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Strage di Piazza Fontana. Lapide sui processi. La verità è solo storica e politica

Una lapide è stata calata su ogni residuo filone d’indagine sulla strage di piazza Fontana. Il Gip di Milano, Fabrizio D’Arcangelo, valutando i quattro filoni d’inchiesta aperti dalla Procura di Milano successivamente alla sentenza della Cassazione del 3 maggio 2005 è arrivato alla conclusione che “non si può continuare ad indagare all’infinito” e dunque ha archiviato ogni indagine.

Nel 2005 la Corte di Cassazione aveva confermato le assoluzioni decise in appello nel 2004 per i tre neofascisti, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, che però erano stati condannati in primo grado all’ergastolo. Con quella sentenza calava definitivamente il sipario sulla strage di Piazza Fontana rimasta – come le altre stragi di stato – senza colpevoli. Il gip, accogliendo la richiesta di archiviazione dei pm Armando Spataro, Maurizio Romanelli e Grazia Pradella, ha stabilito che non ci sono elementi per portare a giudizio nessuno sottolineando che non si può indagare “all’infinito” su ipotesi prive di fondamento. Nell’ordinanza che mette fine ad ogni possibilità di riaprire il processo per la strage, il Gip D’Arcangelo scrive:  “Il fatto che, a distanza di oltre quaranta anni da quel tragico 12 dicembre 1969, e dopo la celebrazione di vari processi, la strage di piazza Fontana, non abbia visto alcun colpevole punito non può che determinare una generale insoddisfazione, sia sul piano giuridico che su quello sociale. Si tratta di uno stato d’animo e di un rilievo non certo attenuati dal fatto che Carlo Digilio (neofascista di Ordine Nuovo e snodo con i servizi segreti militari USA di stanza a Verona, ndr) – osserva il giudice – sia stato riconosciuto in via definitiva colpevole della strage e che di Freda e Ventura (anch’essi ordinovisti), pur in precedenza definitivamente assolti, si parli in motivazioni di sentenze definitive come responsabili della strage. Per quanto riguarda Digilio, in particolare, egli è stato condannato in primo grado, ma gli sono state concesse le circostanze attenuanti generiche per la collaborazione prestata e, dunque è stata dichiarata in sentenza l’estinzione dei reati contestatigli a seguito di intervenuta prescrizione: Tale sentenza n°15/2001 del 30 giugno 2001 della II corte d’Assise di Milano, non è stata impugnata dal Digilio ed è quindi diventata definitiva, sicché – si può dire – la sua responsabilità è stata accertata. Ma, come si è detto in precedenza, la costatazione che non vi sono altri colpevoli dichiarati tali in un dispositivo di sentenza non costituisce certo una ragione sufficiente perché – argomenta il gip – si possa protrarre all’infinito indagini prive di serio fondamento, specie se nei confronti di persone decedute o già giudicate per la strage in questione. Né una nuova indagine è giuridicamente possibile solo per accertare possibili modalità di esecuzione della strage diverse da quelle finora note, specie se esse si presentino irrilevanti o fantasiose”. 

Le indagini hanno anche escluso le presunte piste alternative come quella della seconda bomba, pista alimentata dal libro del giornalista dell’Ansa Paolo Cucchiarelli, e duramente contestata dagli anarchici. Secondo il magistrato ”Gli elementi probatori raccolti nel corso delle indagini preliminari si sono rivelati assolutamente inidonei ad individuare soggetti in ipotesi corresponsabili della strage di Piazza Fontana, a sostenere l’accusa in giudizio ed a consentire di addivenire, all’esito ad un giudizio di merito, ad una affermazione di responsabilità dell’indagato oltre ogni ragionevole dubbio”.

Come abbiamo scritto e ripetuto spesso in questi anni, la verità giudiziaria sulla strage di Piazza Fontana è ormai irraggiungibile dopo la sentenza della Cassazione del 2005. In quella sentenza di dichiaravano innocenti i neofascisti accusati nell’inchiesta del dott.Salvini perché si ritenevano colpevoli della strage i neofascisti assolti nel primo processo. Ma essendo stati assolti non potevano essere processati due volte per lo stesso reato. Una sentenza perfetta, tombale. Sulla strage di Piazza Fontana, come sulle altre stragi di stato, rimane solo il perseguimento della verità storica e politica e su questo occorre battersi come dannati, perché i tentativi di rimuovere fatti storici e personaggi scomodi nella strategia della guerra di bassa intensità contro la sinistra, viene portato avanti con complicità ampiamente bipartizan.

 Guarda il video su “Piazza Fontana. Una strage lunga quaranta anni”. Il dibattito sul quaderno edito da Contropiano:

Intervento di Ernesto Rascato

Intervento di Sergio Cararo (prima parte)

Intervento di Sergio Cararo (seconda parte)

Intervento di Roberto Mander

Marco Carlaccini legge Pasolini “Il romanzo delle stragi”

 

 

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