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Referendum. Scippo governo-Confindustria

Il Senato ha approvato  l’emendamento del governo che blocca la “definizione e l’attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”. I voti a favore sono stati 133, i contrari 104, le astensioni 14. La norma approvata è interamente sostitutiva dell’articolo 5 che recepiva una moratoria di un anno del programma nucleare.
Il ministro Paolo Romani nell’Aula di Palazzo Madama ha chiarito che si tratta di una pausa di “riflessione” e che viene così rivista “l’impostazione sul nucleare data nel 2009” rinviando “una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede europea”. Per il governo sono così abrogate tutte le norme contenute nel quesito referendario che si sarebbe dovuto tenere a giugno.

L’ultima parola spetta alla Corte di Cassazione che dovrà decidere se il referendum è ancora valido oppure se la furbata del governo ne porterà all’annullamento. Ma una smentita ai trucchetti del governo viene direttamente dalla Commissione Europea, dove il commissario Oettinger, ha affermato che la decisione se installare o meno centrali nucleari dipende dai singoli stati membri e non da direttive comunitarie.

Oggi un articolo de La Repubblica, racconta però come la spinta al nucleare e le operazioni tese al depotenziamento del referendum abbiano anche un altro mandante (oltre a Berlusconi preoccupato per il quesito sul legittimo impedimento) : si tratta della Confindustria, la quale avrebbe fatto carte false sia per impedire che l’Italia esca dal nucleare sia per neutralizzare il referendum che impedisce la privatizzazione dell’acqua pubblica, un businness da decine di miliardi di euro sul quale gli imprenditori privati puntano moltissimo.

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