante la quale é stato sentito il perito nominato dalla Corte per verificare la morte di uno degli imputati il barone Louis De Cartier, scomparso all’età di 92 anni in Belgio, il 21 maggio scorso. Il perito ha confermato l’autenticità degli atti di morte prodotti dalla difesa. Il legale di De Cartier, Cesare Zaccone, ha chiesto l’estinzione del reato, associando il responsabile civile, la società Etex. Una posizione, che se accolta, potrebbe azzerare gli indennizzi a numerose parti civili. Poi i giudici si sono ritirati in camera di consiglio e ne sono usciti alle 15.30 dando lettura della lunga sentenza.

”Esprimo soddisfazione e fierezza perché siamo riusciti a rispettare rigorosamente i tempi che ci eravamo dati per la pronuncia della sentenza” ha detto il presidente della Corte d’Appello di Torino, Mario Barbuto.
Meno entusiastico il commento dell’Afeva: “Sentenza ricca di luci e ombre. Perché vengono ridotti gli anni presi in considerazione dalla corte. Sono stati neutralizzati i periodi fino al 1976, quando Schmidheiny non era al comando della multinazionali, e poi scompaiono gli anni dell’amministrazione controllata. Questo si riflette sulla platea dei beneficiari dei risarcimenti” ha detto Nicola Pondrano, vice presidente dell’associazione dei parenti delle vittime di amianto di Casale Monferrato (Alessandria). “Non sono molto convinto della bontà della cosa. Da un lato la condanna di primo grado é stata aumentata, ma dall’altra il ruolo di Schmidheiny appare ridimensionato” ha spiegato.

”Sono stravolta dalla stanchezza, ma finché posso vado avanti”: è stata questa la reazione di Romana Blasotti, 84 anni, cinque parenti morti per tumore finora a causa dell’amianto. L’anziana signora ha avuto un malore al momento della lettura della sentenza. ”Pensavo che Schmidheiny fosse stato assolto” ha spiegato poi.

Quella di Torino é una ”sentenza che incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane” è stato invece il commento a caldo dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che annuncia che ”proseguirà la sua battaglia per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, di Siracusa, di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti, cosi’ come nei confronti di ogni altro responsabile”.

In attesa della sentenza un ex operaio dell’Eternit di Casale Monferrato, visibilmente emozionato, il 67enne Pietro Condello, aveva donato al pm Raffaele Guariniello la sua tuta da lavoro. “Le voglio regalare questo simbolo perché é una brava persona e se lo merita – ha detto commosso l’operaio al pm -. Tanti sono morti, prima o poi toccher° anche a me, ma almeno spero che ci sia giustizia”. 

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