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i due marò: manipolazione del linguaggio e menzogne

Potrebbe in teoria trattarsi anche di un’iniziativa individuale del “redattore” della TmNews (probabilmente un precario pagato due lire), ma ci sembra piuttosto difficile. Il tema dei “due marò” sta sollevando una tempesta diplomatica tra l’Italia e l’India, e nelle redazioni delle agenzie di stampa si sta molto attenti a come si scrive su questo tema.
La logica che interviene è infatti quella “di guerra”, secondo cui “noi abbiamo ragione” e il nemico ha torto. Per principio.
Leggiamo dunque cosa ha scritto stamattina all’alba la TmNews per dare notizia della revoca dell’immunità diplomatica al povero ambasciatore che aveva trattato per la concessione della licenza “elettorale” ai due soldati.
E come vengono definiti “i due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani durante un’operazione antiterrorismo”.
Operazione antiterrorismo? Ma se facevano parte, insieme ad altri quattro commilitoni, di un gruppo “affittato” dallo Stato italiano a una compagnia prvata come scorta su una petroliera!
Insomma, nulla di “istituzionale”, ma addirittura qualcosa di poco rispondente alle funzioni tipiche di militari e più confacente a dei contractors privati. Non era stata una loro scelta, ovviamente, ma erano stati mandati sulla petroliera Lexie dai propri superiori, in obbedienza a un contratto firmato – presumibilmente – dal ministero della Difesa.
Nel corso del “servizio” hanno ucciso due pescatori indiani del Kerala scambiandoli per “pirati”. Le zone in cui è segnalata la presenza di pirati è però al largo delle coste della Somalia, alcune migliaia di chilometri più a ovest. Oppure tra Indonesia, Malesia, ecc; alcune migliaia di chilometri a est. Ma al largo del Kerala nemmeno un caso di pirateria.
Un banale errore, dunque, che è costato la vita a due innocenti.
Ma perché definire “missione antiterrorismo” lo scopo per cui erano sulla petroliera? Perché, giornalisticamente, li si investe di un ruolo tipicamente “istituzionale”, anzi, “meritorio”. E poi, se dei soldati sono “in missione antiterrorismo” si giustifica molto meglio lo stato di tensione che dovrebbe aver giustificato l’apertura del fuoco contro civili disarmati. Così da rendere inspiegabile – per il disinformato lettore italiano – la ragione dell’insistenza indiana nel “processarli”.
Ricordiamo, infine, che le agenzie di stampa forniscono il “precotto” ai quotidiani e alle televisioni. Che in genere, su notizie di questo tipo (riguardanti interessi diplomatici dell’Italia per fatti avvenuti dall’altra parte del mondo), difficilmente si mettono ad approfondire cercando fonti alternative o adando sul posto. La “missione antiterrorismo”, in questo modo, diventa una menzogna “semi-ufficiale” che viene ripetuta da quasi tutti.
Disinformazione di guerra in tempi di pace e su una questione in fondo marginale. Pensate cosa deve avvenire quando si tratta di temi davvero “caldi” e controversi…

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