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Bologna. Merola e il finanziamento alle materne private

 Le dichiarazioni del sindaco Merola sono tanto sconcertanti quanto rivelatrici della linea che il PD tiene in questa città come sul piano nazionale. Mentre la sinistra litiga sulla questione della consultazione, le dichiarazioni di Merola sembrano di fatto avvicinare il PD al PDL. «La mia posizione è nota ed è bene tutti i cittadini sappiano, che siano informati. Noi ci occupiamo di tutti i bambini, che vadano alle comunali, alle statali o alle private. E lavoriamo prima di tutto sulle liste d’attesa».
Così invece di finanziare e migliorare il pubblico, ancora una volta assistiamo al sostegno della logica del “privato è meglio”. A seguire una sterile polemica del PD, che prova a giocare la carta del costo del referendum (500.000 euro), subito però smorzata dal comitato che risponde che il costo del referendum sarà comunque la metà di un anno di finanziamento alle scuole private (previsto per 1 milione di euro almeno per i prossimi 4 anni). Il comitato aveva infatti proposto che il referendum si tenesse nel giorno dell’election day, oltre per il risparmio di denaro anche per favorire la partecipazione dei cittadini.

Merola appare infuriato sulla questione, mentre il capogruppo Pd in Regione – Marco Monari – rassicura i preoccupati che sul referendum consultivo taglia la testa al toro: «Chi decide è il sindaco. Lui è stato votato ed eletto col suo programma, che prevedeva un sistema integrato pubblico-privato . Quindi invece che dividerci tra Coppi e Bartali, proviamo a guardare oltre la punta dell’iceberg della legittima proposta di Articolo 33». Dichiarazione questa che magistralmente descrive il sistema democratico di questo Paese. In altre parole, “a prescindere dal risultato della consultazione, deciderà il Merola”.
E senza stupore la Cgil si divide tra chi appoggia il Comitato referendario e chi avvalora questa “nuova” idea di democrazia in cui il parere diretto del popolo non ha poi tutto questo valore «Non prendiamo posizione. Il referendum è un importante strumento democratico ma non è sufficiente a risolvere una questione così seria» ha dichiarato il segretario Danilo Gruppi.
La sostanza rimane questa: quest’anno più di 300 bambini sono rimasti esclusi dalla scuola pubblica, e costretti quindi a appoggiarsi a materne private, quasi sempre di stampo religioso. Il diritto all’educazione è sancito dalla costituzione: sostenere la sua privatizzazione e finanziarla non vuol dire forse mercificarlo e sottometterlo ai dogmi della fede e del capitale privato?

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