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Bossi accenna a sganciarsi

pur arrampicandosi sugli specchi (“non è cambiato niente e non bombardiamo nessuno, tiriamo razzi”).

«Non sono d’accordo sui bombardamenti in Libia», ha detto quello che – forse molti lo ignorano – è ancora il ministro per le Riforme. «Le guerre non si fanno e comunque non si annunciano così»: ha aggiunto Bossi. «Gli americani se vogliano bombardare facciano loro – ha concluso il ministro per le Riforme – E dobbiamo pensare, oltretutto, che se andiamo a bombardare poi ci toccherebbe pure ricostruire…». La decisione di bombardare, si legge tra le righe, Bossi l’avrebbe appresa a cose fatte.

«Dopo le dichiarazioni di Berlusconi, Gheddafi ci riempirà di clandestini» ha detto senza mezzi termini il Senatur, annunciando battaglia in Consiglio dei ministri (Berlusconi aveva liquidato i contrasti con l’alleato con uno sbrigativo «è tutto a posto»).

Sta di fatto che, anche per motivi elettorali (a nessuno sfugge che la partita del Comune di Milano è decisiva, ma fin qui né Berlusconi né Bossi si sono ancora fatti vedere al fianco della Moratti), la Lega ogni giorno dà a vedere di non voler far la parte del servitorello sciocco. Specie dopo i tormenti della base leghista per la vicenda Ruby e soprattutto per la disastrosa gestione dell’emergenza profughi dalla Tunisia.

Può essere che il vecchio di Gemonio stia cercando soltanto di alzare il prezzo, o di ridurre gli eventuali danni elettorali del fiancheggiamento del premier, ma in questa politica senza bussola ogni lacerazione può diventare importante. O almeno segnalare ad eventuali successori del Cavaliere che la Lega non affonderà nell’ignominia insieme all’uomo di Arcore.

Ma quel «siamo diventati una colonia francese» consegnato alla prima pagina de “La Padania” sembra qualcosa di più del echio gioco delle parti tra complici inossidabili. La decisione del premier di cedere alle richieste del governo di Parigi sulla Libia, le cui conseguenze ha definito «gravissime», sembrano parlare decisamente fuori al perimetro della maggioranza di governo. «Non è dicendo sempre di sì che si acquisisce peso internazionale»: una verità detta da un bugiardo matricolato a un altro bugiardo matricolato. Che splendido paese siamo diventati!

 

Questa è la manfrina delle dichiarazioni. Ricordiamo ai nostri lettori – in aumento, grazie! – quel che ripetiamo da giorni: le settimane decisive sono quelle di inizio maggio. Quando si sommeranno in un cerchio ben poco magico un molto fiacco sciopero generale della Cgil (la Camusso non ha fatto mistero di averlo subito e depotenziato al massimo), l’Assise straordinaria di Confindustria e il primo turno delle amministrative. Lì si decideranno le sorti di questa legislatura e di Berlusconi. La borghesia italiana è alla ricerca di una soluzione politica interna; il cavallo – pardon, il Cavaliere – su cui avevano puntato si è dimostrato straordinariamente al di sotto delle loro aspettative.

 

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