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Grecia, Irlanda, Portogallo: l’ora dell'”aggiustamento”

Intervista a Maurizio Donato.

 

La «troika» che riunisce gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), i tecnici del Unione Europea e quelli della Banca Centrale Europea, torna ad Atene all’inizio della settimana prossima per verificare lo stato di attuazione del piano di austerità (attuazione del “programma a medio termine 2012-2015” e delle privatizzazioni). Al momento, però, si registra un notevole ritardo degli introiti dello stato ellenico, che minaccia il rispetto dei vincoli di bilancio. Un problema che imporrà al ministero delle Finanze l’annuncio di nuove misure economiche da 1,7 miliardi di euro per la copertura di un buco nel bilancio del 2011. Dopo la verifica finale da parte della troika, verrà decisa l’assegnazione della quinta tranche di aiuti – 12 miliardi di euro – prevista per il mese di maggio, nel quadro del pacchetto di 110 miliardi di euro concesso in Grecia un anno fa.

La Banca centrale europea (Bce) starebbe invece dando gli ultimi ritocchi a un nuovo meccanismo per rifornire di liquidità le banche in difficoltà dell’area euro su un arco di tempo più lungo, anche per lanciare un’ancora di salvezza immediata all’Irlanda. Il piano dovrebbe sostituire l’attuale Emergency Liquidity Assistance (ELA), e sarà «su misura per le banche irlandesi». Il nuovo schema potrebbe essere reso noto nei prossimi giorni, dopo i risultati degli stress test sulle banche del paese. A febbraio la liquidità d’emergenza fornita attraverso l’ELA alle banche irlandesi dalla Bank of Ireland era pari a 60 miliardi di euro. A questa cifra vanno aggiunti 117 miliardi forniti dalla Bce attraverso le operazioni tradizionali.

 

Resta drammatica ma emblematica, la situazione del Portogallo contro il quale, con una sincronia sempre piu sospetta, si accaniscono le agenzie di rating e le istituzioni finanziarie europee e internazionali.

Standard & Poor’s ha comunicato oggi di aver nuovamente rivisto al ribasso la propria valutazione sul credito a lungo e a breve termine delle cinque banche e delle due sussidiarie portoghesi su cui ha un rating.

Un modo piuttosto spudorato per mettere “sotto pressione” il Portogallo e convincerlo ad accettare il nuovo prestito allestito da BCE e FMI per quasi 70 miliardi di euro, che però andranno restituiti attraverso una quarta o quinta manovra lacrime e sangue dopo le tre PEC (Piano di stabilità e crescita) già effettuate su una società duramente colpita dalle misure antisociali del governo. A complicare le cose è poi proprio la crisi politica del paese. Il premier Socrates si è dimesso perchè il Parlamento aveva bocciato la PEC 3 e prima di giugno è difficile che a Lisbona si insedi un nuovo esecutivo, ma ad aprile e poi a giugno vanno in scadenza quasi 9 miliardi di titoli del debito pubblico portoghese. Il premier uscente portoghese sta resistendo al prestito forzoso che vorrebbero imporgli BCE e FMI perchè consapevole che questi soldi dovranno essere poi restituiti sottraendo risorse allo sviluppo e ala spesa pubblica di un paese già marginalizzato dal ritmo economico dell’Unione Europea a guida franco-tedesca.

Ma se Lisbona piange Madrid non ride. L’accanimento delle agenzie di rating e della speculazione finanziaria non nascondono affatto di aver messo nel mirino anche la Spagna.

I declassamenti in serie di Fitch e Standard & Poor’s sul debito sovrano portoghese, dopo la mancata approvazione parlamentare del piano di riforme del governo Socrates, hanno infatti acceso nuovamente la luce sulla Spagna: il premier spagnolo, Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha dichiarato venerdì scorso di non essere preoccupato di un eventuale contagio della Spagna da parte del Portogallo, ma per gli operatori vale esattamente l’opposto.

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