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Apple si pente e riduce l’orario di lavoro in Cina: “solo” 49 ore

l’azienda che assembla in Cina gli iPad e gli iPhone.

L’amministrato delegatoc he ha sostituito Steve Jobs, Tim Cook, ha infatti visitato l’impianto (Non è neppure l’unico, in Cina) dove lavorano addirittura 120.000 persone a ritmi che definire indiavolati è un eufemismo.

Ieri, guarda caso, è stato reso pubblico il primo rapporto a firma della Fair Labor Association, che ha messo sotto esame tre fabbriche Foxconn. Il primo fornitore di Apple risulta aver violato tutti i parametri standard relativi a orario di lavoro, gestione degli straordinari e compensi. Per “rimediare”, Foxxcon si è impegnata – come primo gesto di buona volntà – a ridurre l’orario di lavoro: da 60 a 49 ore settimanali. Non subito, naturalmente, ma entr il luglio 2013. Non vi hanno commosso per la generosità?

La Foxconn non lavora come assemblatore solo per Apple, comunque. Nella lista dei clienti famosi ci sono anche Hewlett-Packard, Dell e Sony, tre colossi dell’hi tech globale.
E a noi sembra decisamente interessante – sul piano dell’analisi – che il vertice dell’hi tech venga realizzato in condizioni che poco hanno da invidiare a Manchester 1843. Attendiamo lumi dai cultori della “produzione immateriale”…

Dal rapporto della Fair Labor Association risulta oltre il 60% dei lavoratori di Foxxcon sia sottopagato, ovvero che non permettono di sopravvivere secondo gli standard di vita vigenti a  Shenzhen e Chengu, le città dove le fabbriche hanno sede (non a New York o Roma, insomma…).

Quando Monti ed altri dicono che l’Italia “non è competitiva” hanno in testa questi dati e questo traguardo, mica una “concezione sportiva” della vita…

Maggiori informazioni sulla qualità della vita dei dipendenti Foxxcon erano state pubblicate da “il manifesto” e Contropiano on line pochi giorni fa: https://www.contropiano.org/it/esteri/item/7483-colpi-di-genio-in-california-suicidi-omicidi-a-shenzhen.

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