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Aiuti di Stato nella Ue fino a dicembre 2021. Su 3mila miliardi, la metà in Germania

La Commissione europea ha proposto agli Stati membri della Ue di prolungare fino al 31 dicembre 2021 la sospensione del divieto sugli aiuti di Stato alle imprese, già adottata a marzo scorso a seguito della crisi pandemica da Covid-19.

Il Quadro temporaneo per aiuti di Stato (Temporary framework) ha consentito agli Stati membri di spendere circa 3mila miliardi di euro negli ultimi sette mesi per sostenere le imprese più duramente colpite dalla crisi del coronavirus. Non è certo irrilevante il fatto che la Germania sia ricorsa da sola al 50% di questa “deroga” al rigorismo eurocratico.

L’obiettivo della proroga è permettere agli Stati membri di sostenere le imprese nel contesto dell’attuale crisi determinata dalla pandemia di Covid-19, soprattutto laddove la capacità di sfruttare il Quadro temporaneo non si sia pienamente dispiegata finora, tutelando al contempo le condizioni di parità nel mercato interno.

La definizione degli aiuti di Stato è indicata dall’articolo 107, paragrafo 1 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE),  modificato dall’articolo 2 del Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e ratificato dalla legge 2 agosto 2008, n.130 ed entrato in vigore l’1 dicembre 2009.

Secondo questa disposizione, salvo quanto disposto nei trattati, qualsiasi aiuto concesso da uno Stato membro o da risorse statali in qualsiasi forma che distorce o minaccia di falsare la concorrenza favorendo talune imprese o la produzione di determinate merci, sarà, nella misura in cui interessa gli scambi tra stati membri, incompatibile con il mercato interno. Ma la recessione prima e la pandemia di Covid 19, ha visto i tecnocrati europei perdere quasi magicamente le loro rigidità fino a ieri imposte a tutti i paesi euromediterranei alle prese con la necessità di sostenere il proprio mercato interno e che si erano visti negare ogni possibilità in tal senso.

La Commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager ha dichiarato che “la seconda ondata continua ad avere un forte impatto sulle nostre vite, le aziende europee hanno bisogno di ulteriore supporto”. Bruxelles, insieme alla proroga del regime, ha avanzato la proposta di aumentare i massimali per gli importi limitati di aiuti statali concessi nell’ambito del quadro temporaneo (attualmente fino a 120mila euro per aziende nel settore della pesca e dell’acquacoltura, 100mila euro quelle agricole, e 800mila euro per tutti gli altri settori) e per le misure che contribuiscono ai costi fissi delle aziende che non sono coperti dai loro ricavi (attualmente fino a 3 milioni di euro per azienda).

Inoltre, il terzo punto della proposta è quella di consentire agli Stati membri di convertire gli strumenti rimborsabili concessi – inclusi i prestiti – in sovvenzioni dirette, anche in una fase successiva: l’obiettivo è spingere gli Stati a scegliere, in primo luogo, strumenti rimborsabili come forma di aiuto.

Bruxelles, dopo aver sottoposto la proposta per consultazione agli Stati membri, lo scorso 13 ottobre aveva ufficialmente approvato la proroga del Temporary framework per soli sei mesi, fino al 30 giugno 2021, e l’estensione della parte finalizzata a consentire misure di ricapitalizzazione per ulteriori tre mesi, fino al 30 settembre 2021. Ma l’andamento della recessione in corso ha spinto anche gli eurocrati più rigoristi ad un’ulteriore proroga fino a dicembre 2021.

Oltre alla proroga del regime degli aiuti di Stato, Bruxelles ha previsto l’ampliamento dell’ambito di applicazione del Temporary framework, per consentire agli Stati membri di contribuire anche ai costi fissi non coperti dalle entrate delle imprese.

Questa misura consente agli Stati membri di sostenere le imprese che subiscono un calo del fatturato durante il periodo preso in esame di almeno il 30% rispetto allo stesso periodo del 2019 a causa della pandemia di coronavirus. Il sostegno contribuirà a coprire una parte dei costi fissi dei beneficiari che non sono coperti dalle loro entrate, fino a un importo massimo di 3 milioni di euro per impresa.

C’è poi un terzo punto nella strategia della Commissione europea, relativo alle condizioni delle misure di ricapitalizzazione, in particolare per quanto riguarda l’uscita dello Stato dalle imprese in cui questo era un azionista esistente prima della ricapitalizzazione.

Questa misura consentirebbe allo Stato di uscire dal capitale di tali imprese mediante una valutazione indipendente, ripristinando nel contempo la sua precedente partecipazione azionaria e mantenendo le misure di salvaguardia atte a preservare una concorrenza effettiva nel mercato unico.

Infine, in considerazione della persistente mancanza generale di capacità private sufficienti per coprire tutti i rischi economicamente giustificabili per le esportazioni verso paesi che figurano nell’elenco dei paesi con rischi assicurabili sul mercato, è prevista una proroga fino al 30 giugno 2021 dell’esclusione temporanea di tutti i paesi dall’elenco, ai sensi della comunicazione sull’assicurazione del credito all’esportazione a breve termine.

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