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Un’economia forte, ma dipinta come debole per “fare le riforme”

Habemus Papam. Incredibile a dirsi c’è un sito che parla finalmente della posizione finanziaria netta estera del nostro Paese.

E’ il sito formiche.net, nella persona dell’economista Gianfranco Polillo che, come me ieri, cita il dato della Banca d’Italia di venerdì, con una posizione finanziaria netta estera positiva per quasi 90 miliardi: 3200 miliardi di euro di crediti contro 3111 miliardi di debiti nei confronti dell’estero.

Alla fine dello scorso anno il credito netto era circa 40 miliardi, in sei mesi è raddoppiato.

Scrive Polillo: “sorprende che a questa dinamica non si faccia il benché minimo cenno nel dibattito relativo alla situazione italiana. Sottovalutando, in tal modo, i punti di forza del nostro sistema economico“.

Su 27 paesi europei solo 9 hanno crediti netti; il nostro come valore assoluto è quarto a livello europeo, dietro Germania, Olanda e Belgio.

Polillo cita poi un altro dato, questo dal “forecast” della Commissione Europea nel 2023, secondo cui la posizione finanziaria netta estera d’Italia si collocherebbe al 12% del Pil (significa che viviamo molto al di sotto della nostra possibilità).

Ieri scrivevo che un Fanfani, con questi numeri, avrebbe speso un sacco di soldi per sanità, istruzione, alloggi popolari, assistenza, ricerca (perché, appunto, i soldi ci sono).

La stessa cosa, in teoria, la pensava Draghi quando ha affermato – in primavera – che “è il tempo di dare e non di prendere”. Ma questo motto si riferisce solo agli operatori economici, per il resto tagli al salario sociale, a partire dalle pensioni e alla sanità e nulla per le altre voci.

Le parole di Polillo chiariscono una volta per tutte un dato: scoppiamo di liquidità, che però non è redistribuita, anzi, si favorisce la rendita speculativa (lì vanno a finire perlopiù i profitti industriali, tra l’altro all’estero).

Quel che vado scrivendo su Lantidiplomatico e Contropiano da un anno trova conferma. Polillo è un economista di fama, un passato di sinistra, ora pendente verso la destra liberale, ma almeno dice le cose come stanno, tra l’altro con rimandi marxiani.

Queste considerazioni sono scritte da me da un anno su questo profilo e trovano molti lettori e condivisioni: a loro voglio dire, avevamo ragione. I fatti hanno la testa dura.

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