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“Il referendum fa un uso strumentale dell’indignazione popolare”

Le parole d’ordine stanno passando di bocca in bocca con l’inesorabilità di una marea montante: c’è poco tempo, pochissimo tempo, bisogna firmare subito per il referendum elettorale che cancella il “porcellum”; è una firma contro Berlusconi e il suo governo nati da quella legge..E ancora: se non si raccoglieranno le 500.000 firme entro settembre il flop verrà percepito dall’opinione pubblica mondiale come un consenso del popolo italiano al “porcellum” e alle sue conseguenze…

C’è poco tempo e poco spazio per la complessità di un ragionamento in grado di perforare la muraglia di queste parole d’ordine.

Non avremmo mai voluto arrivare a scontrarci sull’abolizione della “legge porcata”… Ma anche questo non ci è stato risparmiato.

Allora, vorrei prima di tutto mettere in chiaro che quanti e quante nel popolo di sinistra non aderiscono alla raccolta delle firme promossa dal comitato presieduto dal prof. Morrone, provano tutti e tutte la stessa comune insofferenza per un sistema elettorale che ha espropriato il popolo italiano di ogni residua possibilità di scegliere i propri rappresentanti trasformando i parlamentari in delegati del Capo politico che li ha nominati.

Il punto è, che, dell’indignazione popolare contro questo particolare aspetto, il referendum fa un uso del tutto strumentale, in quanto in realtà i quesiti proposti non sono idonei ad assicurare il superamento di quei difetti che rendono insopportabile l’attuale legge elettorale.

Ossìa: la riemersione del “mattarellum” ( la precedente legge elettorale da noi a suo tempo mal tollerata), impraticabile da un punto di vista tecnico-giuridico ( e quindi truffaldinamente indicata come panacea!), non consentirebbe comunque di raggiungere il principale obiettivo indicato dai proponenti, vale a dire quello di restituire all’elettorato la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Vorrei qui citare per la lucidità della riflessione un passo del documento prodotto dall’Associazione per la Democrazia Costituzionale nel quale si definiscono le caratteristiche del “mattarellum” : “ Infatti, sia nel collegio uninominale maggioritario, sia nel collegio plurinominale proporzionale, potranno essere elette soltanto le persone designate dal Capo politico o dalle segreterie dei partiti, senza che gli elettori possano avere alcuna voce in capitolo. La manomissione della volontà degli elettori che la legge Calderoli realizza attraverso il premio di maggioranza, resta confermata sotto altre forme, perché nel collegio maggioritario, a turno unico, normalmente è una minoranza di elettori che elegge il parlamentare. Il bipolarismo forzato che la legge Calderoli ha imposto al sistema politico italiano, strozzando il pluralismo e trasformando la dinamica parlamentare in un perenne scontro amico/nemico, rimane confermato dalla restaurazione del Mattarellum. Ciò comporta una drastica riduzione del pluralismo e quindi della capacità degli eletti di rappresentare le domande ed i bisogni sociali presenti nel corpo elettorale.”(…)

Si può dunque parlare di uso strumentale del diffuso malcontento da parte del comitato promotore? Sembra infatti abbastanza strano che questi ragionamenti non abbiano trovato alcun riscontro al suo interno..

Un’ultima osservazione, a questo proposito. All’inizio dell’estate era stato proposto da un comitato presieduto dal prof. Passigli un referendum volto veramente a cancellare il “porcellum” e i suoi precedenti. Esso si proponeva di cancellare il “premio di maggioranza”, “la designazione del premier”, “il voto bloccato”. Questo referendum, riportando in primo piano il sistema proporzionale, avrebbe colpito il maggioritario e il bipolarismo voluti fortemente ancora oggi da molto PD e varie forze che siedono nel Parlamento. Quell’iniziativa doveva fallire. Ecco allora spuntare il referendum Morrone dotato di tutta la forza che poteva essergli conferita da un grande partito e dal suo schieramento, pronto a sfidare la ristrettezza dei tempi…

Viste le impressionanti analogie tra “mattarellum” e “porcellum”, sarebbe davvero un segnale così grave per l’Italia se le 500.000 firme non fossero raggiunte? Le ragioni del fallimento- anziché come consenso alla “legge porcata”- non potrebbero essere lette- con più verosimiglianza- nell’estraneità e nell’indifferenza della maggior parte della popolazione rispetto a un tema così ostico, e nel rifiuto di tanti e tante di subire un inganno, e di voler continuare a battersi per un diffuso sostegno all’affermazione di un sistema elettorale coerente coi principi di proporzionalità insiti nella Costituzione, con la sovranità del Parlamento in quanto rappresentanza eletta secondo i presupposti di un’autentica democrazia?

                                                              

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