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Sentenze scandalose. De Gennaro e Mortola assolti per il G8

L’accusa era di istigazione alla falsa testimonianza in uno dei filoni processuali del G8 di Genova (per le “false molotov” dell’assalto alla scuola Diaz).

da “Il Fatto” online

Assolto perché “il fatto non sussiste”. Così la Corte di cassazione mette la parola fine al coinvolgimento di Gianni De Gennaro nelle vicende giudiziarie relative al G8 di Genova. Il numero uno dei servizi segreti italiani, capo della polizia all’epoca dei fatti, era accusato di istigazione alla falsa testimonianza. Assolto con lui Spartaco Mortola, già capo della Digos di Genova, attualmente capo della Polizia ferroviaria di Torino.

La VI sezione penale della Corte, presieduta da Adolfo Di Virginio, ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Genova del 17 giugno 2010 che aveva condannato De Gennaro a un anno e quattro mesi di reclusione e Mortola a un anno e due mesi. I due erano stati invece assolti in primo grado. L’accusa era quella di aver istigato l’ex questore di Genova, Francesco Colucci, a ritrattare la sua testimonianza al processo sulla sanguinosa irruzione della polizia alla scuola Diaz-Pertini, avvenuta la sera del 21 luglio 2001. Colucci sta affrontando un processo separato, con rito ordinario, per questa stessa vicenda.

Al processo Diaz De Gennaro non era imputato, ma secondo la Procura del capoluogo ligure aveva fatto pressioni su Colucci perché minimizzasse il suo coinvolgimento nell’organizzazione e nella catena di comando della perquisizione conclusa con sessanta manifestanti feriti su 93 arrestati.

“La Cassazione ha finalmente ristabilito la verità, confermando quanto avevano già stabilito i giudici in primo grado che mi avevano assolto”, ha commentato De Gennaro, che oggi dirige il Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Soddisfatto anche il suo legale Franco Coppi: “Anche se si ragionava nell’ambito di una vicenda che ha avuto esiti drammatici, la causa in questione era in realtà molto banale, perché doveva soltanto discutere di un ordine impartito a un addetto stampa (Roberto Sgalla, allora portavoce della Polizia di Stato, ndr). Finalmente la Cassazione ha ripristinato la verità”.

L’assoluzione per entrambi gli imputati era stata chiesta anche dall’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello. La sentenza di condanna inflitta in appello, ha affermato Iacoviello durante la requisitoria, “fa numerosi salti di corsia logica e non spiega per quale motivo sia rilevante la falsa testimonianza di De Gennaro ai fini di sviare il convincimento dei giudici. E nel caso di Mortola poi, la sentenza di condanna non descrive nemmeno quale è stata la condotta materiale contestata all’imputato”.

Numerose telefonate intercettate provano i contatti tra Mortola e Colucci per discutere della testimonianza di quest’ultimo al processo Diaz, e Colucci stesso faceva riferimento esplicito a diverse conversazioni con “il Capo”, cioè De Gennaro. Ma, ha osservato il sostituto pg, “quando si passa dalla violenza o minaccia all’induzione la prova è difficile, la condotta criminosa a livello di prova si sfuma, poiché si ha a che fare con l’autodeterminazione di una persona. La sentenza di condanna dice che poiché non era giusto che avessero contatti fra di loro perché riprovevole, ciò diventa la prova del reato. E questo è inaccettabile”.

Iacoviello ha sottolineato di non volersi “occupare del fatto in sè: a Genova stava succedendo il finimondo, c’erano stati pestaggi, c’era stata la morte di Carlo Giuliani mentre noi ci stiamo occupando solo di capire chi ha chiamato l’addetto stampa Sgalla”. Era questo uno dei punti contestati della deposizione di Colucci al processo Diaz, perché indicatore della consapevolezza di De Gennaro riguardo all’operazione che si stava organizzando a Genova.

Di parere opposto l’avvocato di parte civile Laura Tartarini, che ha definito la richiesta di assoluzione “abbastanza surreale. Evidentemente non sono stati letti gli atti del procedimento. Se li avessero letti, e avessero visto anche le intercettazioni, non sarebbero arrivato a una richiesta del genere”. E il collega Emanuele Tambuscio ha aggiunto: “E’ inopportuno che si arrivi a un processo in Cassazione con funzionari di così alto grado ancora in carica. Avrebbero dovuto essere sospesi”.

Da registrare l’intervento di Enrico Zucca, procuratore generale della corte d’appello di Genova, già titolare dell’inchiesta Diaz e del filone sulla falsa testimonianza, che ha criticato la requisitoria di Iacoviello: ”Il procuratore generale della Cassazione è andato oltre le sentenze di primo e secondo grado. Sul tema della rilevanza della falsa testimonianza di De Gennaro, i giudici di Genova erano stati concordi in entrambi i gradi di giudizio. Evidentemente il pg ha scoperto cose che gli altri giudici non avevano visto”. Ma alla lettura della sentenza si è limitato a dire: “La Cassazione pronuncia sentenze definitive e dunque giuste. E anche questa è una sentenza giusta. Per il resto non ho nulla da dire”.

Quello contro De Gennaro e Mortola è il primo a chiudersi fra i processi più importanti scaturiti dal G8 di Genova. Dieci anni dopo gli eventi, sono fermi al verdetto d’appello il procedimento contro i manifestanti per le violenze di piazza e quelli relativi agli abusi della polizia nella caserma di Bolzaneto e alla scuola Diaz. Su quest’ultimo, che vede condannati in appello diversi alti dirigenti di pubblica sicurezza, incombe la prescrizione per un insolito ritardo nel passaggio degli atti dalla Corte d’appello di Genova alla Corte di Cassazione.

 

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da www.piazzacarlogiuliani.org

 

1)
G8, violenze in piazza Manin indagine su quattro poliziotti
Carica sui pacifisiti: avvisi di garanzia per agenti della Celere, sequestrato un video.

Marino Bisso e Marco Preve
da La Repubblica, 28 febbraio 2005
Mentre si sta avviando a conclusione la prima causa civile per risarcimento danni del G8, prende il via anche un nuovo filone d´indagine su violenze e abusi del luglio 2001, quello per gli arresti illegali effettuati dalla polizia in piazza Manin, dove si erano radunate le varie anime del pacifismo, specie quello di matrice cattolico e quello che aderiva alla Rete Lilliput.
Nei giorni scorsi, il PM Francesco Cardona Albini ha disposto il sequestro di un video della casa di produzione Luna Rossa, e notificato quattro avvisi di garanzia ad altrettanti poliziotti del reparto mobile di Bologna: Antonio Cecere, 45 anni,vice-sovrintendente, e poi gli agenti Luciano Berretti (32), Marco Neri (30) e Simone Volpini (29), difesi dall’avvocato Gianluca Arrighi, del Foro di Roma.
Il filmato e alcune fotografie scattate il 20 luglio del 2001 dimostrano che le accuse contenute nei verbali di arresto di due studenti spagnoli sono fasulle, inventate. Ai quattro celerini vengono contestati i reati di falso, abuso e calunnia. Sostennero, infatti, che Adolfo Sesma Gonzales e Luis Alberto Lorente Garcia (assistiti dall’avvocato Emanuele Tambuscio), si scagliarono contro i reparti con molotov e spranghe.
Ma il video di Luna Rossa immortala una verità diversa. Quella di un ragazzo, Sesma, che si avvicina agli agenti e viene ammanettato, del suo amico, Lorente, che lo raggiunge per avere spiegazioni e subisce la stessa sorte. C’è anche un terzo amico, che non viene arrestato ma, a freddo e senza ragione, viene colpito da una manganellata in testa e abbandonato sul selciato.
Una scena che racchiude forse tutto il caos e la brutalità di quanto accadde in piazza Manin. Nella piazza pacifica e in festa arrivarono verso le 15 di quel pomeriggio alcune decine di black bloc reduci dal saccheggio di diversi quartieri e dall’assalto al carcere di Marassi.
La polizia decise di caricare quando i “neri” erano già passati, e così con lacrimogeni e manganelli gli agenti si accanirono su indifesi pacifisti cattolici e laici. Ed è proprio la causa civile, mossa contro la polizia da una pediatra di Trieste quel giorno tra i simpatizzanti della Rete Lilliput, che si avvia a conclusione. La donna, assistita dall’avvocato Alessandra Ballerini, per una mano rotta da una manganellata ha chiesto un risarcimento, per danni anche morali, di centomila euro.
28 ottobre 2008: Prossima udienza del processo contro quattro poliziotti accusati di falso, calunnia e abuso d’ufficio. E’ prevista la testimonianza di uno dei due ragazzi spagnoli arrestati in Piazza Manin.

2)
Fatti di strada
Il 3 febbraio 2005, il Tribunale di Genova ha assolto ex art. 530 1° co. c.p.p. dall’imputazione di resistenza a p.u. un manifestante del G8 di Genova, arrestato nel pomeriggio del 21 luglio 2001 nella zona incrocio Viale Brigata Bisagno-Corso Buenos Aires.
Costui a bordo di un mezzo di soccorso non ufficiale, era accusato di aver tentato di speronare un Fiat Ducato del Reparto Mobile di Roma che tentava di arrestarne la marcia in quanto lo stesso era inseguito a piedi da Agenti del Reparto Mobile di Padova che gli intimavano l’alt.
Egli quindi si dileguava, veniva inseguito e arrestato poco distante, in quanto fermatosi spontaneamente ad un posto di blocco della G.d.F. “perché si fidava di più” dei Finanzieri.
Dopo esser stato manganellato a dovere, lo stesso veniva portato a Bolzaneto (è già costituito parte civile anche per quest’ultimo processo), e successivamente tradotto nel carcere di Alessandria.
Il manifestante è stato ritenuto responsabile unicamente in ordine al reato contravvenzionale p. e p. dall’art. 4, L. n. 110/1975 (contestatogli in concorso materiale con quello di cui all’art. 337 c.p.), in quanto, a seguito della perquisizione del veicolo, era stato trovato in possesso di un taglierino che custodiva nell’autovettura ed è stato condannato alla pena di gg. 20 di arresto e di Euro40,00 di ammenda oltre alle spese processuali, con i doppi benefici. Il Giudice Unico del Tribunale D.ssa Bossi si è riservata gg. 60 per il deposito dei motivi; staremo a vedere se la Procura proporrà appello.
Intanto si prepara per l’appello contro il punto della sentenza relativa al porto abusivo di oggetto atto ad offendere, che si prescriverà tra breve.

3)
G8, Viminale condannato a risarcire due donne picchiate
Ministero dovrà pagare 28 mila euro

(ANSA) – GENOVA, 24 maggio 2005 – Per i pestaggi da parte delle forze dell’ordine contro due manifestanti del G8 genovese, una biologa e una avvocatessa, entrambi di Bologna, il ministero dell’Interno è stato condannato dal giudice civile a risarcire i danni, quantificati complessivamente in circa 28 mila euro.
Il giudice inoltre, secondo quanto pubblicato oggi dal Secolo XIX e dal Corriere mercantile, ha condannato il ministero anche a rimborsare alle ricorrenti le spese di giudizio.
I fatti risalgono al 20 luglio del 2001 quando le due donne, assieme ad altri avvocati, in qualità di “osservatori legali” parteciparono alle manifestazioni collegate al G8 organizzate in piazza Alessi, a Carignano, quartiere all’epoca compreso nella “zona gialla”.
Secondo il giudice “le forze dell’ordine senza procedere a un previo controllo identificativo e neppure verificare cosa stessero facendo le due donne, le spinsero verso il muro dell’edificio d’angolo con via Santa Chiara, le spintonarono, e le attinsero con colpi di manganello, minacciandole e insultandole”.
Per il “gratuito” pestaggio, secondo una perizia del medico legale, le due donne subirono anche un danno permanente di natura psichica, cioè disturbi post traumatici da stress.

4)
Processo De Gennaro
27 ottobre 2008 – Udienza preliminare che deciderà se dovranno essere processati l’ex questore di Genova Francesco Colucci per falsa testimonianza nel processo Diaz e l’ex capo della polizia De Gennaro per istigazione alla falsa testimonianza. Nel corso delle indagini sulla sparizione delle bottiglie molotov, il telefono dell’allora capo della DIGOS genovese Spartaco Mortola (imputato nel processo Diaz) fu messo sotto controllo: in una telefonata Colucci affermò di aver “aggiustato” la propria testimonianza, come voleva “il capo”.

5)
Processo Canterini
12 novembre 2008 – Nella prossima udienza sarà ascoltato l’ultimo teste della difesa. Il 3 dicembre si terrà la discussione finale. Vincenzo Canterini, comandante del reparto anti-sommossa che fece irruzione alla scuola Diaz e anche imputato in quel processo, è accusato di aver spruzzato – durante le manifestazioni del venerdì – gas urticante in faccia a 4 persone . Due di loro erano avvocati e la scena è stata filmata.

6)
Processo Savonarola
17 novembre 2008 – Prossima udienza nel processo contro un ragazzo francese accusato di resistenza nei confronti di agenti appartenenti al VII nucleo del reparto sperimentale anti-sommossa. La difesa ha dimostrato attraverso i video che il verbale della polizia è falso. Il reato di falso degli agenti che lo hanno arrestato a breve sarà prescritto, ma potrebbero essere indagati per falsa testimonianza in questo processo.

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