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Yoani Sanchez: il business della dissidenza

Basta leggere un intervento pubblicato da Gordiano Lupi, uno dei suoi collaboratori storici italiani, finora fan sfegatato, nonché dal 2009 traduttore del notissimo blog della prezzolata ‘dissidente’ cubana, per capire fino a che punto. In ballo ci sono le arie da diva della Sanchez, la scarsa veridicità delle sue narrazioni, e anche il giro d’affari che si è costruito attorno al suo personaggio. Non aggiungiamo altro, che l’intervento-dissociazione di Lupi da «certa dissidenza mossa soltanto da sete di successo, denaro e affermazione personale» parla da solo. Se non che, anche alla luce di quanto sta emergendo in questi giorni, le contestazioni che hanno accolto la ‘bloguera mercenaria’ in numerosi paesi – Italia compresa – non erano solo sacrosante, ma anche doverose.

Cuba, Yoani Sánchez e la dissidenza

Gordiano Lupi

Gli ultimi eventi legati alla blogger cubana mi impongono di scrivere il mio pensiero per non continuare a dar vita a un silenzio assordante, quanto meno imbarazzante, per me che non sono abituato a tacere.

Cuba sta cambiando, in meglio, su questo non ho alcun dubbio, le riforme di Raúl Castro sono lente, procedono con tempi lunghi, avrebbero bisogno di maggior impulso, ma stanno andando nella direzione giusta. Serve più attenzione ai diritti umani, alla libertà di espressione del pensiero, di stampa, di movimento, persino alla tanto vituperata (secondo la mentalità comunista) libertà economica. La mia speranza è che Cuba non intraprenda la via cinese al socialismo di mercato, ma che mantenga i buoni risultati raggiunti con la Rivoluzione (adesso, purtroppo, molto ridotti) in alcuni campi del sociale, veicolandoli in un sistema politico – economico di stampo democratico.

Vedo, con soddisfazione, che la riforma migratoria voluta da Raul Castro sta funzionando. Escono tutti da Cuba, persino i Porno Para Ricardo (il complesso punk molto irriverente nei confronti del potere farà una tournè in Europa), Guillermo Fariñas e di nuovo Yoani Sánchez, prima diretta in Spagna e subito dopo in Italia. Non solo escono, ma quando rientrano a Cuba, dopo aver espresso in piena libertà il loro pensiero, nessuno torce loro un capello, nessuno li arresta, nessuno li mette sotto torchio. Tutto questo va detto, a onor del vero, senza voler fare il Gianni Minà della situazione, perché voglio vedere quanti dissidenti cinesi, iraniani, birmani, coreani, persino russi possono fare la stessa cosa senza correre rischi.

Veniamo all’ultimo capitolo di questa storia, il più doloroso, il più delicato. Yoani Sánchez è attesa in Italia, giovedì 11 luglio, per tenere alcune conferenze preso l’Università Mediolanum, un appuntamento che non ha niente di politico, né di berlusconiano, visto che presso tale istituzione hanno parlato fior di oratori e personalità illustri del mondo culturale.

In rete sta circolando una mail di Yoani (vera? falsa? modificata?) nella quale la blogger comunica alla sua agente, Erica Berla, la volontà di non venire in Italia, per non essere strumentalizzata da Berlusconi e – en passant – perché non le hanno dato il Premio Ischia, quindi recarsi in Italia solo per riscuotere 5.000 euro (il prezzo pattuito per le conferenze) non varrebbe la pena.

La mia speranza è che l’hacker che ha rubato la mail di Yoani per diffonderla in rete abbia modificato il contenuto del messaggio. La mia speranza è che Yoani venga a Roma a tenere le conferenze previste e a dire che è tutta una macchinazione ai suoi danni, una colossale montatura. In alternativa la blogger si giocherebbe la credibilità internazionale raggiunta e – soprattutto – getterebbe pesanti ombre sulla sua lotta per i diritti umani a Cuba, di per sé condivisibile.

Tutto va preso con il beneficio del dubbio, restano da fare le necessarie verifiche, ma se il contenuto della mail che circola in rete fosse vero, devo dissociarmene completamente. Il denaro non è mai stato al primo posto nella mia scala dei valori esistenziali, meno che mai quando sono in gioco diritti umani, sviluppo e libertà di un popolo che sento parte della mia esistenza. Sono convinto che le idee siano sempre migliori degli uomini, questo vale per il comunismo cubano, ma anche per certa dissidenza mossa soltanto da sete di successo, denaro e affermazione personale. Se tutto questo fosse una rappresentazione drammatica, il protagonista chiuderebbe la scena con una nota di tristezza. Ma è la vita, bellezza. E bisogna andare avanti…

Fonte: http://www.agoravox.it/Cuba-Yoani-Sanchez-e-la-dissidenza.html

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