Questa volta è lo stesso Xi Jinping a parlare della sfida monetaria che la Cina sta lanciando all’ordine del dollaro. Il 31 gennaio, in un intervento pubblicato su Qiushi, rivista ideologica di punta del Partito Comunista Cinese (PCC), il presidente del Dragone ha discusso il ruolo che dovrà avere avere il renminbi (RMB) nel quadro internazionale, tratteggiando una posizione alternativa a quella del “biglietto verde”.
Per essere precisi, il commento di Xi Jinping risale, in realtà, al 2024, e fa parte di un più ampio discorso pronunciato davanti ad alti funzionari regionali. Solo ora, però, è stato messo pubblicamente per iscritto, sintomo anche dell’accelerazione delle contraddizioni e della necessità, da parte della leadership comunista, di mettere in chiaro i parametri dell’azione economica da perseguire nel breve-medio termine.
Il presidente cinese ha invocato la costruzione di una “valuta potente“, che possa essere “ampiamente utilizzata nel commercio internazionale, negli investimenti e nei mercati dei cambi e raggiungere lo status di valuta di riserva“. Per sostenere questo processo, Pechino dovrà avere una “banca centrale potente“, istituzioni finanziarie globalmente competitive e centri finanziari in grado di “attrarre capitale ed esercitare influenza sui prezzi globali“.
Proprio pochi giorni fa abbiamo pubblicato un articolo che riportava l’incrinarsi della supremazia del dollaro, in cui un ruolo importante ce l’hanno anche le monete digitali (la Cina ha la sua, e la sta promuovendo da tempo). In generale, senza andare nei tecnicismi monetari, basta aprire i giornali economici per osservare come i canali finanziari usino sempre più valute alternative al dollaro, e soprattutto lo yuan.
Che il PCC abbia deciso ora di mettere per iscritto i commenti del presidente Xi non è certo casuale. L’articolo arriva in un momento di profonda incertezza nei mercati globali, con un dollaro messo sotto pressione dalla bolla finanziaria che cresce negli States, dall’imprevedibilità e “irregolarità” delle azioni della Casa Bianca, dallo scontro istituzionale aperto con la FED, e che si è solo momentaneamente calmato con la nomina di Kevin Warsh come successore di Jerome Powell.
Il pericolo, per le casse statunitensi, è che non solo molti operatori finanziari, ma persino le banche centrali si convincano a riconsiderare la loro esposizione verso gli asset in dollari, e questo sarebbe un danno non solo per i tassi di cambio, ma anche e soprattutto per la capacità di rifinanziamento del debito (senza immaginare facili fallimenti della più grande economia mondiale).
Non si parla ancora di una “sostituzione” del dollaro, ma piuttosto della formazione di aree valutarie competitive, in cui il renminbi possa giocare il proprio ruolo. Con una moneta (e anche sistemi di pagamento) che faccia da contrappeso, la Cina può immaginare di limitare l’influenza e la pressione degli Stati Uniti in un sistema finanziario che si sta frammentando, così come il mercato mondiale.
Bisogna tenere i piedi per terra. Sebbene il renminbi sia diventato la seconda valuta finanziaria commerciale più usata al mondo, tuttavia ha ancora un ruolo marginale nelle riserve globali. “A partire dal terzo trimestre del 2025 – si legge sul Financial Times – il dollaro ha rappresentato circa il 57% delle riserve globali, in calo rispetto al 71% del 2000, mentre l’euro si è attestato a circa il 20%, secondo i dati del FMI. Il renminbi era sesto, a solo l’1,93%“.
Perché faccia un salto in avanti non solo negli scambi, ma anche come moneta di riserva, lo yuan deve risolvere ancora varie questioni. Al di là di alcune importanti riforme strutturali necessarie affinché gli investitori globali si fidino pienamente del renminbi, molti operatori e anche lo stesso FMI hanno parlato di una moneta cinese sottovalutata, secondo alcuni artificiosamente per favorire le esportazioni in una fase di accentuata guerra commerciale.
Ma l’indirizzo di fondo sembra tracciato, e non per volontà del Dragone, bensì per la crisi strutturale che il capitale vive da anni, e che sta facendo esplodere le faglie di competizione. Non molto tempo fa il governatore della banca centrale cinese Pan Gongsheng aveva parlato di un “sistema monetario internazionale multipolare“. Pechino ha semplicemente la capacità strategica di attrezzarsi al cambio di epoca.
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