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Italia in stagnazione, ma l’austerità uccide l’Europa

Stamane l’Istat ha comunicato i conti trimestrali del secondo trimestre 2019. Siamo in un territorio di stagnazione produttiva dove però bisogna rimarcare alcuni dati. A sorpresa gli investimenti fissi lordi sono cresciuti dell’1.9%, confermando la tesi dello scorso anno di Paolo Savona che vedeva un ruolo determinante degli investimenti. In particolare gli investimenti in macchinari sono cresciuti del 5.8% ed è quasi un miracolo visto il peggioramento della congiuntura internazionale. La domanda estera netta è risultata nulla cosi come i consumi delle famiglie.

La stagnazione si innesta in un contesto di forte e persistente austerità, visto che la spesa delle amministrazioni pubbliche è scesa dello 0.1%. All’apporto positivo degli investimenti fa da contraltare l’apporto congiunturale negativo delle scorte, che da circa un anno stanno diminuendo fortemente.

 Ciò significa che se la congiuntura nel prossimo anno a livello internazionale fosse più favorevole ci sarebbe senz’altro uno scatto all’insù delle scorte con contributo positivo di industria e costruzione. Insomma si stanno svuotando sempre più i magazzini e l’apporto congiunturale delle scorte è negativo addirittura dello 0.3%, altrimenti ci sarebbe stato il segno più del pil trimestrale.

Un bilancio del governo Conte 1 è inesorabile, la spesa pubblica continua con persistenza a diminuire, malgrado quota 100 e reddito di cittadinanza. Più che oculatezza a noi sembra un suicidio economico. Evidentemente si hanno prospettive diverse e forse il Conte bis da questo punto di vista non promette nulla di buono. Seguitiamo ad andare dietro l’Ue, dunque a suicidarci.

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