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Interessi in Libia. La “ciccia” dietro il disagio leghista

 Crisi Libia/ Cestari: “Aziende impaurite ed in fuga, difficilmente potranno rimettere piede in Libia.

Così via presto da tutta l’Africa. Il Governo le ha ascoltate prima di optare per l’intervento?”

 

ROMA, 27 APRILE 2011 – “Le nostre imprese che lavorano in Africa soffriranno per anni di questa scelta. Impaurite, non trovano il tempo di ribellarsi a scelte catastrofiche per i propri interessi: gli imprenditori in queste ore stanno cercando soluzioni ai problemi scaturiti dalla strategia interventista dando fondo a tutti i rapporti personali creati finora in quella nazione. Di fatto sono in fuga ben sapendo che, comunque vada a finire, difficilmente potranno rimettere piede in Libia: lì ci sarà sempre una metà della popolazione che odierà gli italiani” dice, a commento della svolta nell’interventismo militare italiano l’ing. Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere.

 

“Facendoci accompagnare ‘mano nella mano’ dalla Francia in questa guerra dichiarata alla Libia – continua – siamo passati da Paese ostile a Paese apertamente in guerra sia agli occhi di metà popolo libico che dei Governi di tutti gli altri Stati africani. E’ incredibile che la scelta sia derivata dalla commozione che ha suscitato nel Presidente del Consiglio la testimonianza del rappresentante del CNT, peggio se essa fosse invece figlia di calcoli su presunti vantaggi di cui l’Italia beneficerebbe perché essi non ci saranno. Il Governo si è chiesto costa sta accadendo alle imprese e quali vantaggi porterà al sistema-Italia questa dichiarazione di guerra? Il Governo pensa forse che, anche sradicando Gheddafi, industriali ed imprenditori italiani riuscirebbero ad ottenere di più di quanto non sia stato seminato e raccolto in lunghi decenni di pazienti buone relazioni internazionali? Il Governo sa che, agli occhi dell’Africa ma anche dei paesi BRICS, l’Italia si è oggi messa sullo steso piano di una Francia invece abituata ad essere percepita come Paese colonizzatore, prevaricatore? Sa che a fine guerra Parigi tutelerà con grande forza le sue imprese, intanto arrivate in Libia, rafforzando i presidi istituzionali, militari e politici così come strategicamente ha sempre fatto in Africa? Sa che, di contro, le nostre imprese già oggi senza alcuna minima tutela dovranno lasciare ad altri i vantaggi acquisiti e avranno serissime difficoltà a costruire i presidi preesistenti in quel Paese? Il Governo si domanda cosa fa, già adesso, per non far scappare un solo ingegnere italiano da Tripoli? Prima di maturare questa decisione il Governo ha sentito il dovere di consultare il sistema imprenditoriale ed industriale italiano che lavora in Africa od ha ascoltato solo il parere di qualche grossa azienda di Stato?”. Cestari va oltre: “Questa scelta produrrà solamente altro sangue, fornirà l’alibi a Gheddafi per l’utilizzo di ogni tipo di arma ed esporrà il Paese anche a rancorosi e micidiali fondamentalismi”.

 

Cestari chiude: “Questa scelta dimostra la mancanza di conoscenza del nostro Governo della questione-Africa e delle enormi potenzialità di quelle nazioni per il sistema-Italia. Basti pensare che, su 53 Stati di quel continente, l’Istituto per il Commercio Estero è presente solo in Sud Africa e Maghreb”.

 

La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale-Unioncamere è Ente senza scopi di lucro

Fondata del 2004 è iscritta al registro delle Camere di Commercio italo-estere del Min. degli Affari Esteri

La Camera di Commercio ItalAfrica Centrale associa oltre 150 tra grandi e PMI nazionali

interessate alla internazionalizzazione delle attività nei Paesi della fascia sub sahariana

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