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Chi dovrebbe temere una “patrimoniale”? 400mila ricchi su 60 milioni di persone

E’ impressionante come appena si senta evocare la parola “patrimoniale” la mano di alcuni corra subito alla pistola ed inizi un fuoco di sbarramento senza precedenti.

E’ vero che in passato il criterio della tassa patrimoniale ha avuto un estensione che l’ha arbitrariamente resa erga homnes, colpendo un po’ tutti e non solo i possessori di patrimoni rilevanti.

E’ stato il caso dell’ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili) nella Legge Finanziaria di Amato nel 1992, la stessa che in una notte fece il prelievo forzato su tutti i conti correnti. E’ stato il caso dell’Ici (Imposta Comunale sugli Immobili), introdotta sempre da Amato, per onorare la prima stangata “lacrime e sangue” in nome del Trattato di Maastricht. Poi c’è stata l’Imu, prima su tutte le abitazioni, poi escludendo le abitazioni di residenza.

Tutte imposte a loro modo patrimoniali (cioè sul patrimonio rappresentato dalle proprietà immobiliari) che però in passato hanno colpito anche chi aveva solo una casa e vi abitava o aveva ancora un mutuo in corso, ovvero non ancora pienamente proprietario dell’abitazione. Se avesse cessato di pagarne le rate, la proprietà diventava della banca.

Nel corso degli anni, questa imposta “patrimoniale” sulle abitazioni si è riconvertita più saggiamente, esonerandone le prime case, quelle in cui si abita.

In compenso la tassazione sui prodotti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato) va da un minimo del 12,5% ad un massimo del 23%. Nulla a che vedere con la tassazione imposta sui redditi di lavoro che nella parte superiore ai 18mila euro, supera già questo ultimo livello. Il reddito da lavoro oggi è più tassato di quello derivante da attività finanziarie. Chiaro?

Insomma da una “patrimoniale” sui  veri patrimoni, chi è che avrebbe qualcosa da temere? Non tutti, non tanti, ma pochi. Andiamo a vedere.

L’edizione 2019 dello studio di Boston Consulting Group sulla ricchezza nel mondo, monitora anche quanti e quanto siano ricchi i ricchi in Italia. Il nostro paese figura al nono posto nel mondo per numero di milionari, con ben 5 mila miliardi di ricchezza finanziaria personale (prevista in crescita a 5,6 mila miliardi entro il 2023) sulla ricchezza privata complessiva (finanziaria e immobiliare al 95%) che si aggira sui 9mila miliardi di euro.

In pratica quasi il 60% della ricchezza privata è in mano ad un ristretto numero di persone. Non solo. Nella graduatoria dei Paesi in cui vivono persone dotate di un patrimonio superiore ai 100 milioni, l’Italia passa dalla ventiduesima alla quinta posizione, con il 4% dei super ricchi di tutto il pianeta.

Nella ricerca di Boston Consulting, si rileva che nel mondo le persone con un patrimonio compreso tra i 250 mila e 1 milione di dollari sono circa 76 milioni. Questi soggetti vengono definiti come “affluent”. Nel nostro Paese, gli affluent sono 1,4 milioni di persone, mentre  i milionari veri e propri costituiscono un gruppo ristretto di 400mila persone su 60 milioni di abitanti, molto meno dell’1%.

Sentire Salvini e la Meloni starnazzare contro la minaccia di una patrimoniale esattamente come fa Berlusconi (che, come vediamo ha effettivamente molto da temere), ci restituisce la prova concreta del loro servilismo nei confronti dei ricchi, dei prenditori, dei padroni… e degli evasori.

Il problema della enorme appropriazione privata della ricchezza in Italia e delle accresciute disuguaglianze sociali che ne derivano, verrà acutizzata spaventosamente dalla recessione accentuata dalla pandemia in corso. Il problema della redistribuzione della ricchezza si pone e si pone concretamente, già nel breve periodo. E sarà una lotta feroce.

 

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4 Commenti


  • Tiziano

    Vero, la ricchezza è anche lì, ma non mi pare semplice prendergliela perché non la tengono nel salvadanaio italiano. Molte ditte ricordate ormai sono registrate in Olanda, non più italiane.
    Non la vedo un’operazione per l’emergenza, ma per il dopo, quando si tratterà di risolvere il problema debito.
    A me sembrerebbe molto importante mettere subito vincoli stringenti ai capitali che non possano più sfuggire e andare a speculare come e dove vogliono.
    Certo ai Benetton basterebbe riprendere le autostrade, autogrill e ringraziarli per averci dissanguato fin’ora.


  • paolo regolini

    Nettere barriere ai capitali (dentro l’euro maledetto) è come provare a mettere la mordacchia a una pantera furiosa: non si può, ovviamente.
    Ma lottare per sfilare quel che resta ancora in Italia sì: prima proposta di lotta per il dopo. Dovremmo fare proseliti facilmente, e costruirci pedagogia politica per passi ulteriori.
    Senza impiccarci al MES o ad emissioni di debito (comunque da rendere, poi) sfilare qualche diecina di miliardi sarebbe ossigeno puro. Con l’effetto leva potrebbero diventare molti di più, col moltiplicatore keynesiano una valanga.
    Magari la Mazzucato sarebbe pure d’accordo e comunque se non lo fosse, affari suoi.
    Proviamoci, l’unica guerra persa è quella che non si combatte. Nessuna riserva sulla violenza: non per rompere un bancomat e due vetrine ma il culo a qualcuno sì..


  • Gianfranco

    Purtroppo con il progressivo “scivolamento” a destra della nostra politica ritengo sia impossibile che venga approvata una tassa sui patrimoni.- Immagino già le grida d’indignazione contro il sopravvento dei “comunisti” che vogliono mettere le mani nelle tasche degli Italiani. La grande paura che negli anni venti indusse i grandi latifondisti e magnati dell’industria a finanziare il nascente Fascismo di Mussolini!
    Basterebbe per ora riuscire a mettere in atto una seria strategia contro l ‘evasione, pari al bilancio delle stato Italiano. Se ci riusciamo il resto verrà da se. Sono indignato pensando a quanti, pur evadendo le tasse usufruiscono dei servizi pubblici tipo la sanità in questo momento e magari si lamentano per le inevitabili manchevolezze dovute alla cronica mancanza di risorse! Sono un pensionato e sulla mia pensione pago regolarmente le tasse.


  • Pippo

    Contare in questi patrimoni il valore delle azioni di controllo delle aziende che dirigono è una forzatura.
    Del Vecchio, Ferrero… che fanno vendono azioni e controllo dell’azienda?
    Le azioni non sono ricchezza ma strumenti per controllare.

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